Banche: non buttare il bambino con l’acqua sporca

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Oggi, apparentemente, le banche tendono solo al loro profitto venendo meno a quello che è un loro compito, ovvero far si che il denaro che Scipione Maffei, chiamava “secondo sangue” continui a fluire regolarmente nelle vene dell’ economia. Riuscirà il sistema ad auto risanarsi? Sarà molto difficile, ma sarà indispensabile per la sopravvivenza della nostra economia.

È di moda accusare le banche di ogni nequizia e nefandezza e, sotto sotto, di augurarsi la loro sparizione.
Così come è sicuro che quasi tutti gli istituti di credito, e l’ingordigia che non li ha portati molto lontano, siano ricorsi a sistemi che non è esagerato chiamare pirateschi, con la creazione dal nulla di moneta inesistente sulla quale effettuare lucrosi affari, altrettanto è sicuro che il sistema bancario sia indispensabile per il buon andamento di tutta l’economia, in particolare di quella privata. La banca, in varie forme, non è cosa d’oggi. Ne troviamo nell’economia dei Greci, dei Romani e ne abbiamo persino cenni nle Vangelo, nei “mercanti” cambiavalute che Gesù scaccia dal tempio.

Il commercio internazionale ha potuto svilupparsi nelle gigantesche proporzioni odierne per l’esistenza di un efficace sistema creditizio e di documenti che si sono venuti a creare e ad affinare nell’arco di secoli. Lombardi, Toscani e Veneziani hanno ideato tutta una serie di documenti che permettevano l’ordinato svolgersi dei commerci con la presenza di filiali di banche “italiane” nei vari paesi. Basti ricordare che a Londra, nella City, esiste ancora “Lombard Street” dove dal medioevo si erano insediati i banchieri milanesi. La lettera di vettura; la cambiale; l’assegno; la fede di deposito erano tutti strumenti ben conosciuti agli operatori commerciali del tempo e tranquillamente accettati dal sistema bancario. La mancanza dell’intermediazione creditizia e di adeguate strutture bancarie avrebbe causato già in quell’epoca dei disastri.

Lo stemma degli Alighieri porta un cartiglio: “memoriale così va” e nella famiglia si dice che il secondo pezzo non scritto del motto reciti “chi presta schei al duca el resta busarà.”
Del resto la storia si ripete e le rossissime banche del centro Italia, prima fra tutte la più antica del nostro paese, non avevano prestato soldi al duca, ma avevano prestato a leva leva ad amici rossi per intraprese fondate sulla sabbia che dopo pochi tempi si erano rivelate incapaci di far fronte agli impegni presi. Chi ci ha seguito fin qui avrà notato che la colpa dei dissesti, così come dei successi non è nell’istituzione stessa, ma nella gente che decide per essa.
Allora che fare? Ovviamente, come ogni giorno riporta la stampa, l’attuale sistema tosco-renziano è piuttosto vicino a molti dei personaggi coinvolti. Non c’è tuttavia dubbio che occorra fare una pulizia radicale nei consigli di amministrazione dediti a favorire “amici” piuttosto che l’economia. Agli albori dell’industrializzazione italiana personaggi come Luigi Luzzati ed altri erano mossi dal lodevole scopo di togliere l’Italia agricola dall’arretratezza e di fornire ai primi imprenditori i mezzi per poter sviluppare le prime iniziative in campo sia agricolo, come commerciale ed industriale, Oggi, apparentemente, le banche tendono solo al loro profitto venendo meno a quello che è un loro compito, ovvero far si che il denaro che Scipione Maffei, di razza di banchieri, chiamava “secondo sangue” continui a fluire regolarmente nelle vene dell’ economia . Forse sarà utile che buttino alle ortiche derivati, IRS e strumenti per la creazione di liquidità inesistente. Riuscirà il sistema ad auto risanarsi? Sarà molto difficile, ma sarà indispensabile per la sopravvivenza della nostra economia.

 

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