Appuntamenti in Sala Truffaut

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DA MARTEDÌ 17 A GIOVEDÌ 19 DICEMBRE “ESCHER – VIAGGIO NELL’INFINITO” IN SALA TRUFFAUT

 

Per “Spazio aperto – Inediti e riscoperte” imperdibile prima visione in sala Truffaut martedì 17 (versione originale con sottotitoli italiani), mercoledì 18 e giovedì 19 dicembre alle ore 21,15 (versione italiana) verrà proposto il favoloso documentario d’arte ESCHER – VIAGGIO NELL’INFINITO (Escher: Het Oneindige Zoeken, Paesi Bassi 2018, 81′) di Robin Lutz. In apertura di documentario, una dichiarazione di Escher che finisce per rivelarsi programmatica: “Temo ci sia una sola persona al mondo che potrebbe fare un buon film sulle mie stampe: io stesso”. Nel remunerativo mare magnum della storia dell’arte al cinema, la produzione del celebre incisore olandese Maurits Cornelis Escher ((1898 – 1972) – matematico prima che artista, per sua convinta ammissione – si dimostra degna di un trattamento a sé, capace di uscire, almeno parzialmente, dal tracciato. E quindi si gode con le raffinate invenzioni visive di questo genio, e troviamo trasposto sul grande schermo il suo ostinato tentativo di catturare l’infinitezza entro i rigidi confini del piano monodimensionale. Il nome di Escher è indissolubilmente legato alle sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare  costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. Le opere di Escher sono oggetto di culto degli scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.

VEN 20, SAB 21, DOM 22 E LUN 23/12 IN SALA TRUFFAUT “DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA”

 

Imperdibile prima visione per “Spazio aperto” in sala Truffaut. In cartellone venerdì 20/12 alle ore 21,15 (versione originale con sottotitoli italiani), sabato 21/12 alle ore 21,15 (versione doppiata), domenica 22/12 alle ore 18,15 e 20,30 (versione doppiata) e lunedì 23/12 alle ore 21,15 (versione originale con sottotitoli italiani) il bellissimo film DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA (Mac/Bel/Fra/Cro/Slo  2019, 100′) di Teona Strugar Mitevska. Diceva il poeta che la vita è sventura. Vero, soprattutto se nasci dalla parte sbagliata del mondo, in uno di quei paesi germogliati sulle macerie delle guerre jugoslave, e oggi hai 32 anni ma ne dimostri 42, come ti senti dire durante un colloquio a cui hai avuto accesso previa raccomandazione. In un momento storico in cui la realizzazione umana è fatta coincidere con quella professionale e non c’è colpa più grave della disoccupazione, il lavoro non si trova, perché per qualsiasi mansione è richiesta un’esperienza pregressa destinata  a rimanere negata e tu, dalla tua, hai soltanto una laurea in Storia. Per ultimo, ma non ultimo, sei una donna e “sei anche brutta”, così ti dice chi ti sta esaminando, sentendosi in dovere di chiudere il discorso aggiungendo: “Non ti scoperei mai”. È questa l’esistenza di Petrunya, che la regista sceglie di raccontarci evitando però qualsiasi forma di querulo vittimismo, preferendo mostrala come un’anomalia di sistema che attraverso un gesto, del tutto immotivato (tuffarsi in acqua, nel giorno dell’Epifania ortodossa, per recuperare, prima degli uomini, il crocefisso gettato nel fiume dal sacerdote al termine della processione), fa tremare le fondamenta di un ordine sociale ormai anacronistico, che si regge sulla superstizione della supremazia machista e paternalista. Petrunya è l’inconcepibile capace di aprire una via di fuga dall’inevitabile: scatena disordini, crea problemi, costringe a mettere in discussione l’idea che I giochi sono già fatti e che non avrebbe alcun senso cercare di migliore le cose adesso.

 

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