Ancora sul processo a Galilei

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Scusandomi anticipatamente per la lunghezza dello scritto, ma restando in tema ed evitando di divagare per ogni dove come molto spesso si fa (non si dubiti, parleremo anche di Inquisizione, ma in modo storicamente serio e non dando credito a leggende nere, rosse o, meglio, marroncine[1]), credo vadano sottolineati i seguenti fatti:

  1. Al tempo di Galilei i due Sistemi, tolemaico e copernicano, si fronteggiavano ad armi pari e nell’Italia della Controriforma la teoria copernicana era tranquillamente insegnata accanto a quella tolemaica. Invece per i Protestanti era eresia: Lutero condannò esplicitamente le dottrine copernicane nel 1539.[2] (Vedete un po’ che cosa ci tocca leggere).
  2. Con le cognizioni del tempo non era possibile dimostrare la correttezza della teoria eliocentrica (quando finalmente si vorrà comprendere ed accettare l’elementare principio che gli eventi vanno contestualizzati al periodo storico cui appartengono?). Così come non era possibile dimostrare la rotazione della Terra: la supposta conferma sperimentale derivata dalla teoria delle maree, cagionate, a dire di Galilei, dallo “scuotimento terrestre che faceva traboccare il mare”, è a dir poco patetica. Del resto, forse non lo sapevate, ma Cartesio[3] non credeva nel sistema copernicano; Laplace[4], due secoli dopo, osservava che detto sistema non era provato. Di fatto, la rotazione della Terra sarà dimostrata dal pendolo di Foucault, nel 1851.
  3. Proprio Galilei, padre del metodo sperimentale, non poteva, in codesto caso specifico, sperimentare nulla. Anche oggi nessuna rivista scientifica seria, a dire il vero, accetterebbe e pubblicherebbe un articolo con teorie di carattere fortemente innovativo, se non sorretto da valide prove.
  4. Sotto il profilo strettamente astrofisico è corretto dire che la teoria tolemaica non è giusta. Ma, alla stessa stregua, non è corretto dire che la teoria copernicana è giusta. Oggi è dimostrato che Eliocentrismo e Geocentrismo sono errati in egual misura[5].
  5. Sotto il profilo strettamente fisico due corpi celesti ruotano attorno al loro baricentro.

Ciò per quanto riguarda l’aspetto scientifico.

Ma  il famigerato processo del 1633 non riguardò l’aspetto scientifico. Occorre farsene una ragione e piegarsi all’evidenza della prova documentale[6]: riguardò la teologia. Come ho già scritto nel precedente articolo, non fu la teologia ad invadere la sfera scientifica, bensì la scienza che pretese di invadere il campo teologico. Galilei infatti pretendeva, sull’onda di una teoria allora non provata né sperimentabile, di far modificare un brano dell’Antico Testamento.

  1. Il passo dell’Antico Testamento che Galilei voleva far riscrivere è in Giosuè 10 , 12-13[7]. Per questo fatto fu processato e non per aver creduto o insegnato la teoria copernicana: si ritorni a questo proposito a leggere il punto 1.
  2. Vero è che anche oggi si aggirano individui sedicenti cattolici che, essendo anagraficamente adulti, pretendono di ritagliare il Vangelo a loro uso e consumo. Tuttavia, essendo culturalmente e mentalmente assai lontani dalla statura di Galilei, non hanno ancora osato pretendere che sia modificato il testo a loro piacimento.

Mi  rendo conto che scoprire la Verità storica per chi ha sempre creduto alle leggende nere, rosse o, meglio, marroncine ed ai propagandisti della sistematica falsificazione del passato (e anche del presente)[8],può essere talvolta sorprendente, amaro, fastidioso e di difficile digestione. Ed è proprio perché ci si abbevera alle “cose risapute” che, sovente, si offende la Verità storica, così come si offende troppo spesso la Verità degli eventi attuali.

Infatti, per troppo tempo il letamaio di mistificazioni e di menzogne ideologicamente costruite ha ammorbato la Cultura vera e la Verità autentica. Tuttavia auspico, anche se mi rendo conto che non è un traguardo facile, che le mistificazioni e le falsità ideologiche e storiche siano destinate prima o poi a svanire, decomposte nel letamaio da cui sono provenute, e che un bel giorno ci si riferisca solo ai documenti storici autentici.

Ora mi permetterò anch’io, consentitemelo una volta tanto, una digressione breve breve, solo per spiegare meglio, con qualche esempio, ciò che intendo.

Esiste un congruo numero di sedicenti storici, di cosiddetti “studiosi” e “akkulturati” in genere, che insinuano (i più astuti), o affermano (quelli con il piccolo difetto al naso):

  • Che Gesù Cristo sulla terra aveva rivestito l’apparenza di un uomo; e in croce era morto il suo doppio, mentre Cristo «stava lì vicino camuffato e irrideva i suoi persecutori».[9]
  • Che il Cristianesimo vince nel mondo ellenistico romano perché si grecizza e di quella religione recupera il politeismo attraverso il culto dei santi.[10]
  • Che il Massacro degli Armeni non è mai esistito.
  • Che l’Olocausto degli Ebrei ed i campi di concentramento sono un’invenzione.
  • Che le Brigate Rosse furono e sono “cosiddette”, essendo in realtà formazioni di estrema destra, finanziate dai servizi segreti deviati.
  • Che un uomo (che non desidero aggettivare per il rispetto che si deve comunque alla persone decedute), per avere lanciato un estintore contro uomini in divisa accerchiati e per essere morto accidentalmente a causa di un proiettile di rimbalzo, è un eroe cui vale la pena di dedicare una saletta in Senato.
  • Che le Twin Towers sono state minate e fatte crollare dal presidente Bush.
  • Che la seconda Guerra mondiale è stata vinta dagli Alleati grazie al determinante apporto della Resistenza italiana.
  • Che ogni anno in Italia, prima della “legalizzazione” dell’aborto, morivano, a causa degli aborti clandestini, 25.000  (venticinquemila) donne.
  • Che il commissario capo Luigi Calabresi ha ucciso, gettandolo dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano, l’anarchico Giuseppe Pinelli.
  • … Potrei continuare a lungo …

Quando questa spazzatura marrone, questi rifiuti tossici finiranno anche sui libri di testo (è già stato foraggio per mandrie sulle reti Tv, sulla carta stampata, su Internet etc. etc.), essi diventeranno “cose risapute”, esattamente come per le torture ed il carcere a Galilei, e ci sarà conseguentemente una mandria sempre crescente di bòvidi che, con lo sguardo della mucca che osserva il treno, leggeranno codesti testi di pseudo-storia e ci crederanno, poi si abbevereranno ai cantastorie che appaiono in Tv o che scrivono su Internet, dando per scontato che codesto ciarpame sia la verità.

Non occorre nessun coraggio da leone per scrivere la Verità sul caso Galilei: occorre solo leggere autori qualificati e seri e documenti autentici[11].

Occorre anche saper riconoscere con sufficiente spirito critico la Verità dalle leggende variopinte.

Occorre infine saper trarre le dovute conclusioni: quando ci si avvede che un testo di storia contiene una fandonia, ab uno disce omnis[12], lo si getta nel cestino della carta straccia[13].

Il caso Galilei è emblematico e significativo. La Verità storica dice che il processo c’è stato, che c’è stata una condanna, motivata da una pretesa teologicamente assurda. Ma dice anche che non c’è stata alcuna tortura, che la condanna è stata assai lieve, che non c’è stato carcere. Ciò che si è detto e scritto, dall’Illuminismo in poi, è semplicemente, ignobilmente falso: frutto di un anticlericalismo, oggi divenuto anticattolicesimo, viscerale.

A suffragio delle proprie credenze qualcuno esibisce la “richiesta di perdono” di Papa Giovanni Paolo II: si potrebbe ribattere che per un Pontefice che ha ritenuto di farlo, ve ne sono stati ventisette che non hanno ritenuto di doverlo fare.

Ma  è meglio spiegare che la richiesta di perdono era riferita all’errore, ammesso e non concesso che di errore si sia trattato, nella sua autentica e veritiera dimensione. Le devote perplessità che si sono levate a questo proposito, non riguardavano e non riguardano la scontata opportunità di chiedere scusa per gli errori commessi. Riguardavano e riguardano il rischio che tali scuse venissero, per un verso, strumentalizzate dai mistificatori di professione, e per l’altro verso, interpretate come una sostanziale ammissione di colpa grave (dum excusare credis, accusas[14]) da parte di sedicenti cattolici più o meno adulti. Fatto che è puntualmente accaduto. Lo provano, se ve ne fosse necessità, anche alcuni commenti al mio precedente articolo.

Quanto ai ciarlatani che imboniscono e seducono le piazze per mezzo di codeste fanfaluche[15], è inutile invocare su di loro la vergogna: dire di costoro che hanno la faccia tosta significa sminuire gravemente la loro abilità: sanno negare con bronzea impassibilità qualsiasi solare evidenza e qualsiasi cosa dichiarata in precedenza da loro stessi, secondo i migliori insegnamenti della scuola del Politburo (occorre tuttavia ammettere che anche quella delle Frattocchie non è da meno); costoro si qualificano da soli, indipendentemente, sia chiaro, dal tipo e dalla dimensione della scranna su cui appoggiano il loro volto.

Sappiano  tuttavia che il dispregio, l’onta che raccolgono, è direttamente proporzionale alla quantità di letame prodotto, nonché alla protervia ed all’improntitudine che li connota.

P.s.: sollecitato a riportare il testo della sentenza, esaudisco volentieri il desiderio:

 

Roma, 22 giugno 1633.

 

Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell’età tua d’anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch’il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch’avevi discepoli, a’ quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l’istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l’istessa dottrina come vera; che all’obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d’una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura;

E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell’avvenire e essempio all’altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de’ Dialoghi di Galileo Galilei.

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t’imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.

 

 



[1]Il colore della sostanza di cui sono intrise.

[2]Rino Camilleri – La vera storia dell’Inquisizione Piemme  pagg. 113 e segg. –  E connessa bibliografia.

[3]René Descartes (1596 – 1650) noto anche con il nome latinizzato di Cartesius, in italiano Cartesio.

[4]Pierre Simon de Laplace (1749-1827)

[5]Nel 1902, Henri Poincaré aveva già spiegato che non è possibile dire che il moto vero è quello contemplato dal sistema copernicano-kepleriano o dal sistema tolemaico, in quanto le equazioni effettive della dinamica rotazionale non sono del secondo ordine, ma del terzo e non permettono di individuare un’accelerazione assoluta; la loro comune verità non starà nell’interpretare il moto planetario copernicano e quello tolemaico entrambi come fenomeni gravitazionali (o inerziali) come nella relatività generale, ma entrambi come fenomeni della non-separabilità del mondo. (Da: Questioni cosmologiche) http://193.204.255.166/cerco/uploads/corsi/poincare.rtf

[6]Va da sé che se qualcuno disponesse di documenti storici o atti processuali che comprovano una verità diversa, non ha che da citarli o, meglio, esibirli.

[7]«Fu allora che Giosuè si rivolse al Signore… “O Sole fermati su Gabaon, e tu, Luna, sulla valle di Aialon”. E il Sole si fermò, e la Luna ristette.».

[8]Rino Camilleri – La vera storia dell’Inquisizione Piemme  . Dalla prefazione di Franco Cardini, pag. 6

[9]Da: I troppi errori di Giovanna D’Arco di Pietro Citati – Repubblica del 2 settembre 2005, pag. 48 (v. P.C. ed ex P.C.I. sul n° 2 di Bice.).

[10]Da: Il segreto pagano dei cristiani di Luciano Canfora – Repubblica del 27 agosto 2005 pagg. 46 – 47. (v. Zosimo e il festival di Rimini sul n° 2 di Bice)

[11]Jean-Pierre Longchamp, Il caso Galileo, ed. Paoline 1990 – Franco Cardini, L’Inquisizione ed. Giunti 1998

[12]Accipe nunc Danaum  insidias et crimine ab uno disce omnis. : Ed ora ascolta le insidie dei Danai e dal delitto di uno solo capisci come sono tutti. Virgilio, Eneide, II, 65.

[13]Vogliate apprezzare l’eufemismo.

[14]San Girolamo: mentre credi di scusarti, ti accusi.

[15]Anche in questo caso spero apprezziate l’eufemismo.

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