Berlusconi parla al passato, Prodi al futuro

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Ivano Miglioli, segretario provinciale dei Ds, candidato alla Camera. Con lui, originario dell’Appennino, affrontiamo tra l’altro il problema sicurezza, ma anche l’approccio con cui affronterà il nuovo incarico

 Pavullo e Sassuolo, due paesi laboriosi al centro della cronaca locale e italiana. Il problema sicurezza è uno dei picchi maggiori nello scontro tra Polo e Unione

 

 «Anche sul problema della sicurezza, come su altre questioni, il Polo si comporta come se non fosse al governo da 5 anni ma all’opposizione: chiede il pugno di ferro, propone misure eccezionali, attacca il presunto lassismo della sinistra. Insomma fa di tutto per nascondere il fatto che in questi anni le risorse per le forze dell’ordine sono state tagliate e la Bossi-Fini è stata un fallimento perché ha chiuso i canali legali dell’immigrazione. Sono anni che cittadini, amministratori, parlamentari, sindacati di polizia e dei carabinieri chiedono uomini e mezzi per contrastare la criminalità. Il governo ha risposto picche. Non solo: non essendo in grado di garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini, come aveva promesso Berlusconi nel suo contratto con gli italiani, ha approvato una legge – quella sulla difesa personale – che invita i cittadini ad arrangiarsi e a difendersi da soli.

Insomma, una risposta sbagliata a un bisogno reale, quello di sicurezza e di controllo del territorio, soprattutto in realtà dove esistono situazioni di degrado e di emarginazione, ad esempio a Sassuolo dove, peraltro, il sindaco Pattuzzi si sta muovendo con saggezza e determinazione. Diversa è la situazione a Pavullo dove l’omicidio di un commerciante da parte di un giovane extracomunitario ha scioccato una comunità pacifica che non aveva mai conosciuto episodi del genere. Ma anche in questo caso sarebbe sbagliato cavalcare le paure della gente, soffiare sul fuoco dell’intolleranza. Perché in questo modo non si va da nessuna parte. Quello che serve è una nuova legge sull’immigrazione e, intanto, più uomini e mezzi per le forze dell’ordine. Ma sono cose che potrà fare solo il nuovo governo di centrosinistra».

 

  Se dovesse essere eletto alla Camera come cambierà il suo lavoro?

 

 «La nuova legge elettorale voluta dal centrodestra, quella che Calderoli ha definito una “porcata”, ha cancellato i vecchi collegi elettorali, sostituiti da una grande circoscrizione regionale. Questo ha provocato lo sradicamento dei candidati dal loro territorio, la fine di quel rapporto tra rappresentanti e rappresentati che era uno degli aspetti positivi del vecchio maggioritario.

Ciononostante noi candidati dell’Ulivo abbiamo cercato anche in campagna elettorale di recuperare il rapporto con gli elettori e preservare un legame con il territorio che, una volta eletti, ci consentirà di interpretare nel modo migliore il nostro ruolo di legislatori. Io credo che per chi, come me, ha alle spalle una lunga esperienza di sindacalista, amministratore e dirigente politico locale, acquisire un punto di vista nazionale – quindi più ampio e complesso – sarà di grande utilità per affrontare i problemi del territorio. Sarà un doppio movimento: da una parte si tratterà di portare a Roma le istanze delle comunità locali; dall’altra dovremo riuscire a trasferire nei nostri territori l’esperienza maturata sulle grandi questioni nazionali».

 

Quali saranno i primi punti programmatici che andranno affrontati in Parlamento nel caso fosse l’Unione di Prodi a formare il nuovo Governo?

 

 «Credo che la cosa migliore sia partire dalla propria esperienza. Prima di diventare sindaco di Pavullo sono stato dirigente sindacale, poi c’é stata  l’esperienza da amministratore, importante perché ti fa toccare con mano i problemi, ti mette in rapporto diretto con la gente. Il Sindaco è il primo punto di riferimento della comunità, è quello che deve saper rispondere alle domande dei cittadini, essere capace di interpretare le loro aspirazioni. Infine l’esperienza da dirigente politico, come segretario della federazione Ds di Modena. Un lavoro completamente diverso, si potrebbe dire più “astratto” perché non incide direttamente sulla vita quotidiana ma ugualmente importante perché lascia più spazio al confronto delle idee. Grazie a questi diversi percorsi ho maturato competenze nel campo del lavoro, dell’economia, delle infrastrutture, della pubblica amministrazione che mi saranno sicuramente utili nel mio lavoro di parlamentare. Anche se poi, alla fine, quella che conta di più è proprio la capacità politica perché è grazie alla politica che il governo della cosa pubblica trova una sintesi. Molti dei problemi di cui soffre oggi il nostro paese sono riconducibili alla crisi della politica e al prevalere, con Berlusconi, dell’antipolitica».

 

 Berlusconi e Prodi: duello in tv. Qual è la sua chiave di lettura?

 

 «La sintesi migliore del duello televisivo tra  Prodi e Berlusconi l’ha data il quotidiano “Il riformista” ed è la seguente: “Berlusconi parla al passato, Prodi al futuro”. Sta in questo, credo, la chiave per capire la differenza tra i due leader e le ragioni della superiorità di Prodi. Anche a prescindere dalle risposte ai singoli problemi o al merito delle questioni. Berlusconi nel 2001 era il nuovo che avanzava, era il leader che faceva sognare, che ridava speranza a un Paese stanco dei partiti e dei professionisti della politica. Oggi invece incarna il vecchio, ripete come un disco rotto le sue invettive contro i comunisti, evoca fantasmi ideologici che ormai non fanno più paura a nessuno. E, soprattutto, è l’uomo che ha perso carisma perché ha deluso anche chi aveva creduto in lui. Basta vedere cosa è successo a Vicenza all’assemblea degli industriali. Chi incarna la speranza oggi non è più lui ma Prodi. E’ stato lui, nel corso del confronto televisivo,  a  parlare di un Paese che può farcela, che ha grandi energie da spendere, un futuro in Europa. A patto di non nascondere i problemi, che sono tanti, e avere il coraggio di cambiare strada dopo 5 anni di malgoverno».

 

 Perché alle elezioni gli elettori dovrebbero votare Ds?

 

 «Perché è una grande forza democratica, probabilmente il primo partito italiano per numero di voti, sicuramente per iscritti, capacità organizzativa e radicamento nel territorio. Caratteristiche che ne fanno un pilastro fondamentale per la coalizione di centrosinistra e, in prospettiva, per la costruzione del partito democratico che, strategicamente, costituisce il punto di arrivo del processo iniziato 10 anni fa con il progetto dell’Ulivo. Un partito che ha saputo fare i conti con il suo passato, è entrato di diritto nella grande casa del socialismo europeo e oggi è impegnato nella costruzione di un nuovo soggetto politico europeo e riformista. Un partito che guarda al futuro. E’ questa la sua forza».

 

 

 

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