Aveva ragione la buonanima di Umberto Eco

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Noi, persone qualsiasi, possiamo  anche costituire le legioni  di imbecilli cui i social media hanno dato diritto di parola ma i giornalisti non possono permetterselo. Eppure… i notiziari dedicati per la quasi totalità a ciò che sta accadendo in Ucraina, riservano una manciata di minuti per tutto ciò che è avvenuto in Italia e nel mondo, pandemia compresa. Ma, per l’immancabile, carrellata finale con immagini terribili, di devastazione,  di morte,  di dolore, di volti  desolati, di macerie fumanti, di profughi terrorizzati e  infreddoliti, di esplosioni, di macabri resti umani, tutto sulle note di  Give Peace a Chance di John Lennon, il tempo c’è sempre. Fa spettacolo. Ma la guerra non è uno spettacolo. La guerra, purtroppo, è una tragedia vera.

 


Quando, nel 2015, gli fu conferita la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” da parte dell’Università di Torino, Umberto Eco disse una frase divenuta fra le sue più citate: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”

È il destino dei grandi,  adattati alle meschine presunzioni  di mancati lettori che,  disperatamente alla ricerca di dotte citazioni, ignorano che, proprio Umberto Eco, annovera fra i difetti di chi non sa scrivere, il continuo  ricorso alle citazioni. Non idolatro nessuno ma Eco, critico, scrittore, saggista, semiologo..indubbiamente, giganteggia, anche come pensatore,  fra molte mediocrità, a sinistra e a destra. La destra poi,  nella vulgata comune, è  priva di grandi menti, pertanto per  trovare qualcuno pensante pare che si  debba guardare, appunto, solo a sinistra.

Che i social diano a chiunque visibilità è indubbio, visibilità insperata e impossibile da ottenere in altro modo per alcuni. Poco importa con quale utilità e risultato. Così come tutti hanno diritto di parola, allo stesso modo tutti hanno il diritto di scrivere. Chi ha le capacità si esprime anche in altre sedi e, comunque,  chi non ha la smania di rendere edotto l’universo mondo  del proprio pensiero, ha anche la capacità di tacere.

Ma per chi  esercita la nobile professione del giornalista è diverso.

Stiamo vivendo tempi difficili e amari e i giornalisti hanno un compito fondamentale nella società  della quale l’informazione, nel bene e nel male, è uno dei cardini. I giornalisti devono andare avanti, benché vituperati, disprezzarti, insultati e irrisi, sovente da veri analfabeti…anche perché essere giudicati scribacchini, servi, giornalai, pennivendoli,  da costoro,  è un piacere da fine Gourmet.

Si deve rispondere alla propria coscienza, non si deve rispondere al lettore, perché se si dà al lettore quello che vuole, lo si inganna, gli si dice quello che vuole sentirsi dire e quindi si va sul sicuro. Invece bisogna essere anche scomodi. La notizia non deve essere simpatica né antipatica, essa deve essere veritiera, semplicemente. Forse è antipatico ricordare i morti di Odessa,  del Donbass,  nel 2014 o  i morti di Serajevo, del Kosovo, della Bosnia ed Erzegovina… ancora più vicini a noi geograficamente. Non una parola su  diloro.Eppure…erano così vicini, così innocenti, così ntanti…

La pandemia è praticamente scomparsa  dai notiziari che per venti minuti  buoni della durata consueta trasmettono servizi dall’Ucraina e in minima parte dalla Russia, aprono i  collegamenti con gli inviati, quindi, riassumono tutto ciò che è accaduto nel  mondo  in sei- sette minuti, compresi i contagi e decessi per il Covid… per poi chiudere regolarmente con una carrellata di immagini terribili, di devastazione,  di morte,  di dolore, di volti  desolati, di macerie fumanti, di profughi terrorizzati e  infreddoliti, di esplosioni, di macabri resti tutto sulle note di  Give Peace a Chance di John Lennon…
Ora, tra i doveri dei  giornalisti, grandi e piccoli, ci dovrebbe essere anche quello  di  non indulgere nell’esibire la sofferenza, il terrore, l’orrore, rifuggendoquanto possibili anche dalla retorica. Se il  diritto  di cronaca, peraltro variamente inteso, secondo la sensibilità individuale, impone di mostrare anche quelle immagini, non so proprio  con quale utilità si  sottragga spazio all’informazione con una retorica carrellata di compiaciuto orrore, con musica acconcia.
Tutti gli inutili fronzoli servono  solo a chi li trasmette, per soddisfare il proprio  ego.
La vera condanna della guerra non è in  sproloqui strappalacrime né in servizi-tormentone, a fine notiziario, a  suon di musica.

La guerra non è uno spettacolo. La guerra, purtroppo,  è una tragedia vera.

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più agevolmente il giornale, andando direttamente all’articolo interessato.

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Aveva ragione la buonanima di Umberto Eco

A.D.Z.

Il domani che verrà

Massimo Nardi

Non commettiamo l’errore di Catone il Censore. La maggioranza del popolo russo non lo merita.

…e pensare che è un’ università !

Alberto Venturi

Come si fa a governare una università, santuario del sapere, e mescolare Dostoevskij con la situazione attuale, ritenendo opportuno sospendere il corso per evitare ogni forma di polemi        

“”Concerti al Centro””

La Reine

Giovedì 3 marzo 2022, il Centro Via Vittorio Veneto, si è nuovamente illuminato, così come accade da qualche anno, ma nello specifico, questa stagione ha dedicato il giovedì ai suoi appuntamenti.

8 Marzo        

Renzo Cagliari

Auguri a tutte le donne del mondo. Donne meravigliose, determinate e coraggiose. Donne dolci, fantastiche e gentili. A voi tutte dedico la mia poesia “”Donna””.      

I dettagli del male

Luigi  Guicciardi

Cataldo deve misurarsi con ambienti e personaggi variegati e inquietanti, tra cronisti free lance, aspiranti modelle e presunti pedofili, cliniche private e palestre alla moda, agenzie di viaggi e murder tours per turisti. Finché – dopo che altri delitti hanno insanguinato la città – la verità verrà a galla, ma sarà ben più amara e sconvolgente di quanto il commissario avrebbe mai immaginato.

Una nuova pandemia: la ‘stagflazione’

Ugo Volpi

Se proseguono la crisi e la guerra in Ucraina, diversi settori ne risentiranno. Se l’aumento delle risorse energetiche non è momentaneo e si stabilizza ai livelli attuali, ci saranno aumenti generalizzati su tutte le merci perché crescono i costi di produzione e di trasporto. La stagnazione economica unita alla crescita dell’inflazione sono due pericolosi virus che anche singolarmente attaccano la qualità di vita e il nostro benessere.

Autodeterminazione dei popoli

Nuccio Carrara

Il diritto all’autodeterminazione dei popoli, sancito dalle Nazioni Unite, vale molto poco per chi pensa di poterlo applicare a suo piacimento.

Buona settimana e buona lettura del n. 790 – 482.

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