Buon viaggio Silvio

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Grazie per averci salvato dal comunismo quando sconfisse nel 1994 la “gioiosa macchina da guerra”, come l’aveva definita Achille Occhetto. Vinse quelle elezioni, poi ne vinse e perse delle altre. Per un trentennio, fu il punto di riferimento per tanti italiani. Poteva fare di più, poteva fare di meglio? Sicuramente sì  ma  sarà la Storia, quella con la esse maiuscola, a giudicarlo.

Premetto, non sono bravo a fare il così detto coccodrillo, che altro non è che l’elogio funebre di una persona nota, figuriamoci narrarne la vita, prima come imprenditore e poi politicamente di Silvio Berlusconi. La parte umana è tutta un’altra storia: era un uomo come tanti, con le sue debolezze e le sue fragilità ma scommetto, sicuro di vincerla, che anche lui, specialmente di notte quando la solitudine si sente di più, si sarà seduto sul bordo del letto a pensare a un problema di salute di un figlio, di un parente, al lavoro, che col suo genio ha dato vita a migliaia di posti di lavoro. Altri, invece, li hanno distrutti. Vado a memoria: l’Italia ha avuto tante crisi con perdita di posti di lavoro ripeto e, non ricordo che in queste crisi i suoi gruppi abbiano mai lasciato a casa un solo dipendente. Come imprenditore non c’è nulla da dire, un grande talento. Penne molto più autorevoli della mia hanno detto tutto, alcuni elogiando la persona, altri facendo dei distinguo, pochi, massacrandolo con uno sciacallaggio con cui lo hanno sempre seguito in vita dimostrando la pochezza della loro persona. Tuttavia, poche parole, per il suo impegno nella politica le voglio dire. Dichiariamo subito che il Cavaliere era un sincero anticomunista, come lo sono io. Apro una parentesi: come lui negli anni della scuola ho rischiato di essere picchiato dai comunisti perché non mi adeguavo al pensiero unico. Silvio, ci ha salvato nel 1994 dalla “gioiosa macchina da guerra”, come la definì Achille Occhetto che poi fu fortunatamente sconfitto alle elezioni. Non dimentichiamo che il Cavaliere era un uomo di cultura: leggeva molto e aveva capito che se l’Italia fosse stata governata dalla sinistra, avremmo avuto una decadenza, per non dire di peggio, della democrazia. Di esempi, se ne possono fare assai. I trinariciuti del ‘94 erano degli agnellini, avrebbe detto Don Camillo. Certo non sarebbe stato una presa del potere come accadde nella Rivoluzione Russia, ma più subdola, come nel ‘48 lo aveva capito Togliatti che si dimostrò contrario a ogni aspirazione di rivoluzione della parte più dura del partito che aveva come principale capoccione Pietro Secchia. L’uomo voleva fare un sovvertimento armato il giorno dopo l’attentato a Togliatti. Fu lo stesso leader del PCI a dissuaderlo. Purtroppo, invece, è successo in Romania, Bulgaria, Ungheria, Cecoslovacchia e Albania, oltre che in altre nazioni europee. Erano altri tempi. Non parliamo dell’Asia, poi. Inizialmente sembrano dei sinceri democratici, entrano in punta di piedi nella stanza dei bottoni, poi, piano piano ti ritrovi con lo scarpone o lo stivale, scegliete voi, appoggiato sul collo. I denigratori dicono che il Berlusca lo ha fatto per salvare le sue aziende. Sarà, ma nel 1994 era già abbastante benestante per cambiare aria ed emigrare in un’altra nazione con la sua famiglia. Tuttavia, non tutti gli italiani, quelli almeno a cui non piaceva il colore rosso, lo avrebbero potuto fare. Mi facevano scappare da ridere i simpatizzanti della falce e martello, o altri simboli a lei riconducibili, quando si strappavano i capelli e dicevano che se alle elezioni avesse vinto il centro destra, sarebbero andati all’estero. Lo dicevano, ma poi non lo hanno fanno. Nessuno. Quando Silvio decise di scendere in campo, tutta la sua famiglia si dimostrò contraria, a partire dalla mamma, che gli disse: . Come i suoi più stretti collaboratori, alcuni, i più anziani, ricordavano l’esperienza non certo fortunata di un altro imprenditore, il napoletano Achille Lauro. Lui, non aveva solo contro il PCI, ma anche la DC. Eppure, il Cavaliere lo spiegò chiaramente nel suo primo discorso agli italiani quando annunciò la discesa in campo nel 1994: . Vinse quelle elezioni, poi ne vinse e perse delle altre. Eppure, per un trentennio, fu il punto di riferimento per tanti italiani con il suo partito Forza Italia, in cui sono approdati e hanno creato la loro fortuna, anche politici di infimo grado che grazie a lui hanno potuto comprarsi la casa e assicurarsi una lauta pensione. Ma questo, è un altro discorso. Il declino del suo partito, in parte, è dovuto anche a questi, troppi, personaggi, specialmente in ambito locale, che non hanno lavorato per lui e per l’ideale di libertà come in realtà avrebbero dovuto fare. Tanti i motivi, fra cui il principale era la loro mediocrità. Sarà la storia, quella con la esse maiuscola, a giudicarlo, anche se azzardo una previsione: di Silvio Berlusconi se ne parlerà ancora e il suo nome sarà nei libri di storia e politica. Poteva fare di più? Sicuramente sì, ma non deve essere comodo svegliarsi la mattina sempre con il timore di un avviso di garanzia. E lui, ne avuti tanti. Eppure una sola volta queste accuse sono riuscite a tramutarsi in condanna. Basta, non ho voglia di scrivere altro. Aggiungo solo, e termino, che il Cavaliere, come il sottoscritto, aveva visto lungo sul pericolo del M5S. Anche Giuseppe Conte troverà un posto in un libro: sì, quello dei fallimenti. Ha preso per mano un movimento che aveva un consenso al 32,68% e oggi, anche regalando soldi a nullafacenti, i sondaggi lo collocano al 15%. Alle comunali, ha fatto molto peggio. Non lo vota quasi più nessuno.  

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