Autonomie locali senza autonomia

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I governi di questo inizio di millennio, invece di riformare lo stato per renderlo una macchina efficace, hanno preferito operare con i bonus, i contributi e le forme di sostegno. Lo hanno fatto per incapacità e per gestire il potere sui territori e sulle categorie.

 


L’ex sindaco di Bologna Virginio Merola ha scritto su Il Domani: “Dal 2011 a oggi si è realizzato un forte accentramento statale, avviato con i vincoli di bilancio e con quelli relativi alle assunzioni e consolidato dai diversi governi che si sono succeduti, attraverso lo svuotamento dell’autonomia finanziaria e della autonoma tassazione locale (nulla ha sostituito l’Imu sulla prima casa se non la dipendenza dai trasferimenti statali)”.

La vampirizzazione dei comuni da parte di Roma è stata condivisa dalle forze politiche di destra, di sinistra e populiste; perfino dalla Lega che sull’autonomia aveva inizialmente basato la sua identità.

Sono numerose le ‘artrosi’ che fanno scricchiolare il sistema delle autonomie locali, a partire dalla differenza fra piccoli e grandi comuni, i primi praticamente dimenticati, come sono dimenticati i loro sindaci, con indennità da fame e norme assurde riguardanti la loro previdenza.

Tutti vivono quotidianamente con la spada di Damocle dell’abuso d’ufficio e la reale possibilità di trovarsi in tribunale accusati perfino di avere lasciato una buca in strada nella quale è inciampata una vecchietta.

Sta arrivando il tempo del Pnrr, che può rivelarsi l’età dell’oro o una colossale occasione persa. Il 40% dei fondi è destinato al sud, proprio dove neanche in passato si riusciva a spendere i finanziamenti europei; ma con il personale bloccato da troppi anni (con la possibilità di sostituire uno solo su quattro dipendenti pensionati o dimessisi), quanti riusciranno a sfruttare l’occasione rappresentata dai fondi in arrivo? Che significa avere progetti pronti e realmente realizzabili. Quanti comuni, soprattutto medi e piccoli, comprese le loro unioni, hanno strutturato uffici capaci di monitorare le opportunità e trasformarle in progetti?

Merola scrive che il Pnrr “sarà di difficile applicazione perché non basterà stanziare le risorse, ma servirà l’attribuzione diretta, la semplificazione per spenderle, la possibilità di reperire il personale preparato e formato per farlo e dunque anche la retribuzione adeguata delle figure tecniche”.

I governi di questo inizio di millennio, invece di riformare lo stato per renderlo una macchina efficace, hanno preferito operare con i bonus, i contributi e le forme di sostegno. Lo hanno fatto per incapacità e per gestire il potere sui territori e sulle categorie.

Personalmente continuo a credere che sia necessario partire da una forte semplificazione. Una amministrazione deve essere obbligata al pareggio di bilancio, ma deve essere libera di scegliere come investire le proprie risorse: in personale, in investimenti, in spesa corrente, con l’unico obbligo della trasparenza e motivando le scelte, Prima di tutto Roma deve restituire le tasse ‘rubate’, come l’Imu e deve garantire certezze ai comuni, non decidere i trasferimenti a metà anno, quando i bilanci sono fatti da mesi e i soldi già in parte spesi.

Vedremo se qualcosa cambierà.

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