Ancora un 25 Aprile che divide anziche’ unire.

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Accade a Roma dove la Brigata Ebraica e il PD non saranno al corteo dell’ANPI

 


Che la data del 25 aprile scelta per ricordare la liberazione dell’Italia dal regime nazi-fascista non sia propriamente condivisa da tutti gli italiani, non è cosa nuova. Ogni anno quando si avvicina questa data nasce una polemica che il più delle volte coinvolge l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Ricordiamo che ai tempi del governo Berlusconi, a Milano alcuni attivisti di Forza Italia furono presi a calci e sputi dai duri e puri della bandiera e del fazzoletto rosso. Come se la resistenza l’avessero fatta solo loro e l’Italia fosse stata liberata solo da loro. Ricordiamo che l’Italia fu liberata dagli alleati con una spallata nell’aprile del ’45 che travolsero le ormai demoralizzate truppe tedesche. Dobbiamo anche sottolineare che i comandanti in capo tedeschi di quest’area geografica stavano trattando da mesi per una resa che permettesse loro una via aperta per un ritorno in Germania, tenendo all’oscuro di ciò il governo della RSI. Così fra soldati che non avevano nessuna intenzione di morire l’ultimo giorno di guerra, fascisti sia in divisa sia in abiti civili con famiglie al seguito lasciati senza ordini che fuggivano a una probabile vendetta (cosa che si sarebbe poi realmente verificata), avvenne quella che sarebbe stata poi definita l’insurrezionale nazionale. Milano e Torino si ribellarono il 24 aprile, dopo che il 9 aprile (e cioè 15 giorni primi che gli alleati lanciassero l’offensiva. E qui, s’innesca la polemica che coinvolge la Brigata Ebraica. Tale reparto, armato e rivestito della divisa inglese, in quel periodo combatteva a fianco del Gruppo di Combattimento Friuli del risorto regio esercito italiano e alla divisione polacca del famoso generale Wladyslaw Anders nella zona adriatica e appenninica. Per la cronaca, la polemica ha coinvolto anche la seconda carica dello stato, il Presidente del senato Pietro Grasso che ha cercato di ricucire lo strappo fra l’Anpi di Roma da una parte e la Brigata Ebraica e il PD dall’altra. Motivo della querelle? L’invito da parte dell’Anpi a partecipare al corteo inviato ai rappresentanti palestinesi. Da qui la risposta con un secco no alla condivisione dell’evento da parte dei vertici ebrei della brigata, che hanno motivato il rifiuto con una lapidaria frase:
-L’Anpi non rappresenta più i partigiani-.

  Ora, non ci vuole un genio in politica per capire che invitando allo stesso corteo i rappresentati di due popoli che, con un delicato eufemismo, non vanno proprio d’accordo, si sarebbe creato qualche malumore. Infatti, i discendenti dei sei milioni di morti in campi di concentramento nazisti, ricordano bene che durante la II Guerra mondiale il Gran Mufti Amin al-Husseini di Gerusalemme, contrario all’istallazione dei coloni ebrei in Palestina, trovò rifugio prima in Italia e poi in Germania. Grazie a lui i nazisti riuscirono anche creare una divisione di SS bosniache. Ora, senza entrare nel merito della controversia, non si può non notare che quest’associazione (l’Anpi) fin dalla sua nascita, ha avuto qualche problemino. Nata nel 1944, doveva essere il contenitore di tutte le formazioni che avevano partecipato alla resistenza che fu fatta da formazioni ideologicamente comuniste, ma anche da reparti che avevano come riferimento politico la Democrazia Cristina, i Repubblicani, i Socialisti e Azionisti, ma anche i Monarchici detti anche Badogliani (spesso e volentieri dimenticati dalla storiografia ufficiale). Così, già dal primo Congresso nazionale a Roma nel 1947 ci furono i primi dissidi fra le varie anime che comprendevano l’associazione. Infine, nel 1948, gran parte dei membri delle principali sigle che avevano fatto la guerra dai cattolici agli autonomi, fece nascere la FIVL Federazione Italiana Volontari della Libertà, che ebbe come primo presidente il generale Raffaele Cadorna. Rimasero così nell’Anpi solo i duri e puri e cioè i comunisti. Poi, il mondo è cambiato, ma loro no e continuano a considerarsi gli unici tutori della resistenza. Questo ha portato così a non mettere mai in discussione gli avvenimenti di quel periodo, comprese le molte ombre sulle violenze e le uccisioni di molti civili inermi alla fine della guerra. Anzi, a non cercare nemmeno di ammettere lo sbaglio di avere aiutato le formazioni comuniste slave di Tito nell’ annettersi fette di territorio italiano durante e dopo la fine della guerra. Se gli ebrei non vogliono andare in corteo, hanno i loro buoni motivi, ma anche ad altri italiani possono avere ragioni per non andare in corteo con loro. Io la penso così.

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