Attenti al mulo!

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L'analisi dell’attuale situazione politica italiana è affidata al Sen. Paolo Danieli
che, nella fine di un ciclo non vede una sconfitta, ma un’occasione di rilancio, non solo di un partito politico, ma, soprattutto, dell’Italia.

 

 

Comunque vada, il ciclo si è chiuso. E quando un ciclo finisce, finisce quasi sempre male. Di questo non bisogna certo rallegrarsi, ma prenderne atto, altrimenti si rischia di agire a vuoto in una dimensione che non è reale, ma è solo la proiezione di desideri  che non si possono realizzare per il semplice fatto che la realtà è un’altra.

L’unico modo per non farla finire male è guardarla in faccia questa realtà, gradita o sgradita che sia. Solo così, decidendo e agendo non secondo i propri desideri, ma secondo opzioni reali, si potrà fare in modo di governare il cambiamento.

Un ciclo è finito. Prima se ne apre un altro meglio è.

Prima di tutto per gli italiani, che stanno patendo oltre misura per la perdita di credibilità all’estero, per l’impoverimento e per l’aumento delle tasse. Centratissima, a questo proposito, l’immagine di Pansa che paragona il popolo italiano al mulo: animale docile, paziente, forte al punto da essere caricato di pesi che nessun altro animale potrebbe sostenere. Solo che se il peso supera un certo limite il mulo si ribella, si libera del basto, scalcia, morde e colpisce chiunque gli si avvicini. Ecco, la pressione sugli italiani è giunta a quel limite. Basta un nonnulla per scatenare la ribellione. E, quando scoppiano le rivolte, si sa come si comincia, ma non dove si finisce. Di qui la necessità di una svolta che recuperi la fiducia internazionale ed interna.

E poi meglio anche per il centrodestra, che non deve aver paura di cambiare. E deve farlo in fretta, prima che il mulo si ribelli. Qui non si tratta di aver perso una guerra o di dover ammettere che le proprie idee erano sbagliate. Se così fosse basterebbe alzare bandiera bianca e consegnarsi al nemico o rinnegare i propri programmi/progetti/sogni. Tutt’altro. Il centrodestra ha il dovere di chiudere una fase proprio per poterne aprire un’altra e portare avanti il progetto.

Tanto lo sanno tutti che la sinistra, divisa com’è e per un’intrinseca eterogeneità, non potrà governare il paese, quand’anche, per tutta una serie di circostanze fortuite quanto improbabili riuscisse a vincere le elezioni. Ecco quindi la necessità, divenuta ormai improrogabile a causa delle note vicende, di cominciare a lavorare per presentare al mondo un’Italia governata da una maggioranza ancora più forte di quella uscita dalle elezioni del 2008. Una maggioranza dove il centrodestra, a prescindere dal nome, aprendo all’Udc e a coloro che intendono lavorare per un progetto comune, continui ad essere il protagonista del governo del paese.

Solo così la fine di un ciclo non sarà una sconfitta, ma l’occasione per il rilancio. Soprattutto quello dell’Italia.

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