Bufera a Bologna su Nicoletta Mantovani Pavarotti – aggiornamenti del 16 ottobre 2009

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Qualcuno afferma che la signora Nicoletta, in quanto assessore, sia in palese conflitto di interesse in quanto presidente della Fondazione Pavarotti. Intanto si sta ingrossando la ventata polemica che spira sia da destra che da sinistra attorno alla vedova del grande tenore - 16 ottobre 2009: Il sindaco di Bologna Delbono riapre il caso di Nicoletta Mantovani Pavarotti


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16 ottobre 2009

Il sindaco di Bologna  Delbono riapre il caso di Nicoletta Mantovani Pavarotti

 

E’ francamente imbarazzante. Ho appena scritto un articolo sulle vicende dell’assessore Nicoletta Mantovani Pavarotti e l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Articolo inviato anche alla stampa; ma conoscendo le difficoltà che i giornali hanno nel dare spazio a chi critica il potere, l’ho spedito ai bolognesi via mail (5.000 indirizzi). I giornali, in particolare nelle pagine locali, hanno bisogno di avere un buon rapporto con le amministrazioni in quanto è a queste che si debbono rivolgere per i motivi più diversi: personali, famigliari, o collettivi. Così, spesso ricorrono alla censura con i pretesti più diversi: troppo lungo l’articolo, poco spazio, non ricevuto, e altro ancora. Spesso si tratta di una censura praticata anche da parte di quelli che vanno in piazza a manifestare per una stampa libera, così come recentemente è avvenuto. Invierò questo scritto alla cronaca di Bologna del Corriere della Sera in quanto è lì che ho letto le recenti dichiarazioni del sindaco Delbono. Se non riterranno di doverlo pubblicare, lo invierò via mail. Sono intervenuto nelle polemiche che ha prodotto la richiesta dell’assessore Nicoletta Mantovani Pavarotti all’orchestra relative all’invito di lavorare gratis per festeggiare il compleanno del marito.

Nella vicenda hanno preso la parola uomini politici, rappresentanti sindacali, intellettuali e cittadini. La festa c’è stata. L’orchestra di Bologna (ovviamente) non ha suonato. Non c’era ragione alcuna di ritornare sulla polemica. A spettacolo avvenuto il caso sembrava chiuso. Se non fosse che il sindaco Delbono, intervistato da E’TV ha riaperto il caso, rincarato la dose, e fatto piroette con dichiarazioni riportate dal Corriere della sera. Poiché sulla vicenda ho espresso pubblicamente un parere in disaccordo sul come l’amministrazione ha affrontato il caso, mi sento, mio malgrado, tirato in ballo in quanto non disposto a farmela raccontare. Così scrivo sulla falsariga delle risposte date da Delbono, quello che in modo corretto andrebbe detto sulla vicenda.

Delbono ha fatto uno sgarbo alla città. Ha perso un’occasione perchè ha messo in cattiva luce agli occhi della città un pezzo importante della città stessa, cioè l’orchestra del Teatro Comunale. Gli orchestrali hanno fatto una cosa giusta sindacalmente, eticamente e professionalmente. Mentre il sindaco e l’assessore Nicoletta Mantovani Pavarotti hanno fatto dichiarazioni sbagliate, non solo contro il teatro, o contro l’orchestra, ma contro la loro città, contro uno strumento produttivo di cultura che loro stessi hanno il compito di motivare e amministrare. Il sindaco che si era tenuto a distanza dalle polemiche, ieri si è tolto un sassolino. C’è motivo di essere amareggiati per le sue dichiarazioni sull’orchestra e francamente non c’era da aspettarselo.

Non riesco a comprendere come degli amministratori pagati coi soldi dei contribuenti si rifiutino di riconoscere che il lavoro straordinario, e nei giorni di riposo, va pagato. E’ oltretutto un principio cristiano quello di riposare il settimo giorno; ma se proprio si deve lavorare… Così l’offesa, come sostiene Enrico Baldotto della Fials-Cisal, l’ha subita l’orchestra per le dichiarazioni del sindaco e del suo vice. Dichiarazioni forse frutto di informazioni distorte, arrivate agli amministratori per interessi di parte. Credo che la posizione dell’assessore Sita (assessore al patrimonio artistico) che si dice fiducioso della ripresa di un dialogo tra orchestra, sindacati e amministrazione che si era da tempo interrotto, sia giusta. Circa il sovrintendente e direttore artistico, Marco Tutino, che nell’accumulo degli incarichi è una vera e propria anomalia, penso che le vecchie incrostazioni si possono risolvere soltanto risanando i debiti accumulati sotto la sua gestione, rinnovando e normalizzando. I danni dell’amministrazione Cofferati non dovrebbero essere messi in conto a Delbono, ma questa nuova amministrazione farebbe bene a fare un bilancio sui debiti, verificare chi li ha fatti, e procedere al ricambio di una sovrintendenza che ha provocato situazioni insostenibili. Questo può venire solo da politici illuminati e non prigionieri di cordate di partito.

 

Adriano Primo Baldi


Pubblicato il 13 ottobre 2009

Al grande tenore Luciano Pavarotti, nei miei lunghi anni di collaborazione al “Giornale”, allora diretto da Montanelli, ho dedicato tre articoli di elogio. L’uomo, invece, come tutti, aveva i suoi difetti.

Nicoletta Mantovani ha il diritto di chiamarsi Pavarotti. Art.143 bis del codice civile. “La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze”.

La Mantovani, giovanissima, divenne amante e poi moglie e infine vedova del grande tenore. Grazie al citato art 143 bis conserva il prezioso cognome. Credo proprio che non lo cambierà mai. E’ con quel cognome che presiede la Fondazione Luciano Pavarotti. Ed è sempre con quel c
ognome che è diventata assessore alla Promozione Culturale del Comune di Bologna. Con lo stesso ha avuto tra le mani un giocattolino costato importanti somme di denaro come il Pavarotti And Friends che ha prodotto non certo esaltanti risultati economici, anzi.

La signora ha incautamente annunciato alla stampa un festoso evento al Teatro Comunale di Bologna per il 12 ottobre, in ricordo del compleanno del famoso marito.

Lo ha fatto in qualità di presidente della Fondazione Pavarotti, convinta, chissà mai perché, che l’orchestra per una Fondazione privata come la sua dovesse lavorare gratis.

Appresa l’inaspettata notizia, l’orchestra, che non è quella di un circolo amatoriale, ma del Comunale di Bologna, ha  precisato che gratis lavora soltanto per eventi di particolare interesse sociale: solidarietà con i terremotati, sostegno ai colpiti da gravi malattie, da eventi bellici e altro ancora.

Il lavoro gratuito per un compleanno non è previsto; o quantomeno andrebbe prima concordato. La signora, inalberata, ha manifestato la sua delusione verso l’orchestra con parole francamente fuori dal pentagramma. Poi ha subito annunciato che avrebbe avuto, sempre gratis, (capirai, gratis!!!) l’orchestra di Torre del Lago diretta da Alberto Veronesi, il quale le aveva detto si, ma non gratis.

Ha accusato Veronesi di non essere di parola e si è rivolta al direttore artistico dell’orchestra di Mantova che poi è anche direttore artistico dell’orchestra di Torre del Lago, Carlo Pesta, suo amico personale. Nemmeno a Mantova lavorano gratis, ma Carlo Pesta ha detto che paga lui, di tasca sua, tutta l’orchestra.

Che io sappia le cose più costose, e a volte pericolose, dalle quali non ti liberi più, sono quelle ottenute gratuitamente. Un favore all’assessore, anche se assai costoso, si può fare, no?

Però il favore non verrebbe fatto all’assessore Nicoletta Mantovani Pavarotti, ma a Mantovani Pavarotti Nicoletta presidente della privata Fondazione Pavarotti.

Già…, quindi, tutto regolare. Tutto regolare anche se Rino Maenza, già consigliere al Teatro Comunale di Bologna e consigliere del ministro Bondi, trova che la posizione di Nicoletta Pavarotti in qualità di assessore sia in palese conflitto di interesse con la presidenza della Fondazione Pavarotti. Difficile dargli torto.

La bufera bolognese ha mobilitato politici e intellettuali. Eugenio Riccomini, ex vice sindaco con Renzo Imbeni, non condivide l’iniziativa della Mantovani. Ma l’evento si farà e un manifesto annuncia che il 50% degli introiti andrà all’ANT. (Associazione Nazionale Tumori) e l’altro 50% per le spese. Se gli sponsor saranno generosi e le adesioni al completo, l’evento può tradursi in un lussuoso affare per la Fondazione Pavarotti, amministrata dall’assessore Pavarotti Mantovani Nicoletta.

L’importanza di un cognome ha sempre avuto un peso nella politica. Ricordo i comizi di Alessandro Natta sui figli e le mogli dei raccomandati, su coloro che avevano accesso a importanti incarichi per il cognome che portavano; ricordo l’indignazione che suscitava quando elencava i figli d’arte che senza merito scavalcavano quelli che avevano per anni tirato la carretta e si vedevano sorpassati dai possessori di un cognome di potere.

La signora, come Nicoletta Mantovani, non sarebbe mai diventata assessore da un giorno all’altro: non conosceva le sezioni del partito, non aveva dato prova di dedizione al partito e non aveva al suo attivo altro che l’esser stata scelta, giovanissima, nello staff, e non solo nello staff, da Luciano Pavarotti. E diciamo la verità: lavorare spendendo il nome di Pavarotti, sarebbe stato facile per tutti… Nonostante l’assenza dei requisiti minimi, e alla faccia di tutti quelli che a Bologna hanno sapientemente lavorato come Eugenio Riccomini, Marilena Pasquali (fondatrice del Museo Morandi) e i tanti universitari impegnati, alla signora Pavarotti, in campagna elettorale, è stata fatta la promessa che sarebbe diventata assessore.

Stando così le cose, e a proposito di mancanza di requisiti, a Bologna si chiedono perché scandalizzarsi tanto se alla “dottoressa” Patrizia D’Addario è stata fatta la promessa di un posto in lista al Comune di Bari. Sappiamo tutti che c’è una moralità anomala quando in un paese si diventa assessori per l’acquisito cognome e non per l’acquisito merito dato dai sacrifici e dai risultati raggiunti nel lavoro politico, sindacale, sociale e professionale a favore della propria comunità. Il metodo, francamente inaccettabile, che ha portato l’inesperta Mantovani nella Giunta di Bologna, è il segno del disagio di una sinistra che, avendo da tempo rinunciato a valori imprescindibili, ha sostituito i raccomandati con i possessori di cognomi forti, convinta che gli elettori non si accorgano di nulla. Se la destra non si fosse divisa, la sinistra, o quel che resta della stessa, a Bologna non sarebbe passata. Qui la musica c’entra poco, e con gli stonati, anche se in ricordo di Pavarotti, molti si guardano dal cantare.

E a proposito di stonati, negli ambienti politici bolognesi si mormora, non poco, sul doppio incarico di Marco Tutino, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Teatro Comunale di Bologna. Contestato a suo tempo per la gestione e per i debiti accumulati. Però forte di un legame con l’ex sindaco Cofferati che ha dovuto rinunciare alla ricandidatura per non vedersi bocciato anche da elettori di sinistra.

A Bologna fanno discutere non poco le dichiarazioni di Claudio Merighi, compagno di Giunta della Mantovani e attuale vice sindaco.

L’orchestra – ha dichiarato al Corriere – non suonando gratis per la Fondazione privata della Mantovani offende la città.

Su la Repubblica ha definito i professori del Comunale “corporativi”. Dichiarazioni che anche a sinistra hanno suscitato sarcastiche considerazioni. Pretendere che lavoratori a basso stipendio prestino gratis la loro opera per il compleanno del monegasco miliardario Pavarotti e la sua miliardaria erede, fa pensare a qualche disturbo dell’equilibrio. Così come disturba sentir dire che gli stipendi dei lavoratori si finanziano se questi lavorano gratis. Parole di vice sindaco.

Il noto architetto Pierluigi Cervellati ha dichiarato, desolato, che nella vicenda vi sono fatti personali della Mantovani.

La faccenda, per le implicazioni politiche di ordine generale che contiene è uscita dall’ambito locale e investe la politica per i principi che tira in ballo.

A Bologna la gente, sia a destra che a sinistra, è unita nel ritenere che scegliere gli assessori per il cognome acquisito nelle loro storie amorose, o coniugali, reca danno ai capaci e ai meritevoli e peggiore danno a quella moralità che i cittadini vorrebbero dalla politica.  

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