Alcune domande ai pensatori filosofi materialisti

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""Mi rendo conto che si tratta di domande ardue e, per certi aspetti, imbarazzanti, tuttavia, per facilitare il compito dei p.f.m., ho richiesto una risposta oltremodo semplice e priva di inutili sproloqui sofistici: un “sì” oppure un “no”."" art. di Ugolino


 

Alcune domande ai pensatori filosofi materialisti

 

Olanda, orrore in una soffitta: trovati i cadaveri di quattro neonati. …

Il fatto avviene a poco più di una settimana dal ritrovamento, nel Nord della Francia, dei cadaveri di otto neonati uccisi e occultati dalla madre in giardino. …

L’Olanda non è nuova a questi orrori: nel 2006 una donna venne arrestata e condannata per aver affogato quattro figli appena nati.”

Questa volta sono bastate poche righe nelle pagine interne e meno risonanza; forse perché i neonati sono solo quattro, o forse perché non sono stati seppelliti nella terra fredda e negra, bensì dentro a volgari valigie; però gli aggettivi sono gli stessi.

La spudorata ipocrisia degli scribi è la medesima, così come identica è la domanda che mi ostino a rivolgere ai pensatori filosofi materialisti (di seguito p.f.m.) e al vento:

Perché, quando una donna decide di abortire nei termini stabiliti dalla burocrazia statale, per quattro, otto, dieci, n volte, in nome dell’ “inviolabile libertà di scelta” che ella ritiene le appartenga per “volontà del popolo”, nessuno scrive alcunché, nessuno fiata, in quanto costei avrebbe esercitato un suo diritto “naturale”, [diritto sancito in Italia anche da una “legge” confermata da un referendum approvato da quasi il 70 per cento dei votanti (la volontà del popolo! Ullallàaaa!)], e perché invece, quando l’omicidio avviene un istante dopo che l’essere umano (o qualcosa?), ha lasciato il grembo materno, si strilla all’orrore, ci si stracciano le vesti, si definisce la madre snaturata una “povera pazza”? Come si spiega questa stupefacente “coerenza logica”?

Ho letto i commenti all’articolo Guai a voi … e ciò nondimeno, lungi dal seguire l’invito rivoltomi da una gentile lettrice, porrò qualche domanda ai p.f.m., senza tema alcuna di “maramaldeggiare in modo poco nobile”.

Mi rendo conto che si tratta di domande ardue e, per certi aspetti, imbarazzanti, tuttavia, per facilitare il compito dei p.f.m., ho richiesto una risposta oltremodo semplice e priva di inutili sproloqui sofistici: un “sì” oppure un “no”.

 

1.      L’ontogenesi dell’essere umano ha inizio dal concepimento?

      (Si – No)

2.      L’essere umano è tale solo quando vede la luce, dopo il parto?

      (Si – No)

3.      L’essere umano è tale solo quando sono trascorsi tre mesi dal concepimento? (Si – No)

4.      La vita è uno stato ontologico dell’essere?  

      (Si – No) 

5.      L’uccisione di un essere umano si definisce “omicidio”?

     (Si – No)

6.      L’uccisione di un essere umano, attuata con un’arma da fuoco è eticamente diversa da quella attuata  con una balestra, una stoccata o con un’arma da fuoco dotata di silenziatore?   

     (Si – No)

7.      Quando codesta uccisione è un atto voluto e compiuto nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali si definisce “omicidio volontario”?   

      (Si – No)      

8.      Quando l’uccisione, voluta e compiuta nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, è stata lungamente meditata si definisce “omicidio volontario premeditato”?

      (Si – No)

9.      Un aborto volontario al quarto mese di gravidanza, quando ormai sono spazzate via le cortine fumogene emesse dall’ideologia circa i primi novanta giorni di “vita forse che sì forse che no”,  è un omicidio volontario premeditato?

      (Si – No)

 

Ce ne sarebbero altre, ma possiamo fermarci qui, per non affaticare troppo i p.f.m..

Va da sé che non saranno prese in alcuna considerazione le capziose vie di fuga che mi è capitato di leggere in passato:

“Il fatto che tu sia viva – cosa della quale sei legittimamente felice – è sicuramente una “evidenza”. Ma altrettanto evidentemente non dimostra nulla. E questo per la semplicissima ragione che quel che tu, evidenza dopo evidenza, cerchi di dimostrare non è in alcun modo evidente né dimostrabile [1] . Nessuno può scientificamente stabilire quando comincia la vita .” [2]

Oppure:

“… non esiste una sola riga nelle sacre scritture, che direttamente giustifichi una tale credenza [3] .

Oppure ancora:

Nessuno può dire quando il potenziale nascituro cessa d’essere parte del corpo della donna per diventare un’altra vita.” [4] Etc. etc. etc.

Fra le varie definizioni che fanno bella mostra nei commenti il palmizio della demenzialità e della impresentabile stupidità spetta sicuramente a “potenziale nascituro”. Oppure si tratta di espressione inqualificabilmente cinica, come a dire “potenziale morituro”?

Sono solo cataste di ciarpame. Roba che, se usassimo le medesime espressioni dei p. f. m., si potrebbe definire a pieno titolo: “demenziale associazione di concetti di intrinseca, impresentabile stupidità, … associazione di scempiaggini, … insulsi e volgari frammenti di propaganda abortista, squinternate scempiaggini omicide, … etc. etc.”.

Per non scendere in tali oscuri labirinti mentali limitiamoci a qualificare codeste vie di fuga come dei vaniloqui totalmente privi di senso degni di Mr. Bean, ed è anche troppo: Mr. Bean potrebbe offendersi.

Sulla “interruzione volontaria della gravidanza” praticata a norma di “legge” (una “legge” confermata nel 1981 da un referendum approvato da quasi il 70 per cento dei votanti”: ullallàaaa!), così come sugli scribi fraudolenti tornerò a scrivere prossimamente.

 

 

 



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