Acque agitate nel Pd

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Ora che Veltroni dice o rinnovarsi o morire potrebbero crearsi i presupposti per un ruolo da leader del Pd per lo sceriffo Tex Willer Cofferati? Articolo di Giulia Manzini

“Nel Pd troppi match di pesi walter” annota infatti, non a caso, con tono sarcastico Fabrizio Salina giornalista ed editorialista del settimanale economico Il Mondo.

“Se infatti negli anni quaranta Stalin si chiedeva beffardo quante divisioni avesse il papa, esaltando l’hardpower militare sovietico contro il softpower spirituale vaticano: appare però meno beffarda e di drammatica attualità la domanda se riferita alle troppe divisioni presenti nel Pd”.

Un partito appena nato, circa un anno fa, guidato da un leader che è un vero peso “welter” (troppo cinema o cimena come si diceva da piccoli) sempre meno credibile ed autorevole che tenta di tenere assieme una neoformazione politica sempre più in balia di correnti numerose, fortissime e centrifughe

“Ognuna delle tessere del mosaico democratico sembra stare per suo conto – aggiunge feroce Salinas –  con Bersani che ha sfilato con la Cgil lo scorso venerdì ed Enrico Letta che non ha risparmiato critiche allo sciopero sindacale; pochi giorni prima il filiforme Fassino metteva la firma sul manifesto del Pse europeo, mentre Veltroni, seduto accanto a lui, evitava prudentemente di apporre la sua”.

Una forma inedita di schizofrenia politica e sdoppiamento di personalità all’ennesima potenza: la realizzazione vera e propria dell’antica prescrizione religiosa: non sappia la tua mano sinistra cosa faccia la tua destra.

Anche nel Pdl sono tante le anime diverse che il leader maximo Berlusconi fatica a tenere insieme, ma Veltroni fatica infinitamente di più, ora che si è accorto, forse troppo tardi, che stando all’opposizione

“l’armonizzazione degli opposti, antica specialità democristiana – annota ancora Salina – funziona quando si governa e meno quando si deve fare una seria opposizione”.

Troppi galli nel pollaio nel Pd: D’alema, Fassino, Letta, Bersani per non parlare delle critiche provenienti da potenziali futuri leader del partito, rivelatisi validi amministratori, sensibili a problemi di ordine pubblico e di rispetto della legalità, considerati entrambi superficialmente e a torto tematiche solo di stretta pertinenza del centro destra (questo forse il grande peccato originale che è all’origine della clamorosa sconfitta del neonato Pd nel 2006) tutti i futuri  potenziali esponenti di una nuova classe dirigente Pd come il sindaco di Torino Chiamparino, di Firenze Dominici e di Bologna Sergio Cofferati che, non a caso, quest’ultimo ha deciso di non ricandidarsi alla poltrona di primo cittadino. D’Alema e Veltroni infatti (soprattutto l’avveduto e perspicace D’Alema) quando Cofferati scelse di  rinunciare alla carica di segretario nazionale della Cgil per candidarsi a quella di sindaco di Bologna, fecero un triplo salto mortale per la gioia sicuri di essersi tolti dai piedi ( magari per sempre) un rivale temibile che ora ha tutte le carte in regola per guidare il partito: ha dimostrato di essere un buon amministratore rimasto inascoltato all’interno del partito quando indicava nella tutela dell’ordine pubblico e della legalità le due emergenze di più stretta attualità che hanno svolto un ruolo determinante nella schiacciante vittoria di Berlusconi. Un uomo di cultura, garbato, intelligente, amante dell’opera lirica (non guasta mai) che conosce bene le problematiche del mondo del lavoro grazie al passato da sindacalista che potrebbe sparigliare le carte in casa Pd ora che “le divisioni sono tante, nel senso delle forze schierate in campo – conclude Salina – a causa dei numeri elettorali di oggi e soprattutto di domani, a causa delle divisioni su un’infinità di argomenti: dalla collocazione al Parlamento Europeo ( partito popolare o partito socialista europeo?: eterno estenuante dilemma amletico da troppo tempo) alla legge elettorale, dai legami sindacali alle alleanze politiche: con Di Pietro oppure con l’Udc + la Rosa Bianca di Savino Pezzotta?

Rebus senza risposta. Per ora. Troppe divisioni nel Pd. Allora caro Uolter, come ti chiama sarcastico Marco Travaglio, dimettiti e datti al cinema per sempre (oppure al cimena).

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