Africa tinta di rosa

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Nigrizia  27/02/2006

 

Africa tinta di rosa

Le donne ministro del governo italiano piangono. Le donne deputato si lamentano perché si sono viste rubare, in occasione delle prossime elezioni, le “quota rosa”. Le donne dirigenti nei vari partiti accusano le loro controparti maschili di non averle sufficientemente consultate nella stesura dei programmi. Intanto, dall’altra parte del Mediterraneo arrivano segnali interessanti per le donne in campo politico.

 

Prestando giuramento come 23° presidente della Liberia, il 16 gennaio scorso, Ellen Johnson-Sirleaf è diventata la prima donna ad assumere la più alta carica in uno stato africano. La Johnson ha attribuito la sua vittoria al grande sforzo del movimento delle donne liberiane. La sua nomina ha lanciato un chiaro messaggio a tutte le donne d’Africa: un invito alla partecipazione.

 

Messaggio prontamente colto. In Zambia, Edith Nawakwi, già ministro delle finanze, è la candidata più accreditata nella corsa alla presidenza. In Uganda, il partito del presidente Museveni, il Movimento di resistenza nazionale, ha garantito, in caso di vittoria, il 40% della leadership e la vicepresidenza alle donne. In Sudafrica, le candidate più attendibili a succedere a Thabo Mbeki nelle elezioni presidenziali del 2008 sono la nuova vice-presidente Phumzile Mambo-Ngcuka, ex ministro delle miniere e dell’energia, e Nkosazana Dlamini Zuma, attuale ministro degli esteri. In Tanzania, nel governo del neoeletto presidente Jakaya Kiwete figurano 7 ministri e 10 vice ministri donne, cui sono stati affidati importanti ministeri: esteri e cooperazione internazionale, giustizia, economia, educazione e sviluppo comunitario.

 

L’assegnazione del ministero dell’economia a donne sembra diventare una costante nel continente. Un recente rapporto dell’Onu ha riconosciuto che nei ministeri o dicasteri presieduti da donne è minore la corruzione e maggiore è l’efficienza.

 

Oltre a Ellen Johnson-Sirleaf presidente della Liberia, in Africa ci sono oggi tre donne vice presidenti (Phumzile Mambo-Ngcuka in Sudafrica, Joyce Mujuru in Zimbabwe, Alice Nzomukunda in Burundi) e due donne primi ministri (Luisa Diogo in Mozambico, Maria do Carmo Silveira in São Tomé e Príncipe).

Una felice sorpresa potrebbe venire dalla Repubblica democratica del Congo, alle presidenziali del prossimo giugno, dove le donne rappresentano il 70% dell’elettorato. E c’è chi giura che Aminata Traoré, già ministro della cultura, intenda candidarsi alle presidenziali in Mali nel maggio 2007.

 

Anche un breve esame dei numeri nei parlamenti africani desta una felice sorpresa. Il Ruanda detiene il primato in fatto di donne parlamentari: 49% del totale. In Sudafrica, Mozambico e Burundi il 30% dei seggi è toccato alle donne. Elevate anche le percentuali “rosa” in altre nazioni: Seicelle, 28%; Namibia, 25%; Tunisia, 22,8%; Eritrea, 22,0%; Etiopia, 21,4%; Guinea, 19,3%; Senegal, 19,2%; Guinea Equatoriale, 18,0%; Isole Maurizio, 17,1%; Zimbabwe, 16,0%, Capo Verde 15,3%. In Italia le parlamentari donne sono l’11,5%.

 

Metà dei membri della Commissione dell’Unione africana è composta da donne. L’ottobre scorso, è entrato in vigore il protocollo dell’Ua sui diritti delle donne, che impegna i governi a stabilire quote rosa nei parlamenti in tutto il continente.

 

Negli ultimi anni, pur senza salire al potere, donne africane di grande influenza si sono affermate nei più diversi centri di potere. In Nigeria, il presidente Olusegun Obasanjo ha affidato i dossier più riservati del paese a un triumvirato femminile, composto dal ministro delle finanze, Ngozi Okonjo Iweala (formatasi alla Banca mondiale), Oby Ezekwesili, consigliere anti-corruzione, ex presidente di Transparency International Nigeria, e Irene Nkechi Chigube, che ha assunto la direzione dell’agenzia di privatizzazione della Nigeria nel marzo 2005. In Camerun, Françoise Foning, prima donna d’affari del paese, ha fatto capitolare più di un individuo con la sua autorevolezza e professionalità.

 

Non va dimenticata, infine, la crescente influenza delle donn
e (a migliaia) alla guida di associazioni della società civile. Tra queste spiccano Djiraibe Kemneloum Delphine, presidente dell’Associazione ciadiana per la promozione e la difesa dei diritti umani; Fatimata Mbaye, presidente dell’Associazione mauritana, fondatrice dell’Associazione Sos-Schiavi, che da anni lotta contro la schiavitù nel paese; Fatima Jibrell, ambientalista somala, che ha svolto un ruolo importante nelle trattative di pace tra le varie fazioni nel complesso panorama clanico del paese.

 

Nel Forum sociale mondiale “africano”, tenutosi a Bamako dal 19 al 23 gennaio, sono state le donne le vere protagoniste. Terezinha da Silva, presidente del Forum delle donne del Mozambico, ha dichiarato: «Il futuro in Africa è donna, a motivo dell’impegno che le donne svolgono in maniera partecipativa nella società civile».

 

In molte parti del continente stanno aumentando – di numero e di forza – le organizzazioni femminili a sostegno delle donne elette. Il loro scopo è di rendere le “sorelle elette” capaci di mantenere le promesse fatte, equipaggiandole con le abilità e le strategie necessarie ad assicurare che i problemi delle donne siano presi in considerazione nei dibattiti parlamentari. La grande capacità che le donne hanno di “lavorare in rete” ha aumentato la loro potenziale efficacia.

 

Consapevoli che il cammino davanti a loro è ancora lungo, le donne africane credono che il vero cambiamento non stia tanto nel cambio di leggi o nelle “quote rosa” (anche se utili, non sono sufficienti), bensì in un profondo cambiamento di mentalità.

 

 

 

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