Anna Finocchiaro: “Abbiamo chiuso con l’ossessione securitaria”

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Nel corso del convegno “Carceri, uscire dall’emergenza” è stata letta anche una lettera sottoscritta da 55 dei 70 internati di Saliceta San Giuliano, documento assolutamente inedito in cui si denuncia la peculiarità della situazione degli internati, molti dei quali condannati al cosiddetto “ergastolo bianco”, una sorta di pena senza fine per chi non ha più legami con la società civile.

 

“Finalmente siamo usciti da quella ossessione securitaria che ha rappresentato la base di tutta l’azione politica del governo Berlusconi, tranne quando naturalmente si parlava delle faccende private dello stesso presidente del Consiglio. Ora si può davvero cominciare a ragionare dei tanti problemi del paese, e tra questi pongo sicuramente la situazione delle carceri”: è cominciato con queste parole, ieri sera, l’intervento di Anna Finocchiaro, la presidente del gruppo Pd in Senato che aveva il compito di chiudere i lavori del convegno “Carceri, uscire dall’emergenza” organizzato dal Pd modenese a Palazzo Europa.

Incontro di respiro nazionale, nel corso del quale non si sono sentite solo la voce della politica, ma anche quelle degli agenti della polizia penitenziaria e del mondo del volontariato e perfino quella degli internati visto che 55 dei 70 ospiti della Casa lavoro di Saliceta San Giuliano hanno fatto arrivare una lettera-denuncia sulla situazione dei cosiddetti condannati all’”ergastolo bianco”, coloro cioè che, pur avendo concluso la pena, non avendo un luogo e una vita a cui tornare, non possono uscire dalla struttura penitenziaria perché considerati ancora pericolosi, in quanto potrebbero potenzialmente reiterare reati.

Prima ancora dell’avvio dei lavori, infine, un fuori programma: ad attendere la senatrice c’erano infatti la mamma e la zia di Giovanni Tizian, il giornalista de La Gazzetta di Modena che vive sotto scorta perché minacciato dalla criminalità organizzata. Un incontro cordiale, un modo per ringraziare Anna Finocchiaro per essersi schierata da subito a fianco del giovane giornalista e al contempo l’occasione per la senatrice di informarsi di persona sulla situazione. “In questo momento della vita del paese – ha spiegato la senatrice Pd – è come se all’improvviso si fosse acceso un riflettore a luce fredda, di quelli che permettono di vedere con chiarezza assoluta le cose. Alla luce cruda della crisi, è svanito ogni strascico di quell’ illusionismo che, per anni, ha mascherato la realtà. La situazione è molto difficile, la mancanza di risorse impedisce di scegliere la via più facile, quel “costruiamo nuove carceri” che è stato lo slogan senza risultati concreti del ministro Castelli. Ma io non voglio essere pessimista. Voglio credere – ha concluso la Finocchiaro – che questo sia il momento in cui la cultura democratica, quella che si domanda se il carcere può essere l’unica pena, soprattutto in casi più lievi, può tornare utile al paese. In fondo costa meno, e funziona di più!”

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