Altro che “riarmo”

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Fra Don Abbondio e Badoglio, i nostri politici stanno al sicuro sotto la tonaca di papa Francesco. Nessuno vuole una guerra, inutile persino dirlo, ma lo scenario è cambiato. Non l’abbiamo scelto, lo stiamo subendo. E dobbiamo prenderne atto. 

 


Diceva Alessandro Manzoni  che “uno il coraggio non se lo può dare”. Ed è proprio questo che manca alla nostra classe politica: il coraggio di dire la verità, di non piegarsi ai potenti, di avere una sola faccia e una sola parola. Rispettando la Costituzione sulla quale ha giurato e che dichiara “sacro” il dovere di difendere la Patria. Ed è l’unica volta che la Costituzione di questo Paese di “basa banchi” usa l’aggettivo “sacro”. Questo parlamento di Don Abbondio sta per fare l’ennesima figuraccia  sul tema “riarmo” dell’Italia (140.mo paese al mondo per spesa militare in rapporto al PIL). Riarmo che è nelle necessità di una difesa europea, di un upgrade tecnologico che gli sviluppi della tattica sul campo di battaglia impongono (chiedete ad un carrista come si sente oggi dopo aver visto l’Armata Rossa fatta a pezzi  in Ucraina grazie a droni e panzerfaust), nonché del banalissimo limite demografico: chi manderemmo nel caso a combattere se abbiamo l’età media più alta d’Europa? I nostri figli guidati da marescialli oversize o puntiamo velocemente su droni, cyber e robotica?

Nessuno vuole una guerra, inutile persino dirlo, ma lo scenario è cambiato. Non l’abbiamo scelto, lo stiamo subendo. E dobbiamo prenderne atto. 

Ma noi siamo sempre nella scomoda figura di quelli coi piedi in due scarpe: comunisti ma anche atlantisti; europeisti ma anche filo Putin; fascisti e protezionisti ma anche amici di Pechino; “onesti” pentastellati ma anche amici di Maduro, Ortega e dei loro sodali narcotrafficanti;  per Israele ma anche a fianco della Palestina; con Gheddafi ma anche con Macron; non belligeranti ma anche al fianco della Germania; partigiani ma all’interno delle mura vaticane…

Siamo dei voltagabbana – ammettiamolo –  e il dibattito sul riarmo al 2% del PIL lo conferma: vogliamo Putin fuori dall’Ucraina, ma coi soldi e i soldati degli altri. C’è quindi da togliersi il cappello davanti ad un socialista tedesco – Olaf Scholz – che stufo della retorica pacifista di destra e sinistra ha detto chiaramente che il nemico sta ad Est e che la Germania deve togliersi dall’imbarazzo della Seconda Guerra Mondiale e che deve riarmarsi, per la sicurezza sua (e dell’Europa). Mette sul piatto 100 miliardi, si allea sulla tecnologia con Israele e difende manu militari la sua democrazia. Affanculo i buonisti, l’Armata Rossa non tornerà più a Berlino.

I nostri, nel frattempo, si nascondono, col pannolone indosso, sotto la tonaca di papa Francesco. Neppure le palle per dichiarare l’Italia Paese neutrale… Uno spettacolo imbarazzante.

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