All’Androide

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Con questo ricordo, che oggi condivido con tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato, voglio salutare l'Androide

 

Ero una “”giovane fanciulla”” di buone speranze quando conobbi Dante.

Mi colpirono il suo sguardo e il suo sorriso ammiccante, cominciammo a parlare della savana, degli istinti e dei felini ….

“” Lei ha tutte le caratteristiche del ghepardo, complimenti”” mi disse

Cominciammo una conversazione fitta, intensa, profonda

Questo suo modo di affrontare gli argomenti, passando dal sacro al profano, con una classe ed una disinvoltura, tipica dell’uomo colto, preparato, esperto, lo hanno fatto apparire ai miei occhi alquanto attraente

Mi sedusse col suo sapere, parlando con passione di politica (facendo di tanto in tanto emergere il suo grande e profondo rammarico per non aver potuto proseguire nella carriera a cui si era avviato) con la cognizione di chi ha vissuto ogni esperienza possibile, ed ogni giorno il nostro legame si faceva piú saldo e forte.

I giorni di condivisione di ogni piú banale quotidianitá divennero settimane, le settimane mesi, i mesi anni

Mi ha insegnato a vivere, ad affrontare gli altri, ad apprezzare Parigi, Positano ed il Lago

d’Orta, ad ascoltare le parole di De André, la musica dei Pink Floyd, piuttosto che di Minghi o Morricone, a comprendere l’insegnamento di  Herbert von Karajan nel parlare della sua Berliner Philharmoniker, a pensare con calma prima di agire…. Mi è stato maestro ed ispiratore, silenzioso consigliere e paziente ammortizzatore dell’irruente voluttá dell’inesperienza, discreta ed amorevole presenza che ho sentito tale fino al suo ultimo respiro…..

Un giorno mi raccontó dell’Androide: nel Simposio di Platone, Aristofane nel cercare di spiegare

in che cosa consistesse l’amore afferma che all’inizio, durante la creazione dell’universo, ciascuno costituiva un intero.

Mi raccontò che, sempre secondo Platone,  in principio l’uomo era perfetto, bastava a sé stesso ed era felice. Aveva quattro gambe e quattro braccia e riusciva a utilizzare tutti gli otto arti per muoversi

Questo Essere aveva due volti, quindi riusciva ad avere una panoramica visiva a 360 gradi.

In realtà non esisteva una distinzione tra uomini e donne, c’erano solo questi individui perfetti e felici, finché un giorno, Zeus, il quale era geloso della loro perfezione, li divise tutti a metà e li disperse ovunque.

Da quel giorno l’uomo ha iniziato a cercare disperatamente la sua metà,  perché senza di lei egli si sentiva incompleto, infelice.

Dopo avermi raccontato questo “”mito”” mi confessó di essersi sempre “”accompagnato da sé””, e che solo dopo essersi relazionato con me ebbe la certezza di aver incontrato, in me, l’altra metá di sè: l’androide.

A questa convinzione si é improntata la nostra vita futura.

Vivere questa dimensione è un regalo che ritengo pochi individui abbiano avuto esperienza di vivere. Io posso dire di aver ricevuto dal Dott.  Dante Fontechiari questo regalo e di aver avuto la gioia di sperimentare questo amore eterno ed indissolubile

Lui mi ha concesso di sperimentare  l’intensità di un rapporto totalizzante, l’appagamento di un’intesa piena e completa, l’arricchimento di una vita di esperienza donata a piene mani, il gradevole compiacimento di chi si sente complementare, la seduzione del continuo corteggiamento ed infine il coinvolgimento di un amore eterno, che mai tramonterá.

Sono queste le emozioni che provo ogni volta che penso al suo seduttivo sguardo ed al suo sorriso complice, ricordandolo sempre con il coinvolgimento che solo la sua potente ed attraente personalità poteva esprimere

Con questo ricordo, che oggi condivido con tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato, voglio salutare l’Androide.

 

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