Anche un verme, quando è calpestato, si rivolta

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""I media si gettano con ingordigia su nauseabondi gossip, tacendo di manifestazioni, come quella svoltasi il 25 settembre scorso, in varie città d’Europa...""art. di
Ago D'Alessandro Zecchin

 

Per un articolo sulla vivisezione sarebbe stato più opportuno, e certo anche più facile, presentare una delle molte immagini, tutte raccapriccianti, presenti sul Web.

Ho scelto, invece, come copertina, ciò che secondo me rappresenta la perfezione,  ossia la bellezza assoluta del gatto, unita all’indole del cane.

Non approvo le immagini brutali, pubblicate con la presunzione di  scuotere le coscienze: chi, come me, non resiste, distoglie lo sguardo, con gli altri si corre il rischio di portarli all’assuefazione, all’indifferenza. Un rischio  che non voglio correre, verso alcun  animale, sia esso bellissimo come  pure di aspetto meno aggraziato o di carattere meno docile, come una scimmietta spelacchiata e dispettosa o un furtivo roditore, etc. Ciascuno di essi, indistintamente, ha diritto ad essere salvato dalla vivisezione, il che non significa che ne vorremmo tenere uno in salotto, o che non dobbiamo difenderci da essi, se diventano un pericolo, o essere vegetariani. Semplicemente ogni animale ha diritto a non essere la vittima di mostruosità spacciate per esperimenti con finalità scientifiche o di test che hanno come scopo l’interesse economico di multinazionali farmaceutiche. Perché, con la vivisezione,  l’uomo impone sofferenze, torture e morti atroci, difficili o impossibili da descrivere, agli animali indifesi.

Si dice che anche un verme, quando è calpestato, si rivolta.

Certo,  ma questo accade se il verme non è legato, trafitto, reso immobile e muto, con ogni accorgimento, dai vivisezionatori. Anche per questo, chi vuole, può documentarsi in rete, con pochi passaggi.

Chi si schiera totalmente, riconoscendosi sotto la bandiera animalista, offre il fianco alle critiche di chi, con una certa superficialità, bolla ed etichetta gli esseri umani secondo la propria miope visione dell’esistenza e del mondo. Ma sono  figure tipiche dell’immaginario collettivo anche la vecchia zitella,  il povero pensionato solo al mondo, il vegetariano invasato,  che riversano il loro affetto su una bestiola…

Giudicare le persone in questo modo è  piuttosto riduttivo, nonché ingiusto. Anche chi, come chi vi scrive, non appartiene a nessuna di queste categorie e non si schiera ossessivamente e fanaticamente in associazioni e leghe a protezione degli animali, prova una ripugnanza senza fine per la vivisezione.

Siamo troppo spesso crudeli e ingiusti verso gli animali, ai quali dobbiamo tanto.

Animali che in silenzio hanno percorso il nostro stesso cammino nella Storia, al nostro fianco, salvandoci dalla fame, rendendoci invincibili  in battaglia, aiutandoci nel lavoro, nello sport, fornendo “pezzi di ricambio” per il nostro corpo malato, luce per la nostra mente oscurata, gioia per la nostra anima depressa, con il dono della loro compagnia, della loro fedeltà, della loro infinita capacità d’amare, senza giudicare e senza nulla chiedere. E la dice lunga, sul cinismo dell’anima umana, il fatto che, per irridere un amore senza condizioni, che nulla chiede, e tutto dona, si usi dire “devozione canina”.

Fa orrore la macellazione per dissanguamento, è inaccettabile la sofferenza di un animale  ucciso senza il preventivo stordimento, ci ribelliamo alla crudeltà di certe pratiche, taglio delle orecchie, della coda, vera barbarie per ottenere  presunte razze canine“perfette”…perché essere, poi, così ipocritamente vaghi, pertanto consenzienti, di fronte alla peggiore, e alla  più inutile in assoluto, delle sopraffazioni umane sugli animali?

Che esista l’ignoranza della direttiva, è già di per sé allucinante e grottesca, con europarlamentari che votano impreparati, (art. Sono da perdonare perché non sanno quello che fanno) ma ci sono tentativi di giustificazioni, a mio avviso, ben peggiori.

Ad esempio la giustificazione per aver votato “Sì”, alla famigerata direttiva UE dell’8 settembre  scorso, data da  Pino Arlacchi, che non è  l’ultimo arrivato in politica, (e nemmeno  ha  la scusante di essersi dedicato a coltivare l’ugola, piuttosto del cervello, negli anni scorsi) il quale, tuttavia, pensa bene di scrivere “E dico subito che ho un po’sottovalutato il tema, affidandomi alla valutazione del mio gruppo (ALDE, i democratici e liberali europei), senza approfondire l’argomento con una indagine personale.”[1]

Oppure quella, altrettanto inaccettabile, e incomprensibile, nonostante l’attenta rilettura, dell’on. David Sassoli, il quale abbastanza oscuramente (almeno per me) dice che ha votato Sì, proprio perché è contrario! “Mi sono interrogato e ho deciso che valeva la pena votare a favore per il semplice fatto che una legge è meglio di una non-legge e che se vogliamo arrivare ad abolire la vivisezione occorre fare alcuni passi, che magari ti danno il voltastomaco, ma necessari per arrivare a soluzioni più radicali.” [2]

Per questa  dichiarazione, come per quella di Arlacchi, ho messo opportuno riferimento, sia per dovere verso il sito Gea Press, sia, ancor più, per il dovere di dare al Lettore la possibilità di leggere interamente le notizie, non deformate da eventuali interpretazioni o viziate da ingiustificabili  estrapolamenti.

Invito, pertanto, i gentili Lettori a visitare il sito cui faccio riferimento, proprio per avere  conoscenza anche del silenzio, davvero colpevole, dei media, che si gettano con ingordigia  su nauseabondi gossip, tacendo di manifestazioni, come quella svoltasi il 25 settembre scorso, in varie città d’Europa, molte anche in Italia, contro la predetta direttiva UE e contro la vivisezione, concetto da rifiutare.

Qualche volta, e non sempre a mo’di battuta, si dice che gli animali non votano, altrimenti certe leggi, ovviamente, non sarebbero mai passate.

Credo, tuttavia, che ci siano altri animali, bipedi per la precisione,  che periodicamente, in rassegnate processioni, si recano al voto, un esercizio che talvolta appare un vuoto rituale della democrazia, rituale che lascia tutto nell’immobilità precedente o la sposta in modo appena percettibile, inutilmente.

 

           Ago D’Alessandro Zecchin  


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