Al voto al voto: forse sì forse no

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I partiti del centro destra premono perché Salvini rompa il contratto. I grillini non ci pensano minimamente. Molti eletti dovrebbero chiedere il reddito di cittadinanza.  Il PD teme il regolamento di conti al suo interno con relativa nascita di un partito del 5%. E poi, c’è l’incognita Europa.


Non amo i salti nel buio, anche se la voglia di staccare la spina a questo governo innaturale solletica molti leghisti e tutto il centro destra. I numeri ci sono e i risultati delle elezioni europee sono più che favorevoli. I sondaggi non lasciano spazio a valutazioni diverse se non a una larga vittoria del centro destra. I naturali alleati premono: principalmente Forza Italia che giorno dopo giorno vede erodere il proprio consenso specialmente nelle amministrazioni minori dove i consiglieri approdano in altri partiti. Queste elezioni, inoltre, sarebbero anche una manna per i soliti raccomandati di Arcore. Sì, perché i collegi sicuri diminuiscono come la neve a primavera, oltre al fatto che la gente è stanca di pagare lo stipendio a persone che sono ampiamente assenteiste. Mirabile è il caso dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla che passa il suo tempo a salvare cani e gatti (lodevole), ma lo facesse con i propri soldi.  Anche Fratelli d’Italia, vorrebbe andare alle elezioni, anche se, più passa il tempo, la Meloni avrebbe la possibilità di accogliere fra le sue file i naufraghi del transatlantico FI. Poche settimane fa, come volevasi dimostrare, a Mirandola l’unico consigliere del partito del cavaliere è passato, come si dice, armi e bagagli a FdI. Nella Lega, al contrario, c’è solo il problema di trovare i bilocali a Roma dove accogliere i nuovi deputati e senatori. Semmai, il problema, è chi mandare. Diciamolo: mica sono tutti dei fenomeni quelli che premono alle porte di via Bellerio! Uno a caso è Gianluca Savoini: sì, proprio quello del Russigate. Da garantista, aspetto la fine dei lavori della magistratura. Tuttavia, mi viene da dire che se Matteo Salvini all’inizio ha negato di conoscere il citato personaggio, è stato soltanto perché uno che va a trattare affari in sospetto di mazzette all’hotel Metropol è un p…a con la P maiuscola.  Eppure, nonostante le palate di letame che ogni giorno i due elementi di questo scassato governo si tirano addosso, continuano a essere attaccati alle poltrone, specialmente i sanculotti grillini. Sbavano, vomitano, dicono e ritrattano ma mandano giù. In effetti, visto i poco brillanti risultati elettorali delle passate elezioni (specialmente quelle europee), metà di loro, ma forse anche di più, tornerebbe a casa a fare quello che faceva prima, ovvero una ceppa. Se non ci fosse questo scassato sistema elettorale che permette di eleggere anche i più incompetenti e nulla facenti, quanti volti nuovi sia alla Camera, sia al Senato potremmo vedere! Toninelli tornerebbe con grande entusiasmo a fare l’assicuratore pancia a terra, con grande gioia delle forze lavoro dei vari cantieri bloccati. Gli altri, invece, si affretterebbero a chiedere il reddito di cittadinanza. Anche l’opposizione di sinistra sotto sotto frena. Andare al voto per loro servirebbe solo a regolare i conti con i parlamentari renziani correndo il rischio di aumentare le possibilità di creare un partito del 5% che non servirebbe certo a loro. Quindi, al PD conviene cercare di tagliare le gambe al nemico Salvini con il supporto di un coro d’intellettuali, scrittori e giornalisti: insomma, la presunta intellighenzia della nazione. Forse, la sinistra non ha capito che a un operaio fuori dal cancello della fabbrica chiusa perché delocalizzata in Polonia, di un’eventuale mazzetta su un traffico di petrolio (come se l’Eni avesse bisogno di aspiranti trafficoni), non gliene frega niente. Quindi, che ritrosia potrebbe trattenere Matteo Salvini nel cercare fortuna e gloria nel voto? Io, un sospetto c’e l’ho: si chiama Unione Europea. Gli sciacalli di Bruxelles lo aspettano.

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