“Avvenimenti inspiegabili come il feto gettato in un cassonetto.”

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Del disagio post partum ne parla Giuseppe Masellis primario Ostetricia Ginecologia Ospedale Ramazzini di Carpi.

Prof. Masellis il parto oggi rappresenta sempre  di più il momento in cui una ragazza diventa donna con la D maiuscola. E’ un passaggio importante che provoca una cambiamento nell’organismo della neo mamma con conseguenze anche sulla psiche. Recenti fatti di cronaca hanno sollevato il problema della depressione post partum. Cosa accade realmente nel corpo di una donna dopo aver dato alla luce un bambino?

 

A molte donne, si parla di una percentuale del 30–80%, per motivi in parte biologici, in parte psicologici, sociali ed ambientali possono avere il così detto “disagio” post parto che viene considerato non patologico. Nel 10% delle donne questo disturbo può evolvere nella depressione post partum. In questo momento l’interesse su questo tema è molto alto, suscitato da avvenimenti di cronaca che a volte sono dirompenti, inspiegabili, strazianti come l’assassinio di un bambino, il suicidio, il feto gettato in cassonetto. Tutti questi episodi fanno riflettere sulle possibili soluzioni di un così grave problema e su quali strumenti gli specialisti hanno a disposizione durante il percorso nascita. Non è bello dirlo ma avvenimenti di questo tipo alle volte consentono a richiamare l’attenzione degli esperti su questo dramma. E’ giusto sottolineare che non tutte le donne soffrono di un simile disturbo, come dicevo prima, non è una patologia vera e propria e colpisce solo una piccola percentuale di donne. Non è lecito pensare che vi sia sempre bisogno dell’intervento terapeutico perché molte donne superano da sole il problema evitando l’intervento di uno specialista. Credo sia fondamentale che tutte le donne prendano coscienza del problema e vengano informate in modo corretto, molte di loro non lo sono ancora  e tendono ad enfatizzare il disturbo preoccupandosi eccessivamente con ricadute negative sulla famiglia. E’ necessario che le donne conoscano l’esistenza di questo problema per poi affrontarlo con maggior tranquillità. Gli stessi famigliari devono essere informati affinchè non banalizzino una sintomatologia che a lungo andare potrebbe peggiorare. I servizi sanitari dal canto loro devono essere più attenti ad individuare fattori di rischio che possono essere il campanello d’allarme di una depressione che al contrario è una patologia.

 

Cosa scatena il disagio dopo la nascita di un bambino? Quanto gli ormoni influiscono su questa condizione di malessere?

 

Diversi fattori possono determinare cambiamenti dell’umore. Ci sono fattori biologici come il calo degli estrogeni dopo il parto. In letteratura si è notato come vi sia un incremento dei cambiamenti d’umore in alcune fasi della vita riproduttiva della donne. Uno di questi è proprio la gravidanza in cui si registra un aumento degli stai d’ansia e della depressione. Altri fattori possono essere di carattere ambientale: la famiglia, il rapporto di coppia, il contesto sociale e culturale possono avere influenze sugli stati d’umore della donna. L’approccio al problema, a mio parere, deve essere multidimensionale, non può essere rappresentato solo dall’intervento del singolo professionista ma occorre un lavoro di concerto con psicologi, sociologi e ginecologi.

 

Nei casi più gravi in cui il disagio sfocia in depressione, quel è il percorso di cura consigliato?

 

Il percorso di cura necessita di un sostegno psicologico importante che preveda anche l’utilizzo di farmaci che possano agire sull’umore o sull’eventuale depressione. Ritengo fondamentale che la donna non si senta abbandonata, soprattutto quando non ha gli strumenti per capire a chi rivolgersi. Il rischio è ,infatti, che provi ad affrontare il problema da sola senza riuscirvi sentendosi, inevitabilmente, isolata dal contesto sociale. E necessario attivare i giusti canali d’informazione affinchè tutte le donne, comprese quelle straniere, siano messe in condizioni di conoscere il percorso che le attende, non solo durante la gravidanza, ma soprattutto dopo, quando il piccolo è già venuto al mondo così da intraprendere fin dai primi sintomi una adeguata terapia di sostegno.

 

Statisticamente quanti sono i casi che si verificano ogni anno?

 

A Modena e provincia il disagio, inteso non come patologia ma come variazione dell’umore, quello che viene denominato “Maternity blue” che può presentarsi fino a quattro giorni dopo la nascita per poi esaurirsi spontaneamente anche dopo un mese colpisce dal 30 all’80% delle donne a seconda delle zone. Il 10-15% di questi casi può sfociare in depressione. Vi sono infine forme più gravi di patologia mentale che, per fortuna, registrano percentuali bassissime si parla del 1%.   

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