Austria: sorpresa ma non troppo

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Cosa insegnano le elezioni austriache e le altre? Che i popoli europei sono stanchi dei danni visibili ed invisibili della sinistra ed in particolare dell’invasione incontrollata e l’islamizzazione che hanno portato all’invivibilità di interi quartieri delle città, all’aumento della criminalità e ad una pressione spropositata sulle finanze pubbliche.

 


 Cucù! Sorpresa! I titoli dei giornali si sono sprecati a   mostrare meraviglia per la vittoria del giovane Sebastian   Kurz alle elezioni della vicina Austria, seguito dal partito   del fu Jorg Heider, col quale formerà un blocco di destra   rappresentativo del 60% dell’elettorato, nonostante i giornaloni italiani facciano sforzi per tirare Kurz verso il centro.

 

Il programma è: opposizione critica allo stragoverno Eu coi suoi diktat, ostacolo all’islamizzazione, simpatia per il gruppo di Visegrad ( Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria).

Adesso anche la Repubblica Ceca ci si è messa eleggendo il “Trump di Praga”, Andrej Babis del partito “ Ano 2011” che ha un programma chiaramente di destra e che si alleerà probabilmente con l’SPD avente gli stessi programmi.

Nella stessa Germania il terzo posto è stato preso dall’Allianz Fûr Deutschland, anch’essa di destra. Se guardiamo più lontano col binocolo, in Giappone i Liberal Democratici + Komeito, la coalizione del premier Shinzo Abe chiaramente di destra ha stravinto.

Non fa piacere all’establishment neanche il risultato valanga del referendum Veneto.

 

Cosa insegnano le elezioni austriache e le altre? Che i popoli europei sono stanchi dei danni visibili ed invisibili della sinistra ed in particolare dell’invasione incontrollata e l’islamizzazione che hanno portato all’invivibilità di interi quartieri delle città, all’aumento della criminalità e ad una pressione spropositata sulle finanze pubbliche.

Le statistiche sulla criminalità, per gli stati che le rendono note, sono raccapriccianti: la Svezia, la più aperta ai clandestini, ha visto un aumento del 25% dei crimini, con un 40% dei reati commessi da immigrati, i quali peraltro sono meno del 10% della popolazione. La Germania, con la brillante apertura della Merkel, registra il 50% dei resti commessi da stranieri. E tutti questi reati vanno ad impattare sull’uomo della strada, provocando insofferenza che sbocca nella xenofobia anche dove in passato non esisteva e di opposizione all’invadenza normativa ed economica della Ue, vista come la causa di questa situazione.

L’ Austria ha suonato la campana a morto per la UE e bisogna riconoscere che è un passo verso il suo funerale. Purtroppo il nostro Paese, che non conta nulla, persiste in una politica di supino asservimento alla vecchia politica Eu, che altri – addirittura la Merkel – visto il vento che tira, stanno de facto abbandonando. Un fattore deteriore per l’Eu è anche l’euro, di cui ormai si vede la prevalenza dei danni rispetto ai vantaggi. E’ sintomatico che nel gruppo di Visegrad solo una nazione abbia adottato l’euro, mentre le altre no, come la Polonia che è la più grande del gruppo.

Siamo evidentemente in un momento di particolari fermenti: opposizione alla cessione di sovranità a Bruxelles da parte degli stati; riacutizzarsi di istanze separatiste ed autonomiste, tutto creato dall’insofferenza al “ce lo chiede l’ Europa”; impoverimento delle classi intermedie e medio basse e proletarizzazione delle classi lavoratrici causato dalle norme comunitarie.

Il futuro è foriero di cambiamenti. Staremo a vedere se l’attuale ondata di insofferenza verso Bruxelles continuerà ad aumentare

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