Amanda Lear inaugura uno spazio artistico-culturale, a Modena.

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Dopo aver ricevuto la scultura che riproduce “La Bonissima”, che è uno dei simboli di Modena, abbiamo intervistato Amanda Lear, che affiancata dal suo bellissimo e giovane fidanzato, Manuel Casella, ci ha poi confessato…

A Modena, in pieno centro, è nato un nuovo spazio per mostre e attività culturali. E’ lo “Spazio House” di Corso Canalchiaro, 126, proprio di fronte all’Antica Salumeria Fini. Questo nuovo spazio, a cura della “World’s Artist” di Montecarlo (titolare la dinamica, effervescente gallerista Mirella Setzu) e di “The Fifty Diamonds” (cioè di cinque belle e fascinose signore modenesi, “capitanate” da Linda Camellini), ha inaugurato la sua attività artistico-culturale , ospitando la bella mostra “Le tele di Amanda Lear”, intitolata “Condividendo il sogno nella stanza del mito”, mostra, che si avvale del patrocinio del Comune di Modena ed è stata resa possibile grazie alla sensibilità della storica azienda bolognese che, dal 1866, produce raffinati oggetti di scrittura, disegno e precisione, la “Vittorio Martini”, con il contributo dell’ Associazione Culturale modenese “Shaken, not Stirred” (Agitato, non Mescolato) , “Bond Drinks”, che si propone di valorizzare il mito di James Bond, nel settore dell’ospitalità e dell’enogastronomia, dello storico “Caffè dell’Orologio” e del Gruppo “Hotel Real Fini”, che, all’insegna del rispetto della qualità e dell’amore per l’ospitalità, da quasi cent’anni, fa onore a Modena.

Ebbene, tra bellissimi oggetti di arredamento, decorazioni e complementi d’arredo di grande prestigio con marchi di importazione quali il belga “Flamant”, l’inglese “Biggie Best” e lo spagnolo “Becara”, la pittrice Amanda Lear ha esposto 52 tra dipinti ad olio, acquarelli, disegni in sanguigna, opere che solo in parte riflettono l’arte surrealista del suo maestro, Salvador Dalì, in quanto riflettono soprattutto il profondo turbamento , la pietas verso la condizione dell’intera umanità che si agita in Amanda Lear donna e artista, figlia di un inglese e di una esiliata russa. Ha studiato a Parigi e, poi, negli anni ’60, si è trasferita a Londra, dove ha incontrato alcuni tra i maggiori disegnatori, musicisti e artisti. Le sue preferenze comprendevano soprattutto il movimento surrealista e l’espressione del corpo, avendo studiato anche l’arte del mimo. L’incontro con Salvador Dalì, nel 1965, cambia la sua vita. Per 15 anni, è la sola amica, musa e confidente del grande pittore, vivendo nella casa del pittore a Cadaques, in Spagna.

Benchè avesse dichiarato che una donna non avrebbe mai dovuto dipingere, Dalì è stato il suo Pigmalione, le ha insegnato tutto ciò che Amanda Lear conosce sull’arte e sulle sue tecniche, accompagnandola nei grandi musei del mondo. Conosciuta internazionalmente come cantante pop, è diventata famosa quando la sua prima canzone è entrata nelle hit parade internazionali, ma non per questo ha trascurato la sua passione per la pittura.

La sua prima mostra è del 1980, a Rotterdam. Poi, altre 36 mostre personali (a Parigi, Berlino, Monaco, Ginevra, a Palm Beach, Saint Tropez, Losanna, Cannes, Berna, MonteCarlo, Zurigo, Bruxelles, Amsterdam, Mulhouse, Nimes, Mongius, Mentone, New York, Amburgo e, in Italia, a Milano, Firenze, Marina di Pietrasanta, Roma, Venezie ed ora Modena) ne hanno sancito la consacrazione ufficiale, sottolineata dalla critica e da riconoscimenti come la nomina a “Cavaliere delle Arti e della Cultura” da parte del Monistro della Cultura francese. Come ha scritto, in un suo bellissimo ed esaustivo saggio, la scrittrice-giornalista Terry Zanetti, “simboli, allegorie, archetipi offrono costantemente agli uomini la loro immagine da decifrare. Essi permettono di cogliere una dimensione umana in continua lotta fra sublimazione e perversione. Una via di mezzo sembra non esistere. Eppure è il sogno di una vita più bella ciò che da sempre permette all’uomo di continuare la propria ricerca. La stanza del mito è il mondo dove tutti ci ritroviamo a condividere attese, emozioni e fare bilanci. E per questo magico rapporto che identifica il macrocosmo con il microcosmo, la stanza viene ad identificarsi con qualsiasi luogo dove la gente si ritrova per indagare, per scrutare dentro se stessi, una stanza ma anche un oggetto, quando permeato di miti. Ed ecco che ci troviamo davanti ad un quadro, dove il mito induce alla riflessione. Una delle tante tele dell’artista, davanti alle quali è possibile scoprire un sogno comune: il sogno di una vita più bella”.

Subito dopo l’incontro con l’On Roberto Guerzoni, Assessore al Centro Storico del Comune di Modena , che ha consegnato ad Amanda Lear la scultura che riproduce “La Bonissima”, che è uno dei simboli di Modena, abbiamo intervistato Amanda Lear, che era affiancata dal suo bellissimo e giovane fidanzato, Manuel Casella.

 

Lei è conosciuta come la regina dello spettacolo degli anni ‘70-80. Oggi, la conosciamo ed apprezziamo anche come pittrice, Ma chi è veramente Amanda Lear ?

 

“Sì, è vero, la gente mi conosce unicamente come personaggio dello spettacolo e non sa quanto per me sia più importante l’arte, rispetto al trucco e ai costumi di scena. Lo spettacolo paga l’affitto, ma la pittura è la mia vera, unica passione: dunque, mi definisco una pittrice che fa anche spettacolo. L’arte è per me una sorta di terapia, grazie alla quale riesco ad interpretare i miei sentimenti: angoscia, rabbia, speranza e desiderio sessuale, che esprimo attraverso l’uso di colori forti, accesi e violenti, quali il rosso, il giallo e il verde. Una tela vuota davanti ai miei occhi è sinonimo della libertà assoluta di espressione, quella di poter dare voce al mio mondo segreto”.

 

Ma perchè proprio la pittura ?

 

“Perchè, l’ho sempre avuta nel mio DNA. Ho frequentato la Scuola di Belle Arti, ho studiato prospettiva e disegno”

 

Quanto L’ha influenzata Salvador Dalì, di cui è stata amica e soprattutto musa ispiratrice ?

 

“In 15 anni di intensa frequentazione, di amicizia e come musa ispiratrice, ho avuto modo di conoscere fino in fondo la dimensione umana del grande maestro. Quindi, inevitabili sono stati i suoi condizionamenti. Ma anche se mi diceva di non credere nelle donne pittrici e mi diceva che dovevo dimenticare gli studi d’arte e che non dovevo guardare al, lavoro degli altri artisti, in quanto Dalì li disprezzava tutti, ad esclusione di Raffaello, Velazquez e Vermer, io volevo seguire la mia passione, il mio amore per la pittura, per artisti come i Fauves, Cezanne, Picasso, Rembrandt, e Van Gogh. Da Dalì ho imparato soprattutto come fare spettacolo. Picasso, Magritte mi piacevano come artisti. Non Dalì. Da Dalì ho avuto una buona scuola di autopromozione. Studiando con Dalì, le mie prime pitture somigliavano molto. Poi, ho voluto staccarmi da Dalì e dal surrealismo. Ho voluto ricominciare da capo, riscoprendo i Fauves, Bonnard, Gauguin e Van Gogh. E mi sono realizzata come pittrice. Uno psicanalista potrà capire meglio, di più, la mia personalià dai miei dipinti. Sono uno Scorpione, quindi violenza, aggressività, morte e la rinascita mi caratterizzano. La pittura mi aiuta mentalmente. Posso esprimere angosce, desideri, illusioni, speranze, ironia ed erotismo, che è una componente del surrealismo, anzi di noi tutti”

 

Lei dice di avere appreso da Dalì come fare spettacolo, come autopromuoversi. Ma lo spettacolo, la popolarità che ha acquisito come cantante pop, l’ha aiutata nella sua attività di pittrice ?

 

“Forse la gente si sposta per vedere Amanda Lear e non le mie tele. Ma io non vorrei comprare un quadro perchè è firmato Amanda lear. Lo comprerei solo se mi piace. Penso che un dipinto si deve portare a casa solo se piace e non perchè ha una firma”

 

E la televisione, il mondo dello spettacolo ?

 

“La televisione di oggi è una televisione spazzatura e come spazzatura è da buttare via tutta. A casa guardo i films, non i reality. “Cocktails d’amore” sulla RAI era allegria, gioia di vivere, colore. Oggi si piange, ci si lamenta , per commuovere. Si litiga, si bestemmia, domina il voyeurismo. Non mi interessano i dibattiti su come fa pipi Luxuria. Mi hanno offerto tanti reality, il circo. Ho sempre risposto di no. Non fanno per me. Guardo la televisione per divertirmi. Quindi guardo i programmi “enterteiner”, che fanno ridere, sognare”

 

Allora cosa vorrebbe fare ?

 

“Prima di tutto, soprattutto, voglio dipingere, creare le mie opere, che mi aiutano mentalmente. Le figure mitiche, angeliche e diaboliche, i miei nudi, i miei paesaggi mi consentono di realizzarmi, di essere me stessa. Per quanto  riguarda il mondo dello spettacolo, mi sono dedicata ad incidere un cd, “With love”, in cui canto finalmente, canto davvero: ho reinterpretato brani di grandi donne della canzone, da Peggy Lee a Nina Simone. Poi ho girato due film. Soprattutto voglio fare la “globetrotter” per portare e fare vedere i miei quadri in Italia e nel mondo. Dipingerò fino a 90 anni. Sempre che non mi vengano i reumatismi. Voglio esporre in spazi belli, eleganti come questo di Modena, che ha tre ingressi, con una storica , artistica abside di un’ex chiesa che oggi è parte integrante del negozio, galleria d’arte, che si affaccia anche su una suggestiva piazzetta, dove spicca una bellissima fontana dello scultore modenese Graziosi.

Sono anche felice ed orgogliosa di avere inaugurato l’attività artistico-culturale di cinque esuberanti, entusiaste modenesi che, con la loro società “The Fifty Diamonds”, vogliono dare vita ad una serie di appuntamenti d’autore”

                                                                                                                                           

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