Berlusconi,come si vince perdendo

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Chi ha seguito la storia di FI, sa bene che nel 1994 fu costruita su due piedi per cooptare l’elettorato della DC e PSI orfani dopo il BIG-BANG di mani pulite ma, data la regia, non poteva essere che una filiale dell’impero economico, una succursale della Fininvest. Nata come partito-manageriale, centralista e audiovisivo, non vi hanno mai messo piede, nonostante le premesse liberali, il pluralismo, dibattito, radicamento nel territorio, democrazia interna. Avrebbe dovuto divenire un partito, non solo un contenitore di voti. Nei 12 anni seguenti non lo ha fatto. Nei programmi è rimasta il più liberale dei partiti, ma nella struttura il più leninista, non c’è stata la seconda fase, quella della partecipazione allargata alla dirigenza locale e alla base:la piramide è rimasta tronca, pochi congressi e ridotti ad un happening spettacolare, nessuna carica
decisa dagli iscritti ma tutte dalla direzione, nelle candidature più paracadutati dal centro che scelti nella base territoriale. Occorreva dotare Fi di una cultura etico-politica alternativa, in grado di competere con la potente e agguerrita cultura di sinistra, che da quattro decenni è padrona indiscussa delle sovrastutture simboliche della nazione. Ma si è solo denunciato il monopolio della sinistra , senza imbastire una valida alternativa al sistema. FI, quasi sospesa tra managerialità e audiovisivo, non ha fatto quasi nulla in tal senso: la cultura è rimasta una appendice dello spettacolo; una ricca e potente industria editoriale ed audiovisiva si è servita quasi esclusivamente (anche nell’impero mass-mediatico di Berlusconi) di intellettuali di sinistra e mezzi busti, in gran parte orfani del ’68, acquisiti e riciclati, e in parte già rientrati alla base. Ma, nella politica, non c’è
niente di irreversibile, soprattutto quando, come è accaduto in queste elezioni, la differenza tra i due poli è così scarsa. Anche Forza Italia e la Casa delle Libertà potranno, tra cinque anni e forse anche prima, prendersi la rivincita. Purché non contino solo sulle difficoltà altrui, che saranno molte per il governo Prodi, sostenuto da una coalizione fortemente conflittuale non solo per motivi elettorali, ma anche per ragioni ideologiche – una coalizione nella quale i voti dei moderati (DS e Margherita) non sono cresciuti, mentre è aumentata l’ultrasinistra rosso-verde, no-global, antioccidentale ed “”ermafroditica””. Occorrerebbe che tutti i partiti della Casa, soprattutto quello che ha subito le maggiori perdite, svolgano un esame attento delle loro responsabilità ed enuncino un reale progetto di recupero. Sarebbe del tutto ingiusto e controproducente abbandonare la via del bipolarismo dell’alternanza e accedere alle vecchie tendenze italiche dell’inciucio, magari chiamandolo “grande coalizione”, quando probabilmente sarebbe solo la divisione di una torta a colazione. In tal caso, dopo aver perso le elezioni, si perderebbe anche la faccia ed i futuri elettori. Il previsto insuccesso di Fi e del centro-destra non è la fine del mondo. Soprattutto per chi crede in quella alternanza, che Berlusconi ha inventato: bisogna rendergli atto che è caduto in piedi, dopo una campagna da leone. Ma qui nascono le maggiori preoccupazioni: chi prenderà il timone per la riscossa del centro-destra? L’alleanza instabile e conflittuale dei quattro partiti della Casa da chi sarà guidata? Da una personalità forte come Berlusconi, che non ha mai voluto avere un delfino e la pretenderà per sé, in quanto capo del partito maggiore, che ha effettuato una prestigiosa rimonta, anche se resta un leader sconfitto e “vecchio”? da Bossi, ammalato e sempre più confinato nei suoi recessi pedemontani? da Fini, che ha insieme sdoganato il postfascismo senza con ciò produrre un partito dotato di credibile identità? da Casini, di certo tentato, ora e ancor più alle prossime difficoltà del governo Prodi, a confluire in un terzo polo di centro moderato? Bisognerà attendere per avere delle risposte. Per ora sappiamo che queste elezioni sono state non solo un cambio di governo, ma la fine di un breve periodo, pieno di speranze e di delusioni: quella seconda repubblica che è morta in tenera età e dopo la quale potremo assistere alla nascita di una terza o forse più facilmente al ritorno della prima, dati i nomi che si riaffacciano alla ribalta. Di certo l’epoca politica che si è conclusa (?) ha avuto e ha un solo nome: Silvio Berlusconi

 

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