Al Qaeda ancora attiva e più pericolosa che mai

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L’ultimo rapporto della Cia sulla minaccia terroristica rivela che Al Qeda è più attiva che mai e pronta a colpire nuovamente.

Al Qaeda continua a dar prova di estrema pericolosità,  come l’Idra di Lerna sembra apparentemente  invulnerabile in continua rigenerazione allungando le sue tante teste in ogni angolo del pianeta.

 Come dimostrato dai recenti fatti nel Regno Unito è capace di colpire nel cuore dell’Occidente e possiede ancora basi logistiche ed operative in Pakistan, nazione da sempre al centro della lotta che il fondamentalismo islamico ha dichiarato al mondo.

Questo quanto  descritto  nel rapporto dell’antiterrorismo Usa intitolato “Al Qaeda nella miglior posizione per colpire l’Occidente” reso noto il 12 luglio a George W. Bush durante il quotidiano briefing a Washington con i vertici dei servizi segreti.

Le indiscrezioni sul rapporto coinciderebbero con l’allarme lanciato da Michael Chertoff, ministro della Sicurezza Interna, sulla possibilità di un imminente attacco contro gli Stati Uniti avrebbe fatto  richiamare in servizio negli ultimi giorni centinaia di agenti di Cia e Fbi perché una cellula l Qaeda potrebbe essere già arrivata sul territorio statunitense

Al Qaeda, si legge nel rapporto, ha creato “”il più ampio programma di addestramento dal 2001, un programma che prevede l’impiego di agenti europei””, e ha fatto del Pakistan del presidente Musharraf una sorta di porto franco per i militanti della rete terroristica. Un aspetto che era stato messo in luce già qualche giorno fa da John Kringen, responsabile della direzione analisi della Cia, che aveva in particolare sottolineato le rinnovate capacità operative di Al Qaeda in un intervento presso una commissione del Congresso americano. “”Sembrano ben stabiliti negli spazi privi di autorità del Pakistan””, aveva dichiarato il dirigente in riferimento alla rete di Osama Bin Laden. “”Vediamo più attività di addestramento. Più denaro. Più comunicazioni. Le loro attività aumentano””. Il documento, che giovedì sarà discusso alla Casa Bianca, testimonia però non solo degli insuccessi della strategia americana della lotta al terrorismo, ma evidenzia anche “”significative deficienze di intelligence””, tali da far supporre che le autorità statunitensi possano non essere al corrente del rischio di attentati potenziali o pianificati.

Ma la particolarità di questo rapporto sul terrorismo è l’indice puntato contro il Pakistan, nuovo porto sicuro dei terroristi grazie alla presenza di basi e centri di rifornimento nelle zone tribali a ridosso del confine afghano. E’ la prima volta che Islamabad viene chiamata in causa in modo così determinato ed inequivocabile.

Proprio l’analisi di quanto avviene in Pakistan porta l’antiterrorismo ad affermare che assomiglia molto alle potenzialità che Al Qaeda aveva in Afghanistan durante il regime dei talebani.

A riprova dell’allarme su quanto sta avvenendo in Pakistan, vengono indicati nel rapporto i Paesi europei a maggior pericolo di attacchi terroristici: Gran Bretagna, Danimarca, Germania e Olanda perché firmatari di accordi con Islamabad che facilitano la circolazione delle persone.  Il Pakistan dunque da un lato consentirebbe ad Al Qaeda di addestrarsi e ordire attentati nelle zone tribali e dall’altro permette ai miliziani di viaggiare, trasformandosi in kamikaze come avvenuto a Londra nel luglio 2005.

Da un punto di vista operativo Al Qaeda sarebbe ben più forte rispetto ad un anno fa  e si è riorganizzata come non avevamo mai visto dall’11 settembre, mostrando una capacità crescente di commettere attentati in Europa e negli Stati Uniti.

Queste valutazioni sono frutto anche delle indagini di Scotland Yard sui recenti falliti attentati a Londra e Glasgow, e lasciano intendere un aumento della pressione dell’intelligence sulla Casa Bianca affinché obblighi il presidente pakistano Pervez Musharraf a debellare Al Qaeda.

 Il presidente Bush finora ha sempre puntato a consolidare il governo guidato da Pervez Musharraf, nel timore di un suo rovesciamento, ed anche ieri ha risposto alle rivelazioni  sul Al Qaeda con una precisazione: «Il rafforzamento non riporta alla situazione al pre-11 settembre». Messo sotto pressione da parte della Cia, Musharraf ha  tenuto domenica un discorso televisivo  nel quale ha dichiarato guerra al fondamentalismo, rivendicando l’ordine dato alle forze speciali pakistane di assaltare la Moschea Rossa di Islamabad.  Ma quasi in contemporanea con Musharraf ha firmato un proclama anche Al-Zawahiri immettendo un messaggio in internet nel quale ha accusato il governo pakistano di voler sradicare l’Islam per fare contenti gli alleati cristiani ed ebrei. Al-Zawahiti ha inoltre  lanciando un appello gli ulema delle moschee affinché si rivoltino in massa e rovescino il presidente.a pochi giorni dell’assedio alla Moschea Rossa di Islamabad che ha avuto un epilogo sanguinoso, il Pakistan diviene sempre più una nazione al centro delle attenzioni della  politica estera statunitense ora tutta protesa nella lotta contro al terrorismo islamico: paradossalmente il Pakistan un Paese dal governo filo-occidentale  ma che rivela ogni giorno essere culla del fondamentalismo più violento

Nel frattempo la guerra degli USA contro Al-Qaeda prosegue anche in Iraq, le truppe statunitensi hanno ieri attaccato un rifugio di Al Qaeda a sud Bagdad. Secondo quanto riferito dall’esercito in un comunicato, l’operazione chiamata Marne Avalanche ha mirato ad arginare il flusso di armi e militanti nella zona meridionale di Baghdad, dove le forze americane e irachene stanno già combattendo per neutralizzare l’attività terroristica.In alcuni raid messi a segno prima dell’alba, i militari a bordo di elicotteri hanno fatto irruzione nella zona, che secondo quanto riferito dall’esercito americano, rappresenterebbe un rifugio di Al Qaeda nella zona dell’Eufrate, ad una trentina chilometri a sud della capitale dell’Iraq.””Sono stati
catturati un leader di una cellula militante e sette suoi luogotenenti, ma è stato anche sequestrato un laboratorio per confezionare ordigni””, queste sono state le parole  del maggiore Alayne Conway.

 Le forze irachene e Usa hanno lanciato una serie di importanti giri di vite sulla sicurezza da quando sono arrivati in Iraq, un mese fa gli ultimi nuovi soldati voluti dal presidente americano George W. Bush che hanno ulteriormente rafforzato la presenza americana nel teatro di guerra irakeno.

 

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