Ahi serva Italia…

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Editoriale di Alberto BrogliaTrattasi di note sullo stato dei lavori in Italia del Direttore di Bice.Appunti riveduti e corretti alla luce dei recentissimi avvenimenti dopo la parentesi estiva

Ogni volta che leggo o ascolto l’ultima notizia spero ardentemente che sia la volta buona; spero che si possa finalmente dire: abbiamo toccato il fondo. Il fondo del baratro in cui siamo precipitati con un’accelerazione che ormai ha raggiunto la caduta libera: 9,8 m/s².

Però, tutte le volte sono costretto a ricredermi. L’orizzonte, in ogni direzione, è infestato da fatti e dalle interpretazioni di codesti fatti che, per usare un eufemismo, sono ripugnanti, demenziali e degeneri. E il fondo del baratro ancora non è raggiunto, né sembra potersi raggiungere.

Mi sono astenuto, e lo farò anche ora, dal commentare la campagna di pseudo – informazione che è stata orchestrata nel corso dell’estate.

Si tratta di riviste, trasmissioni televisive e giornali che hanno preteso e pretendono di poter lanciare a man salva badilate dei loro escrementi nel ventilatore, certi di restare impuniti.

Sono gli stessi giornali, riviste e trasmissioni che, negando pervicacemente l’evidenza della verità, continuano ad avere un seguito di lettori e ascoltatori disposti a bere quotidianamente fino alla feccia la broda tanto fetida quanto falsa che viene loro ammannita a cucchiaiate.

Peggio per loro, si dirà, e poi tutto questo, obietterà qualcuno, fa parte dell’“agone politico”.

Questa abiezione, obietto invece io, non è “agone politico”, ma quintessenza di odio allo stato puro. Odio alimentato dal terrore di veder crollare un impero mediatico (e non solo mediatico) che perdura da decenni e che ha asservito l’Italia fino a questo punto.

Un giornale scrive di una persona che è un maiale. Chi riceve l’insulto sporge querela e c’è chi s’indigna. Non s’indigna perché il Premier, eletto da una buona maggioranza degli Italiani, è stato gravemente insultato. S’indigna perché ha reagito; ed ha reagito non ripagando l’insulto con insulti, ma, pur consapevole di ciò che è in Italia l’apparato giudicante, sporgendo querela.

Un ex togato semi alfabetizzato, fra le tante bestialità che è aduso pronunciare, dice della stessa persona, ovvero del Presidente del Consiglio, che “è come Saddam”, e nessuno interviene.

Tutto ciò è inaccettabile per un comune cittadino.

Ma la persona oggetto di tali insulti occupa una fra le più alte cariche istituzionali: nessuno, prima che l’offeso sporgesse denuncia, ha ritenuto vi fossero gli estremi per intervenire in qualche modo?

A nessuno viene in mente che, data la quantità di odio sputacchiata quotidianamente dai naja pallidi [1] , non è improbabile che qualche demente, asservito più degli altri, magari evocando “prima linea”, “lotta continua” o le “brigate rosse”, utilizzi un teleobiettivo non per fare fotografie? A nessuno viene in mente Dallas? A nessuno viene in mente piazza San Pietro? O è a questo cui in fondo si aspira?

A nessuno viene in mente che continuare lasciare alla deriva la nave sanza nocchiere in gran tempesta, si finisce inesorabilmente per affondare? Il Capo dello Stato, ad esempio, non ha nulla da fare in proposito? Ho scritto “fare” e non “dire”, tuttavia, in assenza del “fare”, ci si potrebbe accontentare di un “dire” inequivocabilmente determinato e carico di sostanziale, ultimativa condanna. O si deve ritenere che l’invito ad “abbassare i toni” si debba rivolgere solamente quando sono criticate le signorie della stessa fazione politica in cui egli militò per lunghissimo tempo?

Passiamo oltre. Mentre scrivo sono in corso le esequie: sei bare allineate al centro della basilica, davanti all’altare.

Come è successo per i Caduti di Nasiriyah alcuni soggetti hanno brindato e brindano.

Ora, che lo facciano i sodali delle belve nelle tane in cui vivono c’è da aspettarselo: le iene ridono sempre in branco.

Il fatto è che anche qui ci sono soggetti, nati in questa disgraziata Italia e tuttora cittadini italiani, che brindano e scrivono sui muri “- 6”, così come un tempo squittirono impuniti “dieci, cento, mille Nassirìa”. Come qualificarli? Sciacalli? Troppo offensivo per gli animali. Escrementi di topi di fogna? Andrebbe già meglio, ma anche i topi in fondo, nel loro piccolo, hanno una dignità.

Mi chiedo, e chiedo anche a coloro che sanno legger di greco e di latino e scrivono e scrivono, e hanno tante altre virtù: perché a nessuno fra gli impiegati con la toga viene in mente di “aprire un’inchiesta”? Se ne “aprono” tante, forse troppe, di inchieste, (a proposito, mi sono sempre domandato: ma qualcuna si chiuderà prima o poi, o la sabbia viene sempre usata con dovizia?), forse varrebbe la pena, una volta tanto, di incriminarli. O no? O è chiedere troppo?

“Mercenari, criminali e farabutti”, Li ha definiti durante lo sproloquio domenicale tale De Capitani Giorgio, di professione prete, dalle parti di Lecco [2] . Nessuno interviene? C’è da aspettarsi che lo faccia con la dovuta severità il vescovo della mia città natale? Ma no, ci mancherebbe! L’ineffabile vescovo (anche arci e con la purpurea veste) si è limitato a dire che “prende le distanze dalle posizioni personali del suo prete ambrosiano e ribadisce il proprio dolore e vicinanza”: mi sfugge il senso dell’ossimoro fra “distanze” e “vicinanza”, ma lasciamo perdere. Bisognerebbe far sapere al vescovo che tali posizioni il tizio in questione non le ha espresse all’osteria o nel covo dei no global locali, ma durante una funzione religiosa, davanti all’altare. Bisognerebbe far sapere al vescovo ciò che il Pontefice ha detto e scritto a proposito della strage di Kabul, affinché a sua volta abbia modo di spiegarlo per bene al suo prete ambrosiano prima della riduzione dello stesso allo stato laicale.

Mi risulta, ma forse sbaglio, che tutti i Sacerdoti e tutti i Vescovi debbano obbedienza e rispetto al Pontefice, non solo e non tanto perché è il Vicario di Cristo in Terra, ma anche perché posizioni divergenti o, come in questo caso, contrapposte, non possono non generare grave disorientamento e profondo sconcerto fra i fedeli. Chi ha assistito a quella inqualificabile esternazione domenicale nella chiesa di Rovagnate ed ha ascoltato quelle ignobili parole, “mercenari, criminali e farabutti”, riferite ai Caduti di Kabul, che deve pensare? E che si deve pensare dell’opaca e asfittica espressione di “presa di distanza e del ribadire dolore e vicinanza” del diretto superiore del tizio vestito da prete? Bisognerebbe almeno che quella chiesa fosse riconsacrata. E poi mi chiedo: che se ne fa la Chiesa cattolica di preti così?

Passiamo ancora una volta oltre. Una giovane donna viene sgozzata e quasi decapitata dal padre per i motivi che sappiamo. Un fatto analogo accadde non molto tempo fa: si tratta di belve da rinchiudere a pane e acqua per sempre, a spese del Paese d’origine.

Ma non è questo il punto. Si è permesso impunemente ad alcuni individui, più o meno conniventi, di blaterare davanti ai microfoni dei vari TG mistificazioni e giustificazioni, senza alcun filtro o freno: li si lascia berciare in casa nostra e nelle nostre case senza scomporsi, come se avessero detto la cosa più normale del mondo.

Affidiamo ad una donna, docente di coraggio per noi tutti, e con questa vicenda concludo, il compito di far rispettare una legge [3] che recita: “È vietato comparire mascherato in luogo pubblico”, in altre parole: a nessuno è permesso di circolare con il volto celato da una copertura che lo renda irriconoscibile.

La donna viene aggredita e colpita con violenza a causa di questa sua lezione di coraggio. Nessuno fra le Forze dell’Ordine ritiene di dover fare rispettare la Legge? Nessuno è intervenuto per procedere all’identificazione delle persone mascherate e all’arresto di chi ha violentemente aggredito una donna? Il Signor Prefetto e il Signor Questore di Milano non hanno proprio nulla da fare in proposito? Nessun ordine, nessuna disposizione? Esiste forse ancora quell’articolo del Codice penale che tratta di “Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione” [4] o è stato abrogato senza che me ne avvedessi?

Anche un ipodotato mentale riesce ad afferrare il concetto che sotto le spoglie di una mascheratura integrale può celarsi chiunque e si può nascondere di tutto: armi, per esempio.

Sbaglio o esiste anche una legge [5] che recita così: “Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.” O anche questa è stata abrogata senza che me ne avvedessi?

“Inchieste” in questi casi gli impiegati con la toga non ne “aprono”?

E se non le “aprono” quando una persona viene violentemente aggredita e quando viene violata platealmente e con evidente tono di sfida la Legge vigente, che ci stanno a fare? Che ce li teniamo a fare, pagandoli oltre a tutto molto profumatamente?

Infine, il Ministero degli Interni che fa? Tace e non fa nulla? Dobbiamo aspettarci che anche in futuro si prosegua tacendo e non facendo nulla?

Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!

 


[1] Naja pallido: cobra sputatore rosso. http://www.animalitaly.it/content/view/1215/9/

[2] Rovagnate.

[3] R. D. 18 giugno 1931, n. 773 “Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza” ( Gazz. Uff. del 26 giugno 1931, n. 146, Suppl. Ord.).

Art. 85: “È vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa da € 10,00 ad € 103,00.È vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto.

Il contravventore e chi, invitato, non si toglie la maschera, è punito con la sanzione amministrativa da € 10,00 ad € 103,00.”

La risibile sanzione amministrativa andrebbe moltiplicata per 100 e applicata senza eccezioni su tutto il territorio nazionale. In caso di recidiva dovrebbe scattare l’espulsione immediata. (N.d.a.)

[4] C. P. art. 328 Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione.

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

[5] C. P. art. 415 Istigazione a disobbedire alle leggi.

Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

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