Alta acrobazia

Condividi su i tuoi canali:

Pagine memorabili del giornalismo italianoBice propone ai lettori un florilegio degli articoli scritti da alcuni Maestri del giornalismo italiano. Da come essi hanno descritto e commentato nell’immediato l’avvenimento, si possono ritrovare pagine memorabili che narrano di eventi indimenticati e scoprire, in altre pagine, avvenimenti ignorati o sepolti dalla coltre del tempo. Il tutto scritto con maestria inarrivabile.


Un quadretto emblematico della politica degli anni Ottanta.

A. B.

 

Alta acrobazia

 

Oggi ci sono in Italia due uomini, Dio li benedica, felici. Uno è Forlani che deve aver disceso l’altro ieri sera le scale del Quirinale ringiovanito di dieci anni e col passo leggero di un Nureyev. L’altro è Spadolini che deve averle salite ieri mattina con la lievità di una mongolfiera liberata dagli ormeggi per andare a ricevere dalle mani di Pertini il più bel balocco della sua camera di ragazzo-prodigio: l’incarico.

Se lo merita, intendiamoci. Nella nostra mediocre galleria politica, Spadolini spicca per levatura intellettuale e morale. Non ha addosso schizzi di fango. La sua cultura è autentica e ben digerita. È un oratore facondo, un conversatore brillante e spiritosissimo, un attivista d’inesauribili energie, un organizzatore assiduo, tenace, efficiente del lavoro suo e altrui.

Eppoi bisogna riconoscere che in questa emergenza ha lavorato bene. La sua perentoria richiesta di scioglimento della P2 è stata un colpo da maestro. A dire il vero, ora che tutti i «fratelli» la rinnegano, una metà di essi smentendo di avervi appartenuto, l’altra metà vergognandosene; ora che il suo capo, riparato all’estero per sfuggire ai mandati di cattura, ha cambiato perfino nazionalità; di questa famigerata e forse un po’ romanzata loggia non vediamo proprio cosa resti da sciogliere. Ma tant’è. In questo Paese di compromessi, evasioni e sfumature, l’intransigenza, anche se puramente verbale, fa sempre un certo effetto. E su questa delenda Carthago, che oltretutto ribadisce il rigoroso moralismo di cui i repubblicani rivendicano la privativa, Spadolini può prendere autorevolmente ravvio di una combinazione a cinque, a quattro, o a tre, presentandosene insieme come l’architetto, lo stratega, l’ispiratore, il mediatore, la mosca cocchiera, il cervello pensante: in una parola, il demiurgo.

Secondo gli esperti, il tentativo non ha molte probabilità di riuscita. I democristiani fingono di essere disposti a passare la mano a un laico: in realtà, irritati con lui per aver fatto fallire Forlani, lo aspettano al varco per decapitarlo. Altrettanto insincera sarebbe l’adesione dei socialisti che ritengono di essere molto più qualificati dei repubblicani alla successione della Dc. Mentre i socialdemocratici aspetterebbero solo l’occasione di regolare i conti con chi, predicando l’ostracismo alla P2, metteva in crisi il segretario del loro partito accusato — non so se a torto o a ragione di appartenervi.

Credo quindi che il balocco sia destinato a restar tale. Ma credo anche che Spadolini lo maneggerà in modo da farlo durare il più a lungo possibile. Esso gli assicura tutto ciò che più lo incanta: almeno un «primo piano» al giorno in Tv, titoli di giornali col suo nome a carattere di scatola, interviste a getto continuo, conferenze-stampa affollate e mille pretesti per il conio di qualche detto o definizione memorabile tipo «Tevere più largo» di cui Spadolini è una inesauribile miniera, e che in questo Paese di parole bastano a segnare una traccia e a passare alla Storia. Insomma voglio dire che anche se un governo Spadolini non lo vedremo, vedremo in compenso un esercizio di alta acrobazia che ci terrà Dio sa per quanto tempo in suspense rendendoci cosi partecipi del suo balocco e contagiandoci della sua felicità di essere Spadolini. Le luci di platea si spengono. Rullano i tamburi. Silenzio. Il trapezista sta per iniziare il suo numero.

E qui ci sia permesso rivolgere un mesto pensiero pieno di umana comprensione e solidarietà all’unico — forse — italiano che seguirà il balletto di Spadolini e le sue volteggianti «figure» senza punto divertircisi e anzi rischiando qualche travaso di bile. È il nostro vecchio amico-nemico Fortebraccio, di cui Spadolini fu per decenni la pacchia, ma che ora gli ordini di scuderia pongono off limits delle sue frecciate. Anche lui, povero Fortebraccio, dovrà applaudire le veroniche e i volapiè di Spadolini. Chi glielo avesse detto quando lasciò la Dc per il Pci, convinto di trovarvi la libertà.

 

 

 

 

Da Il Giornale   Venerdì 12 giugno 1981

 

Questa fu la politica alta, nobile che ancora qualcuno rimpiange. L’Italia era precipitata nel baratro del terrorismo, nello sfacelo degli anni Settanta e questi furono i metodi con cui tentò di risollevarsi.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Razzismo, vittimismo, protagonismo

Così come nulla impedisce al sole di sorgere, nulla impedisce che a febbraio  si  rinnovi l’appuntamento  con il  Festival di Sanremo. Soltanto un extraterrestre potrebbe

Acutil

Ricordo che mia madre mi faceva assumere questo medicinale, citato nel titolo, durante il periodo scolastico (ai miei tempi non si chiamava integratore) per favorire