Accade a Vattelapesca

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Una metafora...nella quale si possono riconoscere accadimenti e situazioni dellanostra quotidianità
art. del Sen. Paolo Danieli

Questa è la storia della famiglia Itargimmi, costretta dalla povertà a girare per paesi e città in cerca di lavoro. Un bel giorno, dopo tanto peregrinare, arrivò a Vattelapesca perché aveva sentito dire che là si poteva trovare lavoro. Effettivamente, dopo pochi giorni, l’uomo fu assunto come muratore in uno dei tanti cantieri che sorgevano nella città.

Un lavoro faticoso ma remunerato decorosamente, non tanto però da permettere il pagamento dell’affitto di un piccolo appartamento. Per fortuna, dei loro conoscenti, i Bianchi, marito, moglie e tre figli, che abitavano a Vattelapesca già da qualche anno ed erano riusciti a comperarsi una casa abbastanza grande, si resero disponibili ad ospitarli in cambio di un contributo alle spese. Le due famiglie andavano d’accordo e fra loro era anche nata una bella amicizia.
Dopo circa un anno la signora Itargimmi si accorse di aspettare un bambino che sarebbe nato di lì a qualche mese. I futuri genitori erano molto felici e i Bianchi si congratularono.
In quel tempo il governo di Vattelapesca aveva fatto una legge secondo la quale se un bambino nasceva nella casa di una certa famiglia egli aveva diritto di portarne il cognome ed era a tutti gli effetti membro di quella famiglia.


Fu per questa legge che quando il bambino nacque i suoi genitori pretesero ed ottennero, per i bene ed il futuro del figlio, che egli fosse iscritto nello stato di famiglia dei Bianchi, che non si capacitavano del fatto che il figlio di due estranei, che per di più erano stati da loro beneficiati con l’ospitalità, diventasse di fatto padrone di casa, esattamente come i loro tre figli.
Questo, per chi non mastica latino e diritto, è lo ius soli.

 

 

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