Botta e risposta

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Interventi di Lenzini (Pdl). Baruffi (PD),Giorgio Pighi,Boschini (PD)Ballestrazzi (Mo5stelle), Rocco(PD) Vedi gli Aggiornamenti


la botta 

A Palazzo Europa per parlare di malaffare nelle regioni rosse  

Questa mattina presso la sala Gorrieri del Palazzo Europa, a Modena, si sono ritrovati 150 simpatizzanti della candidatura dell’avvocato Gian Paolo Lenzini, per il convegno dedicato al malaffare come sistema organico nelle regioni rosse. Il Sottosegretario Giovanardi ha illustrato una serie di esempi dell’affarismo delle amministrazioni rosse, contrappuntando la rassegna con immagini fotografiche, e letture di documenti esplicativi.

 

Illustrando quanto avvenne a Nonantola relativamente alla compravendita dell’area del Campazzo, quando il sindaco Alves Monari e l’assessore ai lavori pubblici Dante Vaccari furono condannati in primo grado per interessi privati in atti di ufficio, il senatore Giovanardi ha dato lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione in corte d’appello a Bologna: “Se la manovra speculativa su aree fabbricabili attuata da un partito politico (indirettamente attraverso l’interposizione di un soggetto economico) alla stregua di privati proprietari può porsi ad un severo giudizio di moralità pubblica, non per questo necessariamente implica comportamenti individuali penalmente sanzionati.”

 

Un altro capitolo aperto: le assunzioni di funzionari di partito da parte di cooperative rosse. La legge 816 del 1985 consentiva a sindaci o assessori di mettersi in aspettativa per il periodo del mandato scaricando sul comune il pagamento dell’Inps degli oneri previdenziali spettanti al datore di lavoro. Modificata su iniziativa dell’On Pannella, tale facoltà era inibita nel caso di funzionari di partito. E per questo il sindaco socialista di Vercelli Fulvio Bodo fu condannato a 1 anno e 8 mesi per essere stato assunto fittiziamente da un’immobiliare per mettere a carico del comune il raddoppio di indennità e contributi INPS. A Modena il caso del Sindaco e di tre assessori assunti dalla cooperativa Rinascita e messi un minuto dopo in aspettativa, fu archiviato dal GIP di Modena, Andrea Materazzo, il 20 giugno 1993, per le seguenti motivazioni : “Nessun carattere di abuso o fraudolento può essere perciò rintracciato nel comportamento degli indagati, anche se la loro assunzione da parte della cooperativa fu contestuale al collocamento in aspettativa. L’assunzione corrispondeva ad una effettiva opzione professionale che il partito (precedente datore di lavoro) offriva ai suoi ex funzionari nel momento in cui le ragioni di opportunità politica – si deve riconoscere, lodevoli – sconsigliavano di mantenere alle dipendenze dell’apparato gli eletti in cariche pubbliche. Certamente può apparire paradossale che un partito politico per scopi di trasparenza, attui una forma di mobilità del personale dirottandolo su cooperative o società “sorelle”, ma sembra che nel nostro paesi soluzioni professionali ed esistenziali di questo tipo siano state una strada obbligata  per coloro che si sono occupati di politica a tempo pieno, ed a titolo personale”.

 

Si è poi tornati sulle note vicende di Tangentopoli, quando il teorema del “non poteva non sapere”, è stato applicato a molti capi di partito (da Craxi a Forlani), ma non per i vertici del PCI-PDS: la posizione di Massimo D’Alema a suo tempo, il 16 maggio del 1995 fu archiviata dal dott. Giovanni Ghini con le motivazioni che si possono leggere nell’allegato d’alema.jpg  al presente comunicato, dal quale si evince che D’Alema sapeva, organizzava, controllava, ma non avendo istigato nessuno, non avesse, secondo il magistrato, responsabilità nel finanziamento illecito del partito.

 

Infine parlando della Ghirlandina e del noto telo del Palladino che la ricopre da ormai due anni, si è ricordato come secondo le disposizioni del Ministero per I Beni e le Attività Culturali, i teli che coprono ponteggi per lavori su edifici vincolati, dovrebbero riportare immagine dell’edificio stesso, per non alterare i rapporti prospettici e le visuali così come consolidate nel tempo.

 

E’ poi intervenuto il capogruppo del PDL in Regione Emilia Romagna, Giorgio Dragotto, che ha ricostruito motivazioni, sentenze e complicità della vicenda della Coop Costruttori di Argenta. A seguire Ubaldo Salomoni ha condiviso la sua esperienza di cooperatore, all’interno del mondo delle cooperative bianche, e delle difficoltà per chi opera sul nostro territorio, nel portare avanti progetti di tale natura, fuori dal mondo consolidato della cooperazione rossa.

 

Ha concluso la mattinata l’On. Anna Maria Bernini, candidata alla presidenza della Regione, auspicando un cambiamento di rotta: “Perché davvero giunga un clima di trasparenza nel porto delle nebbie della nostra regione.”  E ha ricordato come il sistema sanitario regionale, proprio per questa opacità seppur  venduto come un fiore all’occhiello, nasconde enormi buchi di bilancio.

 

Il saluto finale è toccato al padrone di casa: Gian Paolo Lenzini, che ha ringraziato i prese
nti, e rimandato ai prossimi eventi elettorali sul territorio modenese.

UFF. Stampa Avv. Gian Paolo Lendini  Vice coordinatore regionale – PDL

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la risposta

28 febbraio 2010

“Quella trave nell’occhio di Giovanardi”

 

Il segretario provinciale del Pd Davide Baruffi replica alle dichiarazioni del sottosegretario Carlo Giovanardi sulla “sinistra del malaffare”. Ecco la sua nota.

 

«Ci vuole veramente la facciatosta del sottosegretario Giovanardi (e il candore della neofita Anna Maria Bernini, candidata in Regione) per parlare di sinistra del malaffare proprio nel momento in cui uno tsunami giudiziario investe la destra in tutta la Penisola, da Milano all’Aquila, da Roma alla Campania.

In una sala di Palazzo Europa trasformata in Tribunale del popolo, l’eletta schiera del Pdl guidata dal sottosegretario tuona contro il sistema di potere organico nelle regioni rosse senza portare lo straccio di una prova. Il tutto mentre illustri rappresentanti del suo partito vanno in galera, stanno per entrarci o fanno di tutto per non andarci.

Qualche nome, tanto per limitarci agli ultimi casi: il consigliere comunale del Pdl Milko Pennisi, beccato mentre prendeva una mazzetta infilata nel pacchetto di sigarette; il senatore del Pdl Di Girolamo, inseguito da un mandato d’arresto perché eletto con i voti della ‘ndrangheta; l’onorevole Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania, per il quale anche la Cassazione ha chiesto l’arresto per concorso esterno in associazione camorristica. E, su tutti, il presidente del Consiglio che aspetta l’ennesima prescrizione per farla franca anche nel processo a suo carico per corruzione.

Con questa gigantesca trave nell’occhio i paladini della destra vanno alla ricerca spasmodica di pagliuzze nell’occhio altrui e non trovano di meglio che parlare a vanvera del “caso Bologna” che invece dimostra la serietà di un sindaco che ha deciso di dimettersi benché solo indagato. Non mi pare che altrettanto accada a destra, per questioni ben più gravi.

Quindi rivolgiamo al sottosegretario Giovanardi un consiglio pacato: se ha delle prove si rivolga con fiducia ai magistrati che, come assicura il Presidente Napolitano, sono “impegnati con scrupolo e imparzialità nell’accertamento e nella sanzione di violazioni di legge”. In caso contrario taccia e pensi alle magagne di casa sua.  

Alla signora Bernini, invece, un suggerimento: manca un mese al voto, se ha qualcosa da dire agli emiliano romagnoli in tema di lavoro, impresa, scuola e ambiente parli adesso o lasci perdere. Non puo’ davvero sperare di essere eletta sulla base di queste calunnie gratuite. Giovanardi, con certi argomenti, qui ha sempre perso. Cambi maestro».

 

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ri-botta

Modena, 1 marzo 2010

Avv. Gian Paolo Lenzini

  Davide Baruffi forse è troppo giovane per ricordare

 

Leggo oggi le osservazioni di Davide Baruffi, coordinatore provinciale del PD, e rimango un po’ stupito da come mescola i piani storici, e gli argomenti. Se avesse letto con attenzione gli argomenti del convegno di Palazzo Europa, avrebbe notato come gli accadimenti presentati dai relatori mostravano come di frequente certi comportamenti in Emilia Romagna sono stati oggetto di conclamato “doppiopesismo”. Come di fronte a finanziamenti di dubbia natura, per certi leader politici si è inventato il teorema: “non poteva non sapere”  mentre per altri si è accantonato.

Con conseguente archiviazione dei processi.

 

Questo è il punto: spostare l’attenzione su altri accadimenti di questi giorni, senza dare spiegazioni su quanto invece è ormai stor
ia, caro Baruffi, è una tecnica antica: ma rimaniamo sul punto. Ci spieghi perché attorno ai diversi casi esposti sabato mattina ritiene che non ci sia malaffare, ci dica perché spendere 200.000 euro per il telo della Ghirlandina senza passare dal Consiglio Comunale è corretto, e anzi magari una buona pratica.

Quando avrà risposto puntualmente alle obiezioni, chiarendoci le idee, allora, discuteremo anche degli altri casi. Di fronte ad un’accusa rispondere: guarda in casa tua, non chiarisce le idee agli elettori. Lascia solo la sensazione fosca che tutti siano uguali.


 

Confronto vero ma senza intimidazioni

Il Sindaco Giorgio Pighi torna sugli episodi in Consiglio Comunale

 

“”In prossimità di una scadenza elettorale e comunque in momenti di forte tensione sul piano politico, anche il Consiglio Comunale risente del clima generale ed è quindi normale che i toni si alzino e che in taluni casi si vada anche oltre l’usuale dialettica politica.

Così è, a Modena come altrove, e così forse è giusto che sia: quando è il momento di sollecitare le decisioni dei cittadini, infatti, la chiarezza che può derivare da un linguaggio franco e diretto non necessariamente deve essere intesa come un fattore negativo, anzi. Non mi scandalizzo nemmeno di fronte alle provocazioni politiche ed alle risposte decise. Il confronto serrato, infatti, è una delle componenti fondamentali della democrazia; quindi non solo non mi preoccupa, ma credo proprio che sarei preoccupato del contrario, di una monocorde litania senza odore né sapore, insomma senza passione.

Questa premessa per spiegare che ieri, in Consiglio Comunale, nel corso della seduta ufficiale del Consiglio Comunale, non è successo nulla di particolarmente grave: uno scambio vivace tra il consigliere Rossi e l’assessore Sitta; posizioni diverse, sostenute da persone convinte delle proprie idee; toni duri, a tratti durissimi, ma sempre nell’ambito del confronto di opinioni.

Quanto è successo dopo, nel corso della pausa dei lavori del Consiglio, penso invece debba essere oggetto di grande attenzione ed anche fonte di una qualche preoccupazione. Malgrado la tensione ed il clima particolarmente “”caldo””, credo infatti non sia tollerabile un atteggiamento quale quello adottato dal consigliere Mauro Manfredini: in una Sala consigliare, quindi in una sede istituzionale, non si possono pronunciare insulti a raffica nei confronti di un avversario politico, tanto meno si possono compiere gesti intimidatori, come quello di agitare il pugno chiuso a pochi centimetri dal volto di un’altra persona. Quando si arriva a questi estremi non c’è più polemica politica, non c’è più passione, ma solo l’espressione peggiore di un modo di far politica basato sulla ricerca dello scontro fine a se stesso, quasi che insulti e minacce possano davvero affermare un’idea, una posizione.

Sarebbe utile un recupero dell’equilibrio di rapporti tra le parti politiche, ripeto, senza cadere nel minuetto affettato, forzato, del confronto in punta di fioretto, ma anche senza usare la clava dell’insulto gratuito. Ecco, credo si possa ritrovare questo equilibrio, auspicato dalla Presidenza del Consiglio comunale, tornando al contraddittorio di merito, secondo le regole dell’Aula consigliare e non della lite di condominio. I cittadini credo apprezzerebbero .””

 

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28 febbraio 2010

Baruffe in Consiglio, il Pd: “Dietro c’é sempre la Lega”

 

Il segretario cittadino del Pd Giuseppe Boschini respinge le accuse della Lega al presidente del Consiglio comunale e chiede “una svolta di responsabilità nei toni del dibattito politico”. Ecco di seguito la sua dichiarazione.

 

«E’ un momento particolarmente delicato per la politica nazionale, che a un Paese con difficoltà straordinarie non offre più impegno e progettualità, ma quasi esclusivamente risse e scandali. Come Partito democratico avvertiamo chiaramente la responsabilità speciale che compete a tutte le forze politiche in un momento di crisi come questo.

E anche a Modena, seppure su altri livelli, dovremmo tutti sentirci impegnati a difendere la credibilità della politica e delle istituzioni, che sono un bene comune: non di destra e non di sinistra. Per questo condividiamo le voci, a partire da quella del sindaco, del presidente e vicepresidente del consiglio comunale, che da destra e da sinistra hanno richiamato il dibattito a toni consoni al rispetto dovuto verso le istituzioni, che è rispetto dei cittadini stessi.

Detto questo, dispiace che la Lega, anche oggi, non trovi niente di meglio che rilanciare la polemica e attaccare il presidente del Consiglio, al quale va invece il nostro apprezzamento per il modo in cui difende l’Istituzione. Nelle “baruffe” di questi mesi, non è mai mancato il coinvolgimento di un consigliere leghista. E non è un caso che il tasso di rissosità sia aumentato in coincidenza con l’accresciuto peso numerico del gruppo leghista. Sembra quasi una strategia: visto che i modenesi hanno dato largo consenso al centrosinistra e pochissimo al centrodestra, meglio paralizzare i lavori e sperare che tutto si consumi in diatribe inconcludenti.

Naturalmente, ribadiamo il massimo rispetto delle prerogative dell’opposizione. Ma sono mesi che il Pd richiama inascoltato la necessità di modificare i lavori del consiglio, anche per via regolamentare. Oggi questa necessità è sotto gli occhi di tutti. Troppe interrogazioni e istanze di contenuto tattico, costruite per fare dibattito di posizione, poche per discutere di vere questioni amministrative utili alla città. Un esempio su tutti: tra pochi giorni parleremo ancora di crocifisso da affiggere in aula. Sono sicuri i politici del centrodestra che questa sia oggi la priorità dei cittadini modenesi? O ancora una volta stanno usando i lavori del Consiglio comunale non per migliorare la vita dei modenesi, ma per far risaltare in città temi da cui sperano di portare a casa qualche voto?

Per questo a nostro avviso le responsabilità vanno chiaramente distinte. Per capirci: che bisogno c’è, per chiedere conto di spese di missione in Svizzera – cosa doverosa e legittima, in termini di controllo di opposizione – di insinuare offensivamente che si è trattato di una “gita”? Non solo da Daniele Sitta, ma da qualsiasi assessore che abbia il suo stesso senso dell’impegno civile e amministrativo mi aspetterei una doverosa e appassionata difesa della serietà e legalità del proprio lavoro. Non si tratta di mettere il bavaglio a nessuno. Ma l’insulto lo respingiamo, a monte. Alla destra, chiediamo di stare sul merito delle questioni amministrative, come fa la Giunta, senza cercare per forza le prime pagine. A tutti, di dare da oggi una svolta di responsabilità nei toni del dibattito. I cittadini ci guardano» .

 

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Vittorio Ballestrazzi

lista “”modena5stelle-beppegrillo.it””

 

Giovedì 25 febbraio, il consiglio comunale di Modena non è stato solo sede di urla, strepiti e insulti. Purtroppo le diatribe hanno coperto sui giornali la discussione politica su 4 ordini del giorno che riguardavano la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata porta a porta e la conseguente chiusura di una linea dell’inceneritore.

La maggioranza ha votato l’odg sulla riduzione dei rifiuti e ha votato contro gli odg presentati dalla lista “”modena5stelle-beppegrillo.it”” che oltre la riduzione dei rifiuti volevano realizzare la raccolta differenziata porta a porta e la chiusura della terza linea dell’inceneritore.  Due punti fondamentali per concretizzare la riduzione dei rifiuti.

Come forza politica crediamo che oltre alla teoria delle parole bisogna passare ai fatti e far vedere ai cittadini che si può inquinare meno e pagare meno la bolletta dei rifiuti.

Sono questioni fondamentali per la salute dei cittadini di Modena.

Noi continueremo a proporre tutte le soluzioni che non rinviano i problemi, usando belle parole, alle generazioni future ma cercano di risolverli adesso.

 

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“La democrazia è fatta di regole e di buona creanza”

Rocco, vicecapogruppo del Pd in Consiglio comunale, mette sotto accusa il comportamento della Lega: “E’ la logica del tanto peggio tanto meglio”

 

“Sarebbe sbagliato archiviare quanto accaduto la scorsa settimana in Consiglio comunale come baruffa o rissa o intemperanza di qualche consigliere. C’é del metodo in questa follia: la Lega traduce in sede locale il progetto politico fondamentale di Berlusconi e della destra: delegittimare le istituzioni secondo la logica del tanto peggio tanto meglio. Non importa tanto il merito delle questioni quanto il gesto clamoroso per garantirsi un titolo a effetto sui giornali. Con il rischio che il Consiglio comunale non venga più percepito dai cittadini come luogo di confronto democratico ma come palcoscenico per guitti.

Ed è inutile che Manfredini e i suoi se la prendano con il presidente del Consiglio per coprire le proprie responsabilità (tanto più che al momento dell’irruzione in aula di Manfredini durante una pausa dei lavo
ri Caterina Liotti non era nemmeno presente).  Il fatto è che la Lega pensa, con il suo linguaggio da osteria e il suo disprezzo per le norme elementari di civiltà, di rappresentare una presunta genuinità popolare contro i formalismi del Consiglio. Per fortuna c’é una maggioranza di consiglieri, a destra e a sinistra, che pensa il contrario e continua a credere che la democrazia sia fatta innanzitutto di regole, a partire da quelle della buona creanza”.



L’antefatto

 

Sostegno ai bambini disabili anche nelle scuole paritarie

Approvato dal Consiglio Comunale l’accordo tra il Comune e nove istituti scolastici

 

Anche le scuole paritarie, elementari e medie, della città di Modena riceveranno contributi per il sostegno scolastico a bambini e ragazzi disabili. Lo prevede il “”Patto per le scuole paritarie”” presentato in Consiglio comunale dall’assessore all’Istruzione Adriana Querzè. La delibera è stata approvata con il voto favorevole di Pd, Udc, Modena a 5 stelle, contrario di Lega nord e astensione di Mpa.

Nell’anno scolastico in corso, il valore dei servizi erogati dal Comune a 27 alunni disabili iscritti nelle scuole paritarie cittadine ammonta a 93mila euro.

A frequentare le otto scuole elementari paritarie di Modena sono 1202 bambini che rappresentano il 14,2% degli iscritti in città (6941 bambini, pari all’85,2%, frequentano le scuole pubbliche).

Alle due scuole medie paritarie della città sono iscritti 503 ragazzi, pari al 10, 3% del totale cittadino, contro l’89,7% delle cinque scuole medie statali.

L’accordo siglato con i dirigenti dei diversi istituti scolastici prevede che il Comune garantisca anche nelle scuole paritarie i servizi fondamentali per gli alunni, come il sostegno ai ragazzi disabili, i progetti di integrazione linguistica per gli stranieri, i corsi di aggiornamento per gli insegnanti. Per essere riconosciuta come paritaria, una scuola privata ha l’obbligo di utilizzare gli stessi programmi scolastici delle scuole statali, di rispettare requisiti analoghi per la selezione degli insegnanti e di non rifiutare l’iscrizione a nessun bambino.

Scuole statali e scuole paritarie compongono insieme il sistema pubblico della scuola dell’obbligo e il “”Patto per le scuole paritarie”” è pensato per garantire pari diritti e pari servizi a tutti gli alunni.

Le risorse stanziate per le 32 scuole statali, elementari e medie, della città, nei confronti delle quali il Comune è responsabile anche per la manutenzione degli edifici e per le forniture di materiali, ammontano invece a oltre 11 milioni di euro l’anno, come previsto dal “”Patto per la scuola”” approvato dal Consiglio comunale nei mesi precedenti.

L’opposizione in Consiglio comunale si è espressa in gran parte a favore del Patto per le scuole paritarie. “”Le scuole devono essere laiche – ha detto il consigliere di Modena a 5 stelle Vittorio Ballestrazzi – le risorse dovrebbero essere assegnate alle scuole pubbliche. Ma capisco che debbano essere sostenute anche quelle paritarie””.

Giancarlo Pellacani del Pdl ha aggiunto: “”Noi siamo per la libertà di scelta educativa che riteniamo trovi espressione in questo documento accolto positivamente anche dai vertici delle scuole paritarie. Continuiamo però a ritenere che ci vorrebbe un unico patto per le scuole pubbliche e private””.

Davide Torrini dell’Udc ha dichiaro: “”Sulla scuola in questi mesi si è lavorato bene, ci siamo riconosciuti nel metodo e nei contenuti portati avanti dall’Amministrazione. Mi sembra un passo importante verso la direzione giusta, ma la strada per altri livelli istituzionali è ancora lunga””.

Voce fuori dal coro quella del consigliere Andrea Galli della Lega nord: “”Molti aspetti del documento ci lasciano perplessi, come ad esempio il fatto che non venga presentata alcuna differenza tra cittadini italiani e stranieri. In tempi di risorse limitate come questo qualche distinzione va fatta: se un domani si costituirà, ad esempio, una scuola islamica i finanziamenti andranno anche a loro””.

Per il Pd è intervenuto il consigliere Stefano Rimini:

“”Con questo patto miriamo a creare un sistema unitario che sostenga alunni e studenti iscritti a ogni scuola, con particolare attenzione agli studenti che hanno un disagio””.

Nel dibattito è intervenuto anche il sindaco di Modena Giorgio Pighi: “”C’è stata una presa di coscienza progressiva che i soggetti dello stato sociale pubblici e privati possono convergere su un programma pubblico indipendentemente dalla forma gestionale””. Per il primo cittadino “”la condivisione che l’Aula sta esprimendo su questo documento è una delle più belle prove che il Consiglio comunale può dare. Dimostra che nonostante alcuni confronti vivaci, si occupa davvero degli interessi della città, molto più di quanto avviene da altre parti e ad altri livelli””.

L’assessore Querzé nella sua replica ha fatto alcune precisazioni:

“”Lo stato del genitore non incide minimamente sul diritto dello studente all’istruzione, e per ciò che riguarda le risorse, la spesa per il sostegno ai disabili ci sarebbe anche se frequentassero le scuole statali, si tratta quindi solo di un trasferimento di fondi””. L’assessore ha inoltre sottolineato che “”il Comune non ha prerogative di autorizzare l’apertura di scuole paritarie, è il ministero all’Istruzione che in questo senso decide. Nel caso spetterà al ministero fare le opportune verifiche per accertarsi che le scuole abbiano le caratteristiche necessarie””.

 

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La botta

Gruppo Consigliare Lega Nord

Mauro Manfredini, Andrea Galli, Gigi Taddei

 

Patto per le Scuole Paritarie. La Lega Nord vota contro. Decisamente!

 

Il Patto per la Scuola Privata che prevede la concessione di contributi alla scuola privata per ragazzi anche extracomunitari è ASSOLUTAMENTE da non condividere per almeno tre ordini di motivi, soprattutto agli art. 6 e 7:

1) si tolgono risorse, sempre più limitate, alla scuola pubblica per sovvenzionare rette,anche elevate, di scuole private al fine di permetterne l’iscrizione ad allievi, anche extracomunitari, evidentemente non soddisfatti della nostra scuola pubblica; dopo le case popolari, gli asili e le mense gli paghiamo anche le scuole private;

 

2) il costo di questa operazione, se non di pura facciata, non è stato ancora valutato ma potrebbe essere anche rilevante tenendo presente che la retta in queste scuole va da un paio di migliaia di euro all’anno fino ad oltre 8.000;

 

3) alle scuole private oggi esistenti, per lo più cattoliche, si aggiungeranno con assoluta certezza, scuole di religione diversa, probabilmente mussulmane, dove gli insegnamenti e i valori alla base saranno diversi, diversissimi, da quelli fin qui insegnati nelle scuole pubbliche e private italiane. Pagati da noi.

                                                                   

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Modena 02/03/2010

 

Davide Torrini

CapoGruppo UdC

 

La Lega getta la maschera e si schiera contro la scuola libera

Il patto per le paritarie primo passo verso la libertà di scelta educativa delle famiglie

 

Il Patto per le scuole paritarie approvato ieri dal Consiglio Comunale è un primo passo verso la libertà di scelta educativa delle famiglie modenesi, sulle quali continua comunque a pesare il costo della retta, vero ostacolo economico ad una effettiva libertà di scelta della scuola a cui iscrivere i propri figli.

Occorre che il Governo introduca al più presto delle norme (come la deduzione fiscale delle rette scolastiche) che rendano effettiva, e non teorica come adesso, la libertà di scelta educativa delle famiglie, che troppo spesso non possono scegliere la scuola paritaria per l’impossibilità a pagarne la retta.

Per noi questa libertà non è una libertà di serie B, diversa e inferiore alle altre, poter decidere in che modo e dove educare i propri figli è una libertà primaria che lo Stato deve garantire concretamente e, non, limitarsi a strumentalizzare questo tema in campagna elettorale per poi sc
ordarsene nell’azione di governo.

In attesa di questo provvedimento plaudiamo al Comune di Modena che, limitatamente alle proprie competenze, ha voluto fare la sua parte, estendendo le misure per il diritto allo studio, all’integrazione dei diversamente abili e degli stranieri anche a coloro che decidono di iscriversi alle scuole paritarie.

L’UdC e il PdL, insieme alle altre opposizioni, hanno apprezzato questo sforzo: scandaloso, invece, il comportamento della Lega Nord, che cavalcando come sempre un generico risentimento contro tutti gli stranieri, ha votato contro, scaricando per meri fini elettorali tanti genitori e insegnanti impegnati quotidianamente nella scuola paritaria modenese, che contribuisce in modo determinante all’offerta pubblica cittadina di servizi scolastici ed educativi.


 

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