Articolo 27 della Costituzione italiana

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Questa settimana Ugolino ci accompagna tra i labirinti di una analisi logica riguardante un argomento molto dibattuto e sempre di attualità nella agenda politica e sociale del nostro paese:non a caso anche nei giorni di ferragosto in molte città italiane si sono visitate le carceri

Art. 27 della Costituzione: analisi logica

La responsabilità penale è personale.

  L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

  Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla

  rieducazione del condannato.

  Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra .”

Analisi logica del terzo capoverso.

Le pene : soggetto

non possono consistere : predicato verbale,

in trattamenti contrari : complemento di stato in luogo figurato,

al senso : complemento di termine,

di umanità : complemento di specificazione,

e devono tendere : predicato verbale,

alla rieducazione : complemento di termine,

del condannato : complemento di specificazione.

La frase coordinata “devono tendere alla rieducazione del condannato” ha come soggetto inequivocabile “Le pene”.

Ne consegue che:

La sostituzione del soggetto “le pene” con qualsivoglia altro soggetto, come: “scarcerazione immediata”, “libertà anticipata”, “indulto”, “amnistia”, “condono”, ovvero la mancata applicazione tout court delle pene sancite dal Codice penale, oppure altre fantasiose quanto aberranti sentenze inventate da impiegati o funzionari della Stato, rappresenta una palese mistificazione del dettato costituzionale. Perché vi possa essere la rieducazione occorre vi siano le pene, che, proprio in quanto soggetto del verbo, devono tendere alla rieducazione stessa. Questo e solo questo dice e sancisce l’articolo 27 della Costituzione.

Le pene , dunque, devono tendere alla rieducazione del condannato: pertanto le pene previste dal Codice penale (e non altre corbellerie, occorre ribadirlo), devono svolgere anche (e non solo) una funzione rieducativa. E come ottenerla? Anzitutto proprio con la certezza della pena stessa: non vi è nulla di più diseducativo della certezza opposta: se il delinquente sa di poter rubare, rapinare, commettere omicidi, atti di terrorismo, di potere perfino dichiarare guerra alla Stato, sapendo anche che, nella peggiore delle ipotesi, dopo poco tempo sarà libero come l’aria e, nella migliore, non sconterà nulla, avremo semplicemente stravolto il significato letterale e logico della Costituzione. Senza considerare il vulnus inaccettabile ed inqualificabile arrecato per la seconda volta alle vittime; vittime che, occorre ricordarlo, solo grazie ai principi cristiani e non ad altro, rinunceranno a farsi giustizia da soli, vendicandosi.

Su altre forme di rieducazione del condannato si può discettare a lungo, non dimenticando tuttavia che ognuna di queste deve partire da un elemento essenziale: deve esistere la dichiarata e concreta disponibilità del condannato a lasciarsi rieducare: quando mancasse tale concreta e dichiarata disponibilità, la rieducazione del condannato resterebbe semplicemente un proposito tanto nobile quanto inutile.

La rieducazione del condannato a sua volta deve avere una finalità, ossia rieducare il condannato a che cosa? La Costituzione non lo specifica, tuttavia non è forse troppo avventato immaginare che la rieducazione consista precipuamente nel fare in modo, per un verso, che le vittime siano pervase da un senso di sollievo, sapendo che il loro grassatore o aguzzino s’è ravveduto, s’è pentito ed ha deciso di cambiare vita. E consista altresì nel garantire all’intera società civile che il delinquente rieducato non reitererà più i suoi misfatti.

Il concetto espresso con la locuzione “trattamenti contrari al senso di umanità” è quanto mai vago e, quindi, privo di qualsiasi valenza oggettiva e concreta: il “senso di umanità” invocato come punto di riferimento, infatti, punto di riferimento non è: per contro è di elementare evidenza la relatività nel tempo, nelle culture, nelle tradizioni, etc. etc. di codesto astratto concetto: ci furono tempi, ad esempio, in cui per “senso di umanità” i colpevoli venivano ghigliottinati anziché impiccati. Ma questa è un’altra questione.

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