Birmania, il Paese che non c´è

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Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sull Birmania. Bice vi propone un viaggio nell´incredibile storia di questo Paese.

La Birmania è da sempre stata una nazione ad alta importanza strategica per via della sua posizione geografica a cavallo tra l´Indocina, il subcontinente indiano e la Cina.

La storia precoloniale di questa nazione è stata caratterizzata dal susseguirsi di vari regni che si sono succeduti dal 1044 fino al 1885, anno nel quale dopo la terza guerra anglo-birmana la Birmania divenne una semplice provincia dell´India britannica.

L´antichissima civiltà del popolo birmano e le sue peculiarità etniche resero difficile l´accettazione della dominazione coloniale; lo scrittore Rudyard Kipling nella sua poesia “”Mandalay”” descrive il dominio britannico come problematico e spesso brutale. Nel 1937 il Burma divenne una colonia separata e durante l´occupazione giapponese nella seconda guerra mondiale Aung San creò un esercito indipendentista.

L´indipendenza birmana fu conquistata relativamente presto rispetto a moltissime altre colonie britanniche, cioè nel 1948, anno di creazione dell´Unione del Burma, e furono anni nei quali u in vigore una reale democrazia, non per nulla nel 1961 U Thant fu eletto Segretario Generale dell´ONU a riprova della maturità democratica della sua nazione; Thant fu il primo non occidentale a ricoprire tale carica.

Il regime democratico ebbe fine nel 1962 quando il generale Ne Win impose una dittatura militare che sarebbe durata per ben 26 anni, e perseguendo la creazione di una “”via birmana al socialismo””che non fu altro che una discesa agli inferi di un´intera nazione. Furono diverse le occasioni in cui i regimi militari che si succedettero attuarono repressioni, le più cruente delle quali si verificarono nel 1974 ai funerali i U Thant e nel 1988 a causa di una recessione economica che rafforzò il malcontento popolare.

Nell´ultimo decennio , l´isolamento della Birmania (divenuta Myanmar nel 1989) è andato sempre più rafforzandosi. Tra le politiche “”surreali”” di progressiva separazione di questa nazione vi è stato lo spostamento nel 2006 della capitale da Rangoon ad una nuova città che è stata chiamata Naypydaw (Città dei Re) , edificata in brevissimo tempo. La motivazione principale di questo spostamento è stato il fatto che il regime militare ha sempre temuto un´invasione nemica via mare di Rangoon.

  L´attuale tumulto il corso che secondo molti analisti ed osservatori sta divenendo una vera “”rivoluzione birmana”” è iniziato lo scorso 15 agosto in seguito alla decisione della giunta militare di abolire un sussidio sui carburanti che ha causato in una settimana un rincaro del 500% del prezzo della benzina.

La protesta iniziata dai monaci all´inizio di settembre si è presto allargata a tutta la  società civile, e la reazione dei militari è stata come sempre durissima. Anche se il numero dei morti e dei deportati non è verificabile, l´ipotesi di un vero e proprio genocidio  in corso appaiono oggi come una drammatica possibilità. La Cina che assurge sempre più a ruolo di nazione-guida dell´Asia sta cercando di mediare per impedire che la situazione possa naufragare ulteriormente in un bagno di sangue, ed è chiaro che in un momento cruciale per il colosso d´oriente (manca infatti meno di un anno alle olimpiadi di Pechino del 2008) l´establishment cinese non possa più permettersi il silenzio a fronte di fatti così drammatici.

Dopo il sostanziale fallimento della missione dell´inviato dell´ONU Gambari, e le reazioni di Bush, Putin, e dei governanti europei non andate oltre alla condanna a parole, appare ora chiaro che l´impari lotta tra gli spietati macellai in uniforme e “”l´altra Birmania”” che ha come simbolo il Premio Nobel Aung San Suu Kyi sta assumendo i toni di un vero e proprio scontro tra angeli e demoni. Lascia ben sperare il fatto che la famiglia del dittatore  Than Shwe ha già riparato all´estero e lo stesso Shwe si è detto disposto ad un incontro con la Suu Kyi in cambio della rinuncia alla protesta.

Ma intanto nel Paese che non c´è tutta l´assurdità della violenza continua a mietere vittime

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