Azione Universitaria UNIMORE

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É triste che per certi versi la “politica dei grandi” influenzi ed offra spunti alla politica universitaria, a maggior ragione se la speranza del rilancio del nostro paese è riposta nella nuova – ma ci chiediamo fino a che punto – classe dirigente. Ancora più triste è quando la politica universitaria la supera per nefandezza come in questo caso. Così accade che, per il secondo mandato di fila, la seconda lista alle elezioni universitarie, “Azione Universitaria e Fuori Sede”, si ritrovi a non avere la vicepresidenza della Conferenza degli Studenti, l’organo gestito e composto interamente da – appunto – studenti e che per questo dovrebbe per eccellenza rappresentare la popolazione studentesca dell’Ateneo.

E’ prassi comune che il vicepresidente, normalmente in qualsiasi consesso, sia un rappresentante e, se vogliamo – pur mantenendo il suo ruolo super partes -, garante della minoranza, come del resto accade in Consiglio Comunale a Modena, in Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna e così via; non un atto dovuto e di diritto, ma democratico e di buon senso, linee guide a cui avevano fatto saggiamente riferimento gli ex rappresentanti degli studenti negli anni passati.

Invece no, per smacco, per ingordigia o per semplice boria, per due volte “Unione degli Universitari”, lista di maggioranza, sempre più risicata, sinistrina che pare aver imparato bene dalla “politica che conta”, ha sapientemente saltato la seconda lista, nominando come vice-presidente un componente di “Link”, terza lista per voti e per rappresentanti eletti in Conferenza. Un atto che getta forse un’ombra sulla politica universitaria e che pone un lecito dilemma: forse esiste di peggio alla classe dirigente attuale, del resto, si sa, al peggio non c’è limite. Nel caso, ci sarebbe di che preoccuparsi.

Per questo nella seduta di ieri, in seguito alla nomina del vice-presidente, “Azione Universitaria e Fuori Sede” ha deciso di abbandonare i lavori della Conferenza per non prendere parte alla farsa che si stava verificando per la seconda volta. Svolto quindi il nostro ruolo per poter garantire il numero legale all’elezione del presidente, a cui facciamo il nostro augurio di buon lavoro, abbiamo abbandonato i lavori riservandoci il diritto di non prenderne parte finchè non si verificherà un’inversione di marcia, più rispettosa, più equa e meno personalistica. Sebbene dubitiamo fortemente che questo possa accadere data la scarsa lungimiranza di alcuni, la speranza è l’ultima a morire, anche se la nostra di questi tempi sonnecchia parecchio.

 

 

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