“Braccati”

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Chi salva una vita salva l’intera umanità, recita un verso del Talmud.E’ lunga circa più di 2.000 persone la Schindler’s List degli ebrei salvati da semplici cittadini, militari, podestà, funzionari pubblici, partigiani, suore e preti e sottratti alla persecuzione antiebraica nel modenese dall’8 settembre 1943 all’aprile 1945:

Questo il tema dell’accurato e documentato libro “Braccati” scritto dallo storico e giornalista dottor Walter Bellisi, pubblicato da Il Fiorino di cui è titolare Pietro Guerzoni. Il libro è il frutto di lunghe ricerche effettuate da Bellisi, storico che afferma nella prefazione “Da anni mi interesso alla storia della persecuzione antiebraica e ho trovato tante testimonianze di solidarietà verso quei disperati, braccati come animali dai nazisti, dai repubblichini e dai loro fiancheggiatori: ritengo sia doveroso tirare fuori dagli archivi e dalla polvere i nomi e volti di quella storia di follia, di eroismo, di libertà e di morte, senza nulla tralasciare, ponendo l’accento sul coraggio, sull’umanità, sulla dignità dei tanti, poveri o ricchi, semplici e potenti”. Il volume reca inoltre una presentazione scritta dall’Arcivescovo Monsignor Benito Cocchi e da Felice Crema, esponente autorevole della Comunità Ebraica, con un’introduzione a cura di Claudio Silingardi, direttore dell’Istituto storico di Modena e due significativi quanto autorevoli editoriali del giornalista e scrittore modenese Arrigo Levi, attuale consulente personale del Presidente della Repubblica; editoriali dal titolo: “Emancipazione e Risorgimento” e su “I Giusti”. L’accurata ricerca di Bellisi è volta a mettere in rilievo le tante  figure dei giusti, in buona parte rimasti sconosciuti, che, dall’emanazione delle leggi razziali antiebraiche del ’38 alla fine della guerra si adoperarono, a rischio della propria stessa vita, per salvare i perseguitati di confessione ebraica, in particolare dopo l’8 settembre 1943, quando la caccia all’ebreo si fece più viscerale. Bellisi dà un nome ed un volto a tutti i salvatori ed a tutti i salvati, ricostruendone i tratti biografici, con riferimento diretto a quella cinquantina di sacerdoti eroi che hanno messo a rischio la propria stessa vita per salvare gli ebrei: sacerdoti che offersero la salvezza all’interno delle proprie parrocchie e dei monasteri: tra questi, in primis, Don Monari, eroe della Resistenza, motore della rete della solidarietà fra sacerdoti costituitasi nel modenese, che fu di grande aiuto agli ebrei, ai perseguitati, ai militari italiani sbandati, ex prigionieri alleati, ebrei e patrioti che stavano per essere deportati in Germania. Don Monari fu poi arrestato dalla canaglia nazista il 5 luglio 1944 e trasferito a Firenze nella famigerata Villa Trieste dove fu torturato per dieci giorni e fucilato il 16 luglio. Attualmente sono sei i modenesi definiti “Giusti tra le Nazioni”, massima onorificenza israeliana concessa ai non ebrei che salvarono gli israeliti perseguitati rischiando la propria vita senza trarne alcun vantaggio personale: Don Arrigo Beccari, insegnante del Seminario di Nonantola, Odoardo Focherini, professionista di Carpi, Antonio Lorenzini, impiegato del comune di Lama Mocogno, Giuseppe Moreali, medico di Nonantola, don Benedetto Richeldi, insegnante al seminario di Finale Emilia e Don Dante Sala, parroco di San Martino Spino. I nomi dei 6 giusti modenesi sono incisi sul marmo dell’Holocaust Memorial Museum di Washington e a ciascuno di essi è dedicato un albero nel Viale dei Giusti del Memorial Yad Vaschem a Gerusalemme. Don Beccari e Giuseppe Moreali furono, assieme ad altri coraggiosi protagonisti, i salvatori dei Ragazzi di villa Emma, ragazzi ebrei orfani provenienti dall’Est Europa. Odoardo Focherini procurava documenti falsi agli ebrei e Don Dante Sala li accompagnava fino al confine svizzero. Focherini fu arrestato mentre era al capezzale del dottor Enrico Donati, ebreo trasferito dal campo di Fossoli all’ospedale di Carpi: Focherini, fu poi arrestato dal reggente del fascio carpigiano e, trasferito a Bologna fu consegnato alle SS, condotto nel campo di prigionia di Hersbruck in Germania dove morì di stenti il 24 dicembre 1944. Anche Don Benedetto Richeldi ed Antonio Lorenzini salvarono tanti ebrei, procurando loro documenti falsi e nascondendo “i braccati” ovunque. E’ inoltre attualmente aperto allo Yad Washem un fascicolo per intitolare un albero al capo ufficio di gabinetto della questura modenese Francesco Vecchione che, tra meno di un anno, potrebbe divenire il 7° Giusto tra le Nazioni che operarono nel modenese. Vecchione, nato a Napoli nel 1904, giunse alla questura di Modena nel 1936 dove rimase fino al 1951 ed offrì sostegno e supporto alla comunità ebraica modenese, fatto che gli costò l’allontanamento dalla Questura poiché sospettato di antifascismo, col rischio di essere arrestato ed internato in Germania. Rientrato in servizio dopo il temporaneo allontanamento, salvò la famiglia di Beniamino Stern e di Luisa Modena che si sottrassero così alla retata del 30 novembre che avrebbe comportato la deportazione e la morte in un campo di sterminio di tutti gli ebrei rimasti in città. Poi, nel libro, l’elenco degli ebrei salvati che trovarono riparo nei vari comuni del nostro Appennino e nell’Alta Valle del Reno a Bologna e la lunga lista dei salvatori: Bellisi analizza e descrive fin nei minimi particolari il “trait d’union” che unì allora “ebrei, clero, popolo e partigiani”: una rete di solidarietà straordinariamente estesa, per tanti ancora poco conosciuta. Dai Ragazzi di Villa Emma agli ebrei stranieri in libero internamento nel modenese; dal funesto campo di Fossoli agli stretti rapporti tra ebrei e Resistenza; dai viaggi della speranza verso la Svizzera alle 17 vittime della comunità ebraica di Modena: di cui 13 morti ad Auschwitz ed altri morti in altri campi di sterminio.

 I loro nomi sono scolpiti in una lapide posta nella Sinagoga di Piazza Mazzini e sono:

Federico Castelbolognesi, Aldo Conigliani, Leone De Benedetti (partigiano), Gino Donati (partigiano), Eugenio Guastalla, Noemi Levi, Rina Levi Procaccia, Rodolfo Levi, Cesare Lonzana, Bnedetto Melli, Guido Melli, Ada Osima, Eloisa Ottolenghi Ravà, Angelo Sinigaglia, Amelia Procaccia Sinigaglia. Teresita Segre Teglio, Alda Sinigaglia.

 

 Articolo di Giulia Manzini  

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