Bocciati veri e promossi fasulli

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Non bastavano le allarmanti notizie sul clima, a rendere torrida questa metà luglio arrivano anche le notizie sul fronte della Scuola che, sia per quanto riguarda gli esami di maturità, sia per quanto riguarda la licenza media, vedono in crescita il numero dei respinti.

Queste notizie, se non fossero così spiacevoli per gli interessati, farebbero sorridere. Ma non perché ci sia qualcosa di cui sorridere, quando uno studente viene respinto, tutt’altro… ma comica appare la costernazione delle famiglie. Questi eventi, le bocciature, per quanto sgradevoli, per quando a volte dolorose e talvolta pure ingiuste, tolti appunto i rarissimi casi di “ingiustizie”, sono comunque eventi normali della vita, sono lievi intoppi, sono tappe d’arresto, sono la conseguenza di scarsa applicazione, sono il risultato di leggerezza e indisciplina nel comportamento, sono  l’esito di  mesi e mesi passati a vivacchiare, piuttosto che a studiare e  sono anche, spesso, lo specchio di  incapacità  nell’impegno, grande o piccolo.

Ma la bocciatura sconvolge i piani vacanzieri, toglie prestigio ai genitori che devono ammettere la battuta d’arresto del pargolo, sono la sconfitta per chi sbatte in faccia al prossimo  sempre e solo i propri successi e quelli dei diletti figli, godendo delle disgrazie altrui, ovviamente, ma ritenendosi per grazia divina immune da cose del genere.

E’ davvero indefinibile la demarcazione tra lo smacco personale, nell’ammettere di  avere un figlio normale, che può quindi essere bocciato, senza farne una tragedia, e il reale dispiacere, più comprensibile secondo me,  per un anno perduto, per un anno di ritardo,  per l’entrata rimandata nel mondo del lavoro, o all’ingresso nell’Università…

Chi sbaglia, la scuola che vuole essere selettiva, che vuole educare  anche all’insuccesso, per spronare a far meglio, o sbagliano i genitori, che vogliono solo successi per i propri figli, solo esami con esito positivo?

I genitori sconvolti dalle bocciature, giova ricordarlo,  sono gli stessi genitori che contestavano una votazione scadente, sono gli stessi genitori che imponevano ai rappresentanti di classe e quindi agli insegnanti, di dare pochi compiti, di fare solo interrogazioni programmate, non più di due verifiche in una mattinata, mai lezioni da preparare nella sacralità della fine settimana…sono gli stessi genitori che chiedevano indulgenza per i comportamenti beceri dei propri figli, rifiutando voti di condotta scarsi, sono gli stessi che insegnavano agli insegnanti come si insegna, più o meno.

Il risultato per troppo tempo è stato quello di un generale appiattimento,un livellamento al basso, tale da renderci tutti un po’ più ignoranti,tutti un po’ più impreparati verso studi superiori o verso responsabilità lavorative, con danni reali, la cui portata è davvero difficile da quantificare.

Il ministro Gelmini  afferma che «La scuola non può promuovere sempre tutti» ponendo in evidenza qualcosa che dovrebbe essere di solare evidenza, ossia il merito, che deve essere premiato per quanto riguarda la preparazione nelle materie di studio.

Ma, seppure criticatissima, dice anche che il voto di condotta, diventato sensibile, ossia un voto che contribuisce alla media, e che può significare anche una bocciatura, è  «uno strumento utile. Il ragazzo, oltre al rendimento, deve essere valutato anche per il suo comportamento». Questo secondo me è importantissimo.

Ma non per una concezione repressiva della scuola, non per un’idea autoritaria della stessa, ma, piuttosto, per la convinzione profonda dell’assoluta importanza nel  comportamento umano, della correttezza, della rettitudine, del rispetto per sé stessi, per i compagni, per gli insegnanti, per la struttura scolastica, non solo immateriale…ma anche per i banchi, per i muri, per le suppellettili, oggetto così spesso di vandalismo, di furto, di spreco.

Disprezzo, parlo a titolo personale, le persone che smodatamente inseguono l’affermazione personale, che devono sempre primeggiare, che vogliono a tutti i costi arrivare prima degli altri… detesto la competizione, quando essa è sterile e meschina vanagloria.

Ma stimolare un sano confronto fra i ragazzi, destando gli uni l’ammirazione degli altri, non solo per l’ultimo cellulare, non solo per l’accessorio griffato, non solo per la vacanza esotica e costosissima…suscitare un sano antagonismo, a chi impara di più, a chi si comporta meglio, a chi è migliore, anche moralmente, avrebbe  un  grande valore etico.

E nella vita è sicuramente preferibile che un ragazzo sia  un  bocciato vero, piuttosto che un promosso fasullo.

Perché il bocciato vero ripete l’anno, studia, rimedia ai propri errori e può diventare bravissimo…il promosso fasullo, invece, ignorante e tronfio, resterà sempre tale.

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