Aggiungiamo posti a tavola

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""Il nostro Paese è come un padre di famiglia, onesto, generoso e buono, dal cuore così tenero da accogliere alla sua tavola chiunque si presenti alla sua porta. Si aggiungono sedie, si divide il cibo, come è giusto fra esseri umani. ""
art. di Maria

 

Mi sono posta spesso, cercando di essere imparziale quanto più possibile, di fronte al problema dell’immigrazione, uno dei più importanti, fra quelli che travagliano la nostra nazione e rendono difficile e conflittuale la situazione sociale.

Sembra essere anche uno dei più difficili da risolvere,  dato che si ammantano le scelte (o l’ignavia, direi anche) dei vari governi di fronte ad un’invasione sempre più massiccia e inarrestabile, con motivazioni altamente umanitarie, tali ovviamente da spiazzare chiunque la pensi in modo un pochino differente.  Scelgo, non solo per brevità, ma anche per non andare fuori tema, di tacere sull’escalation di episodi di atrocità e barbarie dei quali gli immigrati, clandestini e non, anche in questi ultimi giorni, si sono macchiati…come se non avessimo già abbastanza guai da parte dei nostri connazionali delinquenti.

Scelgo di essere ciecamente garantista, buonista, caritatevole, umana e tanto, tanto accogliente. Pertanto, scelgo di giudicare come tutti  onesti, buoni, lavoratori, corretti, con diritto d’asilo, rifugiati, etc etc  coloro che, su improbabili barconi approdano alle coste del paese del Bengodi, pardon, alle coste Italiane. Poveri, stremati, infreddoliti, affamati, “”incinti”” …muniti solo di potenti cellulari. Tanti poveri “”signori nessuno””, da accogliere a braccia aperte, perché  fuggono da povertà, guerra, carestia, persecuzioni (magari anche da qualche mandato di cattura) e vedono nel nostro Paese il luogo dell’accoglienza  e della sicurezza.

Quando arrivano, sono curati e rifocillati, come inestimabili tesori, perché tale è la vita umana, a chiunque appartenga, e diventano  poi nostri ospiti stabili. Impossibile rimpatriarli, non hanno documenti, perciò gli eventuali  decreti di espulsione si rivelano essere pezzi di carta senza alcun valore. Non è possibile, infatti, per la stragrande maggioranza dei destinatari di essi, poter effettivamente essere posti in atto. Non hanno documenti, inventano i nomi e la provenienza, i Paesi  d’origine non li accettano, non li riconsocono, in pratica, non li rivogliono indietro.

Quando poi, ammesso che esista la possibilità per qualche raro  caso, di mettere su un aereo (ovviamente a spese dei contribuenti) qualche signore di questi, pensano bene di defecarsi addosso, mordersi a sangue e sputare addosso ai passeggeri…per rimanere a terra, e qui.

Impossibile sperare che se ne vadano per loro conto, in qualche altra nazione europea ( e chi potrebbe garantire loro altrettanta cura e attenzione?)

Impossibile non prestare loro cure mediche, assistenza sociale, dare loro una casa, sussidi e pensioni.

Arrivano e rimangono.

Arrivano, e chiedono ricongiungimenti fino alla terza generazione, arrivano ed è giusto, umanamente e legalmente, aver cura di loro.

Aver cura ancora di loro  più che di ogni altro cittadino italiano il quale, se  viene trascurato,anche nei suoi più elementari diritti, non giudicherà mai  tutto questo come un atteggiamento razzista nei suoi confronti.

Mentre loro, ovviamente, accusano di razzismo ogni atteggiamento  non gradito, quandanche fosse giusto.

Non importa. Torniamo a noi.
Il nostro Paese è come un padre di famiglia, onesto, generoso e buono, forse un tantino imprudente,  dal cuore così tenero da accogliere  alla sua tavola  chiunque si presenti alla sua porta. Si aggiungono sedie, si divide il cibo, come è giusto fra esseri umani.

Morale: ad ogni sbarco  noi italiani aggiungiamo posti a tavola…una lunghissima tavola. La quale non è, tuttavia, infinita. Non ci si sta tutti.

Prima o poi, da questa tavola, probabilmente  si dovranno alzare gli italiani.

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