Barack Obama?Vedremo

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Aspettando il giorno in cui Obama prenderà pieno possesso delle sue funzioni c’è già qualche elemento della sua politica che desta preoccupazione

Ho fortemente tifato e sperato che la battaglia per le presidenziali americane alla fine la vincesse lui, il soldato John McCain. Lo stato d’animo, successivo al responso elettorale, è stato dunque di grande delusione anche se bisogna ammettere che la vittoria di Barack Obama è stata una bella vittoria. Determinata da una forte leva sull’elemento razziale, ma comunque una bella vittoria.

Con le elezioni presidenziali gli Americani non hanno deluso le aspettative e il sogno americano, che identifica il loro continente con quel luogo dove ogni uomo – non importa a quale ceto sociale o gruppo etnico appartenga – può realizzare i propri desideri di successo e affermazione personale, appare oggi ancor più affascinante a nostri occhi.

La tensione ideale di quel God Bless America, che accomuna tutti gli Americani nessuno escluso, seduce sempre più. E’ una tensione che ha impregnato il magnifico discorso che Obama ha pronunciato a Grant Park , davanti a 250 mila persone che si trovavano lì a festeggiare la vittoria del senatore dell’Illinois, e che ancor di più ha caratterizzato lo strepitoso e commovente discorso di McCain. Il candidato repubblicano, nonostante la sconfitta alle elezioni più importanti del mondo, si è rivolto al suo sfidante con parole che Italia nessun politico pronunzierebbe, nemmeno sotto tortura: “Auguro buona fortuna all’uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente”. Entrambi, semplicemente, fantastici.

Il compito che adesso attende il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America non è dei più semplici e i tanti dossier che egli si ritroverà a dover affrontare, non appena prenderà possesso della Casa Bianca, non fanno di sicuro invidia ai suoi colleghi di pari grado. Crisi economica, recessione e sfiducia tra la gente, politica estera irta di ostacoli, con in primo piano le minacce di Al Qaeda e la tenace e pericolosissima volontà di riarmo nucleare dell’Iran, sono soltanto alcune delle questioni che interessano e ancor di più interesseranno l’America.

In tale contesto, il ruolo dell’Europa potrebbe essere fondamentale anche se difficilmente il Vecchio Continente risulterà all’altezza della propria storia. Troppe le divisioni interne che lo caratterizzano e troppe le ambiguità che lo determinano sui principali dossier di politica estera anche se, rispetto a ieri, l’Europa non avrà più nessuna scusante: in tutte le lingue e in tutti i modi ci è stato detto e ridetto che Obama mai e poi mai si macchierà di una politica unilaterale allo stesso modo di come invece ha fatto il “cattivo” Bush.

Aspettando il giorno in cui Obama prenderà pieno possesso delle sue funzioni c’è già qualche elemento della sua politica che desta preoccupazione. Chi ritiene che la vita, dal suo concepimento sino alla morte, sia un valore non negoziabile, di sicuro, ha accolto poco favorevolmente la notizia secondo la quale il presidente eletto pare stia valutando circa 200 scelte di George W. Bush che possono venir smontate con semplici ordini esecutivi, senza cioè passare dal Congresso, apprestandosi a debuttare con una raffica di firme su provvedimenti che vanno dalla ricerca sulle staminali, al clima e all’aborto. Temi, questi, per i quali Obama, oltre a confermare una visione totalmente opposta a quella espressa da Bush, dimostra di non essere quel Messia tanto invocato dai progressisti de’ noantri: Obama è soltanto il nuovo presidente del più potente paese del mondo ed è sulle sue azioni e decisioni che andrà giudicato. Speriamo solo ci sia consentito farlo senza essere tacciati di razzismo oscurantista.

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