Ave atque vale

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""Il metodo di demolire l’avversario-nemico attaccandolo sul piano personale è sicuramente molto efficace ed è caro a coloro che lo hanno utilizzato sistematicamente per motivi ideologici"" art.di Alberto Broglia


Tanto per non passare da scemo, esprimo il mio personale parere su alcuni rilievi giunti in redazione da parte di Emmeci.

Cito a tale scopo (quello di non passare per scemo) alcuni suoi periodi:

“… in questi ultimi anni, ho preso parte a quello ch’io pensavo fosse un dibattito e che invece era qualcosa di diverso. Direi qualcosa a metà, per l’appunto, tra il culto pagano e la fiera delle vanità (due territori che spesso si sovrappongono, diventando indistinguibili).”

È curioso che Emmeci abbia scambiato per ben due anni il dibattito che si manifesta su Bice con articoli e commenti per “qualcosa a metà, per l’appunto, tra il culto pagano e la fiera delle vanità”. È curioso perché la sensazione che ho provato quasi sempre (e forse non sono stato il solo) leggendo i suoi interventi, è stata la stessa: culto pagano autoreferenziale e fiera della vanità.

In molti hanno anche cercato di farglielo capire, sia dicendogli di scendere dal piedestallo su cui sistematicamente pretendeva di rimanere, sia invitandolo a leggere con maggiore attenzione ciò che era scritto da altri, senza recitare sempre e solo a soggetto davanti allo specchio. Purtroppo i molti non hanno avuto fortuna, non sono stati ascoltati e il risultato è stato duplice: egli da un lato lamenta di non avere capito in tempo che il presunto amore era un calesse e dall’altro ancora una volta accusa gli avversari (forse dovrei dire nemici, per come tratta gli interlocutori) di ciò che invece egli stesso ha perennemente manifestato nei suoi scritti: vanitas vanitatum, et omnia vanitas.

Un altro concetto che è ostico per Emmeci riguarda alcune differenze che a me paiono sostanziali e che egli evidentemente considera formali o insussistenti. Per far comprendere ai Lettori cito un altro periodo: “Noto ora che, grazie a X. Yyy, gran campione di ortodossia mariana, già è stato iniziato il primo processo di beatificazione: quella – meritatissima – dell’ottimo (ormai quasi Santo) Xxxxxxx zz Yyyyyyyyyy”. L’ironia, il sarcasmo, il dileggio, la causticità sono sempre ammesse: non hanno e non devono avere alcuna limitazione o censura. Purché però non siano rivolte alla persona, bensì ai pensieri, alle parole, alle opinioni espresse dall’interlocutore, dall’avversario o dal nemico che sia. Irridere, denigrare o anche semplicemente interferire contro chiunque, si chiami costui Franco, Massimo, Giovanni, Maria, Antonio, Amedeo etc., intesi come persone, è un fatto che indigna e ferisce, non solo il diretto interessato, ma anche coloro che conoscono quella persona, indipendentemente dal fatto che condividano o meno ciò che ha scritto. Il metodo di demolire l’avversario-nemico attaccandolo sul piano personale è  sicuramente molto efficace ed è caro a coloro che lo hanno utilizzato sistematicamente per motivi ideologici; ma ormai Stalin e le sue purghe sono sepolti da decenni: non è giunta l’ora di smettere? Poiché conosco la difficoltà che Emmeci fa mostra di trovare nel recepire questo concetto proverò con un esempio semplice e di facile comprensione. Se io scrivessi in risposta ad un articolo: “Lei, caro signore, nel suo articolo ha sostenuto una colossale cretinata”, esprimo un parere in termini accesi su ciò che il signore ha sostenuto in quell’articolo. Il parere è circoscritto a quell’articolo ed è limitato nel tempo: può darsi che altrove o in altri articoli o commenti il signore abbia scritto cose condivisibili o eccelse: è universalmente riconosciuto che prendere abbagli o incorrere in errori anche gravi fa parte della natura umana. Se invece scrivessi: “Lei, caro signore, è un cretino di statura colossale”, denigro la persona (che la conosca o meno non ha importanza) e lascio intendere a chi legge che tutto ciò che dice o scrive quella persona ha il marchio dell’imbecillità, ora e sempre. Nell’esempio ho ovviamente esasperato i toni nella speranza di non essere frainteso e di non passare per scemo.

Ultima citazione: “Censuri pure anche questo intervento, caro Direttore, se v’intravvede qualcosa di blasfemo. Buona Xxxxx a tutti”. L’ho censurato e continuerò a farlo. Probabilmente sarò considerato censore (un insulto terrificante di questi tempi, ma è un epiteto che, come tanti altri, mi lascia del tutto indifferente), ma così penso, così è, così sia fatto e così sia scritto (un po’ di vanità faraonica non guasta con chi è aduso a montare in cattedra).

Siamo lieti di sapere che Emmeci tornerà di quando in quando a leggerci con tutta la simpatia che meritiamo: speriamo ardentemente di meritarcela sempre la sua simpatia, e ci auguriamo anche di non annoiarlo troppo con la nostra fiera delle vanità.

Accipe fraterno multum manantia fletu,

atque in perpetuum, frater, ave atque vale.

 

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