Ascoltando le solite lacrime di coccodrillo

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L’Occidente va verso il baratro. In Italia i politici giocano col fuoco. Poveri contro altri poveri, ma anche italiani che non vogliono rinunciare all’orgoglio di essere una nazione sovrana in casa propria. Dall’altra parte, italiani per cui il  nome Patria e’ una parola “senza” senso. 

L’incapacità dell’America nel dare una risposta al terrorismo islamico, o per meglio dire, alla guerra di religione portata avanti dall’Isis, è ormai sotto gli occhi di tutti. Forse, siamo stati i primi, in tempi non sospetti, a lanciare un forte segnale relativo al fatto che non si trattava di qualche gruppo isolato di fanatici addomesticati da un guro con la barba nera. Eppure, l’amministrazione statunitense, che sicuramente è meglio informata di noi, non ha preso sul serio il pericolo. Ora, assistiamo allo sgozzamento giornaliero di civili che hanno la sola colpa di essere di un’altra religione, e di soldati, in spregio alle elementari leggi di guerra, o meglio, del trattato di Ginevra sui prigionieri. A questo punto c’è da chiedersi se ci si può fidare della più potente nazione, in campo militare, o se ormai è un sogno quello di esserci legati a coloro che in teoria, e qualche volta in pratica, sono stati l’emblema della libertà. Spiace dirlo, ma l’avvento del primo presidente di colore alla guida degli Usa, è stato un grande fallimento in politica estera, pari forse solo a quello di un altro presidente: Jimmy “nocciolina” Carter, alla fine degli anni 70. Certo, va bene tutto. Meno soldati Usa muoiono, meno rogne si hanno. Eppure, la storia insegna che alla fine si fanno i conti. Così, a distanza di anni, l’amministrazione americana persevera, in quell’area nel mondo, sugli errori. Mi rifiuto di pensare che le migliaia di ufficiali sfornati da una delle più qualificate accademie militari, mi riferisco a West Point, con dietro un apparato militare sia sul piano degli armamenti sia nella  logistica fra i più potenti del mondo, non sappiano come risolvere il problema Isis. Adesso attendiamo che l’Iran schieri le proprie milizie per vedere cosa succederà. Se vincerà, tornerà a essere la protagonista in quel pezzo di mondo e potrà continuare lo sviluppo nucleare tanto temuto da Israele. Forse, è questo il prezzo che l’Europa deve pagare per non intervenire.

Il continuo afflusso di migranti verso l’Italia, apre un vuoto nel nostro bilancio, ma apre un solco anche fra noi italiani. Inutile nasconderci: c’è una parte d’Italiani, che vede in tutti questi sbarchi di persone scappate o presunte tali, da guerre e fame, come una vera e propria invasione. Non solo, ma l’approdo di queste persone toglie risorse che potrebbero essere usate per migliorare la vita di tanti pensionati, ma anche di famiglie italiane che alcuni talk show della politica, non schierati a sinistra, stanno mostrando. Dall’altra parte, italiani dallo spirito illuminato (come se fossimo agli albori della Rivoluzione Francese), che ci dicono di essere buoni, di accogliere tutti. Perché, per loro, essere tutti poveri è bello. Sarà! Io, invece, preferirei che chi viene in Italia con lo stato di rifugiato politico, perché a casa sua rischia la pelle, fosse accolto in maniera dignitosa e contemporaneamente si comporti da persona civile e ringrazi chi gli porge la mano. Utopia, forse. Per ora, registriamo che per “fortuna” le bottiglie, le uova marce e qualche pietra, se le prende solo Matteo Salvini. Infatti, se  iniziassero le aggressioni anche ad altri militanti della Lega, o a Fratelli d’Italia, sarebbe come tornare indietro agli anni 70/80. E, via assicuro, non era un bel periodo. Per fortuna, la gran parte dei giovani non sa esattamente che cos’è la destra e la sinistra.

Concludo,  vista la data di quest’articolo (24 maggio 2015), con un ricordo per coloro che in questo giorno e in questo mese nell’anno 1915, passarono il Piave.  Onore a chi è morto al grido di viva l’Italia e Avanti Savoia. Scusate, ma la mia non è retorica. 

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