Bigliettino d’accusa alla società

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Dopo il suicidio del ventunenne gli eterofobi si mobilitano per scendere in piazza a Roma per sollecitare il parlamento ad approvare una legge contro l'omofobia. art. di Maria

Mi accosto sempre con passo esitante e incerto a questo argomento, perché posso solo immaginare quanto sia doloroso il “dopo” per chi era parente, amico, conoscente… di chi si è tolto la vita. E che sempre, anche senza motivo, si sente in colpa….per aver lasciato solo chi era in difficoltà, per non aver capito il disagio profondo nel quale si dibatteva, per non aver saputo ascoltare le sue mute grida, le richieste d’aiuto.

Se oggi parlo dell’argomento, è perché trovo ingiuste le strumentalizzazioni e le forzature, anche in questo campo. Un giovane, appena ventunenne, ha deciso di uccidersi qualche giorno fa, nel modo più atroce e sensazionale, lanciandosi da undici piani…Comunque la sola cosa che è nota, è la tendenza sessuale del giovane desunta da un breve biglietto e il suo disagio nel viverla.

Attorno a questo suicidio, pertanto monterà non tanto la pietà, non tanto il dolore per una giovane vita sprecata, non tanto il rimorso per ciò che, forse,  poteva essere evitato. No, monterà la polemica, con conseguenti accuse agli omofobi, anche se si tratta più semplicemente e solo di persone che vorrebbero mantenere e difendere la propria identità sessuale, senza  sentirsi fuori del tempo né fuori della legge, soprattutto.

Già questo è fonte di indignazione e di infinita rabbia. Nulla però   se penso a quanto poco simile sia l’atteggiamento verso i tanti, troppi suicidi, di persone che hanno scelto questo terribile ultimo  inappellabile modo per attirare un po’ di attenzione: i suicidi rovinati dalla cattiva amministrazione dello stato, dai politicanti incapaci e avidi,  dagli strozzini senz’anima, dalla crisi  che schiaccia i deboli e preserva e salva gli Istituti di Credito, dall’indifferenza verso i cittadini normali, senza  alcun elemento che attiri la simpatia e la solidarietà del politically correct e delle patronesse della bontà esibita e zuccherosa…Cittadini normali, non omosessuali, non di colore, non tossicodipendenti, non carcerati, non clandestini, non rom…tutte categorie che immediatamente infiammano il cuore e fanno portare la mano al portafogli…Ovviamente la mano al portafogli non proprio, ma la mano ai portafogli dei cittadini italiani, ma  questi sono dettagli trascurabili… ma comunque gli aiuti arrivano, la solidarietà arriva, la protezione delle istituzioni arriva.

Se per trovare lavoro devi essere drogato autentico, o carcerato autentico, non puoi fingere di esserlo, così, per avere solidarietà nella tragedia si deve, almeno, lasciare un bigliettino d’accusa alla società omofoba.

Altrimenti, la disperazione e la morte non contano nulla.

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