Anche con Veltroni la sinistra rimane uguale a se stessa

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La settimana che sta per concludersi si è stata caratterizzata per alcuni importanti fatti che sicuramente avranno ripercussioni di non poco conto anche in futuro: basti pensare alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo o all’accordo elettorale raggiunto tra il Partito radicale e il PD. Anche altri eventi, non meno importanti di quelli appena citatI, si sono svolti la settimana scorsa e uno di questi è sicuramente la polemica nata tra il prof. Luca Ricolfi e Romano Prodi.

A dar vita alla controversia tra i due è stato il presidente del Consiglio uscente che ha usato toni  al limite dell’intimidazione mafiosa e sicuramente poco rispettosi nei confronti dell’editorialista de La Stampa. La colpa attribuita a questi è quella di aver snocciolato tutt’una serie di dati economici che hanno messo in seria discussione l’efficacia dell’azione di Prodi nei confronti del risanamento dei conti pubblici e della lotta all’evasione fiscale. “La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati” con la lotta all’evasione, infatti, oltre ad essere altamente controversa, sarebbe frutto di meri giochetti contabili tanto da essere messa “in dubbioda vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006 – scrive Ricolfi –, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia miglior stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi). Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari «tesoretti»“”. «Tesoretti» che il governo avrebbe potuto impegnare nella riduzione delle tasse, ma che ha preferito dissipare in mille rivoli di spesa clientelare come dimostrano il Dl 81 e il Dl 159 contenuti nella Finanziaria 2008.

A tali osservazioni Prodi ha risposto, sotto forma di lettera inviata al direttore del quotidiano torinese, scrivendo che la “stima del recupero di evasione per oltre 20 miliardi di euro è robusta ed ampiamente documentata dai documenti ufficiali presentati dal governo al Parlamento. A sostegno della credibilità della stima è l’andamento dell’elasticità delle entrate tributarie al Pil”.

Tale precisazione non convince Ricolfi, primo perché i “documenti ufficiali presentati dal Governo al Parlamento” non rappresentano “una fonte indipendente e poi perchè – avendo letto i documenti cui Prodi si riferisce – non posso non rilevare che essi non superano i normali test di un rapporto scientifico, primo fra tutti la completa riproducibilità dei passaggi che generano i risultati”. In merito all’“andamento dell’elasticità delle entrate tributarie rispetto al Pil”, scrive ancora Ricolfi sulla rivista Polena, si tratta di un “argomento più curioso che convincente” poichè “la crescita dell’elasticità del gettito, di per sé, non prova assolutamente nulla, perché può essere dovuta ai motivi più disparati: al buon andamento dell’economia, all’aumento delle tasse (anche a parità di aliquote, per semplice “manutenzione” della base imponibile), perché il governo vara misure una tantum. […] Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché l’elasticità potesse situarsi al di sotto dell’unità nel periodo 2001-2005: l’economia andava male e – forse Prodi lo ha dimenticato – Berlusconi riduceva le aliquote. Considerazioni analoghe valgono per i dati di Prodi sull’elasticità del gettito dell’Iva da scambi interni rispetto ai consumi”.

Le precisazioni di Prodi, dunque, non hanno affatto sortito l’effetto sperato, anzi hanno ancor di più convinto il prof. Ricolfi, e con esso anche i lettori de La Stampa, della bontà del punto centrale della sua analisi: “Il governo Prodi ha perso un’occasione d’oro per correggere in modo apprezzabile i conti pubblici, e lascia un’eredità difficile al governo che verrà.

Lo scontro tra i due professori, comunque, indica chiaramente che a sinistra, anche con Veltroni, la cultura rimane quella di sempre: “Chiusa anche quando predica il dialogo, arrogante anche quando è gentile, resistente ai fatti anche quando è colta”.

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