Al-Qaeda, la multinazionale del terrore

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A cinque anni dall’11 settembre la rete terroristica che ha dichiarato guerra all’occidente sembra ben lungi dall’essere sconfitta . Bice vi racconta la storia e il presente dell’organizzazione del terrore che ha fatto tremare governi e nazioni su scala globale.

Al-Qaeda rappresenta una straordinaria e terribile eccezione nell’universo di quelle che sono le organizzazioni terroristiche internazionali, che l’amministrazione Bush sta cercando di fronteggiare attraverso la “Guerra al terrorismo” proclamata all’indomani dell’attacco alle Twin Towers e al Pentagono. Come l’Idra di Lerna Al-Qaeda sembra possedere molte teste ed una capacità di rigenerazione sconosciuta ad ogni altro movimento terroristico.  Queste peculiarità sommate ad altre, come la capacità di reclutamento e di azione su scala mondiale la rendono oggi il più temibile nemico dell’occidente.Ma andiamo a vedere nel dettaglio come sia nata, si sia sviluppata e continui oggi più che mai  ad agire determinando l’azione dei governi che la combattono, influenzando l’economia mondiale,  ed alterando profondamente la percezione della sicurezza di ogni

abitante del pianeta.

La nascita  di Al-Qaeda, il cui nome significa “la base” avvenne qualche settimana dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, quando un gruppo di mujaheddin provenienti da varie nazioni islamiche e finanziati da Osama Bin Laden si unirono per combattere l’occupazione di questo paese. Nel 1984 il palestinese Abdullah Yusuf Azzam ed il saudita Osama Bin Laden diedero una struttura stabile a questo movimento dando vita al Maktab Al-Khadamat,  letteralmente “L’Ufficio dei Servizi”, l’organizzazione che poi si evolverà in Al-Qaeda e che aveva come sopo il reclutamento di guerriglieri stranieri per la liberazione dell’Afghanistan dalle forze sovietiche.Benché questa organizzazione fosse solo una delle tante ad operare per la liberazione afghana e non disponesse direttamente di forze combattenti sul campo, si distinse fin da subito per la sua capacità nell’attrarre finanziamenti per l’addestramento di guerriglieri e perché riuscì a tessere una fitta rete di contatti con il servizio segreto pakistano e con la CIA. Si stima che questa organizzazione sia riuscita ad addestrare durante la guerra più di 100 guerriglieri, e ad attrarre nei soli anni ’80 finanziamenti per più di due milioni di dollari, la maggior parte provenienti da paesi occidentali attraverso l’efficiente network creato. Un’importante peculiarità che la distingueva da movimenti di liberazione analoghi, insieme all’impronta internazionalista, era una forte impostazione ideologica secondo la quale la jihad islamica si sarebbe dovuta espandere progressivamente a livello globale per creare una sorta di califfato mondiale.

Dopo il ritiro delle forze sovietiche dall’Afghanistan nel 1989, i due leader del Maktab Al-Khadamat, Bin Laden e Azzam entrarono in conflitto: secondo Azzam bisognava concentrare le energie dell’organizzazione per la creazione di uno stato islamico afghano, mentre per Bin Laden avvicinatosi all’ideologia dei Fratelli Musulmani, la struttura  dell’organizzazione sarebbe dovuta divenire la base (da cui poi il nome di Al-Qaeda) per la costituzione di una jihad globale. La lotta tra i due fondatori si concluderà nello stesso anno quando Azzam sarà ucciso da un’autobomba e Bin Laden prenderà pieno controllo del Maktab Al-Khadamat ribattenzandolo Al-Qaeda. Da quel momento le opere terroristiche di questa organizzazione e quella del suo fondatore e leader saranno fortemente intrecciate.

 

Sempre nel 1989 Bin Laden ritornò nel suo paese natale e in seguito dell’invasione irakena del Kuwait che fece temere la possibilità che Saddam Husein volesse espandersi anche in Arabia Saudita,  offrì il suo appoggio al Re Fahd.  Il monarca saudita lo rifiutò e in seguito permise alle truppe americane di utlizzare la sua nazione come base per la liberazione del Kuwait . Bin Laden giurò eterna inimicizia alla casa reale saudita che accusò di essere collaborazionatista degli USA; e a seguito delle sue dichiarazioni  fu privato della cittadinanza saudita e partì in esilio per il Sudan. In questa nazione iniziò per Al-Qaeda un periodo di consolidamento, in stretta collaborazione con il regime islamico sudanese l’organizzazione finanziò la costruzione

di un’importante autostrada e stabilì diversi campi di addestramento. Ma nel 1996 il governo sudanese ricevette un ultimatum dall’amministrazione Clinton che gli intimò di espellere Bin Laden e suoi accoliti per via dei suoi legami con il terrorista Ramzi

Youssef che nel 1993 aveva condotto un primo attentato fortunatamente fallito al World Trade Center di New York, e Bin Laden e la sua cricca dovetterno nuovamente subire un nuovo esilio, questa volta in Afghanistan. Nuovamente nel paese che l’aveva vista nascere, Al-Qaeda riuscì a trarre nuova linfa vitale, qui infatti si era appena insediato il  regime teocratico talebano, che divenne il più potente fiancheggiatore dell’organizzazione.

Un evento che contribuirà ad espandere la rete di Al-Qaida in Europa sarà la guerra in Bosnia-Herzegovina negli anni ’90, dove diversi guerriglieri vicini a Bin Laden lottarono contro le milizie serbe.

 

Il 23 febbraio 1998 Bin Laden insieme al medico egiziano Ayman al-Zawahiri ed altri dirigenti di Al-Qaida emisero una fatwa che di fatto fu la dichiarazione di guerra al mondo ocidentale e allo Stato d’Israele: nel proclama delirante si annunciava una lotta all’ultimo sangue contro i crociati (gli americani e i loro alleati) e gli ebrei, sottolineando che non si sarebbe fatta differenza tra civili e militari. Alla dichiarazione di guerra non tardò il primo attacco che vi fu nell’agosto dello stesso anno alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania, dove ben 224 persone persero la vita, tra i quali 12 cittadini statunitensi. Un altro attacco diretto contro il nemico americano vi fu nel 2000 in Yemen, quando alcuni kamikaze si lanciarono su un motoscafo imbottito di esplosivo contro il cacciatorpediniere Cole ormeggi
ato nel porto di Aden causando la morte di 17 marinai.

Da allora oltre ai fatti dell’11 settembre 2001 , sulla quale si sono sprecate tesi complottistiche che sono andate aldilà di ogni più fervida tesi fantapolitica, innumerevoli sono state le azioni riuscite o sventate che sono state perpetrate in tutti i continenti da Al-Qaeda: dall’attentato della metropolitina e degli autobus di Londra a quello della stazione di Atocha a Madrid, dal piano per far saltare in aria la cattedrale di Strasburgo , dalla bomba nella Sinagoga di Djerba in Tunisia, fino alle bombe di Sharm-el-Sheik, ma questo triste elenco è realmente lunghissimo.Discorso a parte merita l’Iraq, dove nell’infernale situazione del suo dopoguerra sono state migliaia e migliaia le persone uccise in attentati suicidi orchestrati da Al-Qaeda che ha fatto di questa nazione la sua palestra di addestramento e terreno di azione.

 

Allo stato attuale delle cose, non vi sono le prove per conoscere se Bin Laden sia ancora vivo dopo i bombardamenti di Tora-Bora che potrebbero averlo ucciso, ma indipendentemente da questo fatto, da testimonianze di terroristi catturati nel corso di questi anni è stato possibile ricostruire la gerarchia di Al-Qaida. Al vertice si troverebbe Bin-Laden o un suo ipotetico successore che governerebbe l’associazione col titolo di emiro. Alle dirette dipendenze di questi vi sarebbero una serie di comitati con diverse funzioni: un comitato militare, responsabile dell’addestramento, della progettazione e dell’attuazione degli attentati terroristici; un comitato amministrativo con il compito di fornire supporto logistico e finanziario agli attentatori; un comitato giuridico ed uno di studi islamici per l’esegesi della legge islamica e l’elaborazione di una dottrina politico-religiosa; ed infine un comitato per la comunicazione, incaricato di tenere i contatti con i media e curare le pubbliche relazioni.

Il bacino di reclutamento avverrebbe nei più svariati modi: dalle scuole coraniche fino ad internet.

In questi anni Al-Qaeda ha cambiato radicalmente le modalità del “fare terrorismo” riuscendo a creare reti per il suo finaziamento in diverse nazioni del mondo islamico ma anche occidentale, utilizzando nuove tecnologie per il reclutamento e la propaganda.Ma più di ogni altra cosa ha cambiato il concetto stesso di terrorismo: fino ad oggi infatti qualsiasi gruppo terroristico aveva come scopo la liberazione di un territorio o l’imposizione di un’ideologia o di una religione, questo tipo di terrorismo ha come scopo dichiarato la distruzione del nemico, un’idea nichilista applicata al terrorismo che proprio per la sua diabolica semplicità crea una fascinazione in molti ambienti islamici e la rende una pericolosa piovra in grado di gettare i suoi tentacoli sui cinque continenti.

 

 

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