Attaccare l’asino … dove vuole l’asino stesso

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Dare in pasto al pubblico quello che vuole, andando ben oltre il dovere di cronaca. I media, ben consapevoli di quanto sia enorme l’interesse verso un tragico evento, fino alla  morbosità … anziché dare esclusivamente le notizie essenziali ne fanno una telecronaca ossessiva tanto quanto squallida e inutile. Anche questo in nome dell’audience, signora e padrona.

Dopo aver assolto all’obbligo di aggiornare sui conflitti in atto e sulle beghe in Parlamento,  in pasto al pubblico  si danno le notizie che garantiscono  indici di ascolto maggiori …

Di Filippo Turetta  da quel tragico giorno funesto  sappiamo tutto… Che cosa ha comprato, per mettere in atto il  suo scellerato disegno di morte, dallo scotch ai lugubri sacchi neri;  le telecamere di  sorveglianza hanno scandito le tappe  del litigio, dell’aggressione, dell’allontanamento  con il  corpo esanime della povera giovane caricato in auto, come un rifiuto di  cui sbarazzarsi; conosciamo  l’ inutile fuga, l’arresto, la breve detenzione in Germania, il viaggio di ritorno  in Italia, l’arrivo a Verona, dove è ospite della casa Circondariale  di  Montorio…  Sappiamo se è silenzioso o loquace, se è sbarbato o non rasato, se appare rassegnato o no…

Il peggio deve ancora venire: ci attendono mesi e mesi di “processi televisivi” , nei quali esperti  più o meno famosi, più o meno  titolati, giornalisti, opinionisti,  soubrette, cantanti, attori e tutto il sottobosco dello spettacolo… disserteranno  su quanto accaduto. Ci saranno collegamenti con i vari luoghi, abitazione dell’uno e dell’altro, interviste a familiari, vicini di casa, conoscenti, passanti … un copione collaudatissimo, messo in atto per il motivo  di  cui già si è detto: il pubblico, evidentemente, questo vuole e questo, puntualmente e  ben volentieri, al pubblico   viene dato.
Parafrasando il noto detto,  “si attacca l’asino dove vuole il padrone” … io  dico che in questo caso si attacca l’asino dove vuole l’asino stesso dove,  per asino, si intende un certo pubblico, incolto, superficiale, incline al sensazionalismo, capace di appassionarsi solo alle cose che fanno clamore, assetato solo di notizie di un certo  genere.
Vale per  la cronaca nera, è ben noto che i delitti, quanto più atroci e terribili, sono una benedizione per l’intrattenimento degli spettatori, non solo per i lettori  di  giornali cartacei e on line;  vale per la cosiddetta cronaca rosa, con  la pecoreccia  rendicontazione di fidanzamenti, matrimoni, tradimenti, abbandoni, ripigliamenti, riabbandoni, di VIP e Vippini;  vale per le gravidanze , sempre di VIP e Vippini, pardon, Vippine, annunciate con otto mesi e mezzo di anticipo, documentate mese per mese, centimetro per centimetro, con pance esposte, senza alcun riserbo, praticamente fino al momento di entrare in clinica … Cose che farebbero inorridire le nostre mamme che , per la gravidanza, usavano termini come “stato interessante” o “in attesa” e indossavano abiti atti a dissimulare il mutamento del fisico. Pudore ma, soprattutto, tenerezza e riserbo, per qualcosa di prezioso e intimo, non da piazzare sotto il naso al prossimo.
Che male c’è, si dirà. Certo, nessun male, figuriamoci. Ormai siamo su  questa china. Non conta informare veramente il cittadino sulle cose che contano, possibilmente in modo esatto e non approssimativo. Quello che conta è l’audience, è riempire i pomeriggi con programmi assolutamente inutili e dannosi, ma seguitissimi, distogliendo lo spettatore  dagli innumerevoli problemi e guai che meriterebbero, invece, tutta l’attenzione del cittadino.

Mi sento in dovere di fare una precisazione, in difesa dell’asino, purtroppo usato  sempre come  termine di  paragone negativo. Invece, oltre che essere una delle creature più graziose che esistano quando è piccolino … è un animale prezioso, anche dotato  di  grande intelligenza.  Sin dai tempi  di Roma Antica,  però, non  era tenuto  in grande considerazione se rapportato alla velocità e all’agilità del cavallo, la cavalcatura eletta, nobile, coraggioso, capace nella battaglia… Doti con le quali il paziente e mansueto asinello non poteva competere. Questa innocente creatura fu, pertanto, sommariamente giudicato inferiore al cavallo, anche nell’intelligenza, nell’addestrabilità.  Un vero peccato!

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Una risposta

  1. E’ più ciuccio il padrone

    Mi sono chiesto mille volte che cosa si intendesse per giornalismo.
    E la risposta che mi sono sempre dato è che giornalismo è informazione, necessaria ed imprescindibile per capire le cose del mondo.
    Sarebbe auspicabile che l’informazione fosse totalmente asettica ma poi ho capito  che per tutta una serie di motivi facilmente immaginabili ( progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici , ora quasi azzerati, necessità di incrementare la tiratura per la sopravvivenza della testata ed altro ) ciò non fosse sempre possibile.
    Mi sembra opportuno che vi debba essere una priorità nell’ordine delle notizie riportate da TV e media e nei giornali cartacei od online e che questa priorità debba essere accordata alle notizie più importanti per l’interesse pubblico generale.
    Ma qui casca l’asino.
    Una volta almeno comparivano in prima pagina le notizie per così dire più interessanti : politica, economia, eventi calamitosi, guerre.
    Oggi invece è l’esatto contrario : non si accorda priorità alle notizie che possono essere utili alla maggior parte dei lettori ma quelle che solleticano la loro curiosità o peggio ancora i loro istinti meno nobili.
    E’ una lotta all’ultimo sangue a conquistare l’audience e quindi aumentare la tiratura per garantire la sopravvivenza economica della testata o del network.
    Ed allora ti vedi sbattere in prima pagina i particolari più pruriginosi di un delitto a sfondo sessuale.
    Siamo stati assediati letteralmente dalle TV per anni per i delitti di Elisa Claps, Sarah Scazzi, Melania Rea, Meredith Kercher, Chiara Poggi ecct.
    Si era acceso un interesse morboso per queste vicende e per mesi non si è parlato d’altro su giornali e nelle TV.Questo tipo di informazione parlava alla pancia della gente anche perché si soffermava con dovizia di particolari sui dettagli più scabrosi.
    Pensando  all’ultimo femminicidio ( quello di Giulia Cecchettin per mano di Filippo Turetta )  che sta occupando le prime pagine dei giornali e degli altri media  da una settimana , per curiosità, dato l’alto numero di femminicidi che si registrano ogni anno in Italia da decenni, mi sono preso la briga di accertare quello che avviene in Europa.
    Uniformare i dati nell’Unione Europea sul numero di femminicidi è molto difficile perché non tutti i Paesi classificano i reati per genere allo stesso modo e talvolta distinguono fra omicidi perpetrati all’interno del nucleo familiare o in circostanze diverse.
    E poi non sempre sono a disposizione statistiche aggiornate e quindi il dato noto di 3.232 casi di donne uccise fra il 2010 e il 2021 non riporta la situazione di otto Stati membri (Polonia, Bulgaria, Irlanda, Danimarca, Belgio, Lussemburgo, Portogallo e Romania) e per questo diverge dalla cifra di 6.593 omicidi perpetrati da familiari o partner ed ex di cui parla Eurostat.
    All’apice c’è la Lettonia: nel 2020 ci sono stati 2,14 femminicidi compiuti in famiglia o da partner ed ex ogni 100mila donne, dato che sale a 4,09 considerando anche quelli esterni e che vede sul tragico podio gli altri due Paesi baltici, Lituania ed Estonia.
    I numeri sono esigui, 22 e 41 rispettivamente, ma su una popolazione di meno di 2 milioni di abitanti sono già considerevoli. La percentuale più bassa è della Grecia (0,16), poco più sopra la Svezia e poi appaiate Italia e Spagna con lo 0,38, dato ben sotto alla media europea dello 0,68. L’Italia sarebbe messa bene anche nel rapporto generale di omicidi per popolazione: 0,48, più elevato solo del Lussemburgo (0,32) ma anch’esso lontano dallo 0,89 della Ue.
    In numero assoluto, il brutale primato appartiene alla Germania: nel 2020 le donne uccise sono state 225. In Italia nel 2022 i femminicidi sono stati 125 su un totale di 319 omicidi. Le donne uccise sono quindi circa il 39% rispetto al totale, con una punta al 91% se si considerano le vittime di partner o ex partner.
    Ma come ci si comporta nei vari Paesi dal punto di vista legislativo?
    L’unico Paese ad avere un testo unico sulla violenza di genere è la Spagna che nel  2004, sotto il governo Zapatero, ha votato la Legge Organica. 
    Quel che pone l’Italia nelle retrovie sono i processi per omicidi .
    Il numero più alto viene celebrato nei Paesi del Nord Europa ma non perché lì ci sia più violenza, ma perché le denunce delle donne sono di più: in Svezia o Danimarca chi viene violata denuncia, da noi questo troppo spesso non avviene e ciò è sconfortante: bisogna sollecitare a farlo. La giustizia deve ridare fiducia alle donne.
    E i processi devono durare di meno: i nostri tribunali hanno carichi di lavoro molto pesanti per reati a volte ridicoli. Bisogna cambiare marcia: non si possono aspettare due anni per una sentenza di stupro. La violenza di genere si combatte anche con la rapidità di giudizio.
    Nella classifica della mattanza rosa l’Italia è terzultima insieme alla Spagna.
    Ma c’è poco di che gloriarsi perché un femminicidio è comunque il più orribile dei delitti.
    Sia essa italiana o straniera bisogna evitare con ogni mezzo la mattanza rosa : non una di meno!
    Considerazione finale :il doveroso processo di emancipazione della donna , iniziato negli anni 70 con le leggi sul divorzio e l’aborto, proseguito sino ai nostri giorni , dopo mezzo secolo non si è ancora completato.
    O meglio non è stato digerito dal maschio italico  che continua a reagire in maniera brutale ogni qual volta la moglie o la compagna decide di porre fine alla relazione, esercitando un proprio sacrosanto diritto.
    Mi chiedo infine : riuscirà mai il maschio italico ed europeo a fare il salto culturale verso l’ammissione dell’emancipazione femminile e della piena parità tra uomini e donne ?
    Francamente ne dubito.
    Non servono fiaccolate, montagne di fiori, dibattiti televisivi che a  volte sono controproducenti.
    E’ ormai imprescindibile che debbano riappropriarsi  del loro  ruolo educativo  famiglia e  scuola.
    Ma  non credo che basti. 
    Non rimane perciò che mettere mano e riscrivere in toto il codice penale  diventato ipergarantista con le modifiche apportate da oltre 30 anni a questa parte .
    E’ necessario fissare il principio della certezza della pena , applicare sul serio gli ergastoli ed eliminare per sempre il meccanismo perverso della riduzione della pena che viene accordata a tutti come le attenuanti generiche.
    In questa maniera l’ergastolo è stato espunto di fatto dal nostro codice penale.
    Solo così le norme penali sarebbero a misura di vittima innocente e non di delinquente.
    E forse vi sarebbero meno femminicidi.

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