Alla Gelmini il PD risponde con un referendum

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“Con questi tagli e licenziamenti a mannaia sarebbe come se in un anno venisse fatta fallire l’Alitalia due volte creando le premesse per la privatizzazione del sistema istruttivo italiano”: dice a chiare lettere l’Onorevole Mariangela Bastico ex Sottosegretario alla Pubblica Istruzione nel governo Prodi.

Il quartier generale modenese del Pd si è riunito, in un incontro straordinario, venerdì scorso alla Camera di Commercio per lanciare subito la raccolta di firme per una campagna referendaria che abroghi la Legge Gelmini: oltre alla Bastico presente il segretario provinciale Pd Bonacini, l’Onorevole Manuela Ghizzoni, l’Onorevole Fioroni ex Ministro alla Pubblica Istruzione tutti riuniti a raccolta contro l’istituzione del “maestro unico” che ricorda tanto “il partito unico” dell’infausto ventennio. Primo e sicuro quesito referendario sarà l’abrogazione della possibilità che gli Atenei siano trasformati in Fondazioni private. Poi il dibattito si è articolato sul balletto delle cifre.

Motivo del contendere la scomparsa del tempo pieno prevista dal decreto Gelmini alle scuole elementari dove già a partire dal 2009 saranno imposte agli alunni ed alle famiglie solo 24 ore settimanali senza più la possibilità di scegliere il tempo pieno, le 24, 27 o 30 ore settimanali: scelte fatte ora a discrezione degli insegnanti, dei genitori e dei singoli percorsi di apprendimento dell’alunno.

Il cosiddetto maestro unico di cui parla il decreto legge dovrà insegnare anche l’inglese considerato il taglio di 11.200 insegnanti specializzati in inglese, 4.000 già dal 2009. Previsto un improbabile corso straordinario di lingua inglese di 150 ore in cui il maestro unico dovrà specializzarsi.

Falsi i dati forniti dal Ministro Gelmini – sottolinea con foga Fioroni – infatti non è vero che il 97% della spesa pubblica della scuola sia speso per pagare stipendi di insegnanti, segratari e bidelli: dai dati forniti dall’Ocse nella pubblicazione “Education at a Glance 2007 i dati sulla spesa corrente risultano attestarsi solo all’80,7% di contro all’80,7% della Francia, l’85% della Germania, il 69,7% della Gran Bretagna con una media Ocse dello 80,1%: dati omogenei inferiori a quelli della Germania. Grave il problema della chiusura forzata delle scuole di montagna sconfessata da un centro destra che bleffa dicendo “nessuna scuola sarà chiusa”.

Dal piano programmatico emerge chiaramente che saranno chiuse le scuole con meno di 50 alunni con 1.083 comuni interessati dove ci sono 718 scuole con 50 alunni, 184 scuole con 20 alunni e 181 scuole con 15 alunni. A rischio chiusura altre 3000 scuole con meno di 50 alunni tra cui 130 scuole elementari e medie presso istituti ospedalieri; 7 annesse a istituti d’arte, 7 annesse a convitto, 4 a conservatori, 3 per ciechi, 2 per sordomuti. In più scuole secondarie di secondo grado di cui 522: 346 serali e 55 carcerarie.

Ottantasettemila i docenti licenziati che da anni lavorano nella scuola come precari. A questi si aggiunge la mancata assunzione garantita nel piano del governo Prodi di altri 75.000 precari. 

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