Bando alle illazioni, associamoci al festante ritorno

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Il rilascio delle due cooperanti Vanessa e Greta, è stato caratterizzato da aspre polemiche sulle modalità e sull'ingente riscatto, mentre il Ministro degli Esteri rilascia fumose dichiarazioni in merito

E’ risaputo che motivi di opportunità, di discrezione e di politica interna impongono che certi panni sporchi non si lavino…in famiglia: alcune azioni tutti i governi, non solo i nostri, non le ammettono mai, anche se la verità è lampante all’estero, perchè i vari servizi che operano sul territorio hanno spesso contatti ed informatori comuni e qualcuno di loro è indotto, più di altri, a modalità di azione sistematiche quindi consuete e note.

Dunque, bando alle illazioni, prendiamo atto che i rapitori non hanno ricevuto riscatti, che dopo lunga detenzione, in varie mani, delle due leggiadre donzelle, quei siriani siano stati colti sulla via di Damasco – al pari di Paolo di Tarso, pur senza conversione alla cristianità – da un subitaneo raptus di pentimento, che abbiano detto “scusate abbiamo scherzato, ve le rendiamo indenni, cercheremo di salvare la faccia dichiarando che ci avete pagati”.

Ergo: lieti della conclusione, associamoci al festante ritorno e brindiamo, anche se ci resta un po’ di amaro in bocca.

Aggiungo alcune riflessioni, poichè l’avventura recente delle due ragazze merita una l’evidenza di una morale anche se lapalissiana.

Molte persone, rispettabili ed anche autorevoli, come sociologi, politici, sacerdoti, giornalisti, ecc, hanno sublimato il loro comportamento definendolo, per quello che è o doveva essere: un lodevole atto di generosità e di solidarietà coniugato all’entusiasmo giovanile, da riconoscere e da incoraggiare in una società sempre più chiusa in un gretto egoismo e nell’indifferenza per chi soffre.

Tutto positivo, dunque, poetico ed edificante.

E’ appena il caso di accennare però, che così ci si può esporre ad una svista madornale che sottovaluta la spinta emulativa che un tale messaggio può determinare sui destinatari, sui quali possono concorrere motivi esibizionistici per la fama indotta dai casi celebrati , oltre a spinte ideologiche più o meno maturate, spirito di avventura , desiderio di evasione da una sociètà che ai giovani offre poco o nulla.

E tutto ciò prescindendo dall’indispensabile preparazione che, per questo genere di attività e per gli aspetti connessi, non deve essere superficiale o autonoma e, tantomeno, acquisibile sul campo.

E poco importa se, gli estimatori, alla glorificazione dell’impresa talvolta aggiungono un accenno al fatto che ogni iniziativa deve essere organizzata, dichiarata ed inserita, per quanto possibile, in un contesto di sicurezza, soprattutto per chi intende recarsi in zone di pericolo conclamato.

Ma anche così si sfugge a qualche essenziale aspetto psicologico.: spesso gli slanci giovanili, consapevolmente o meno, hanno una carica di contestazione, una ricerca di originalità e di indipendenza dal convenzionale e dalle procedure imposte.

Il fatto di prospettare dei limiti e dei condizionamenti può, quindi, risultare persino provocatorio ed incentivare le vocazioni al rischio.

Per questo, forse sarebbe il caso di ponderare gli incoraggiamenti, effettuare una attenta disamina dei casi sino ad ora avvenuti per regolare e controllare un fenomeno passibile persino di incanalare intenti decisamente opposti a criteri di pace e solidarietà. Deve, dunque, essere valido, generoso e genuino, anche in funzione delle crescenti richieste di aiuto nel mondo, evitando che l’incremento di proseliti, incorra in situazioni incresciose – oltre che di pericolo e di danno, – di dibattiti e polemiche di cui non sentiamo certo la necessità per un tema così toccante e nobile.

 

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