“A spasso nell’Opera” al Centro VVV di Fiorano modenese

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La Bohème di Puccini

Domenica 14 aprile al Centro polifunzionale Via Vittorio Veneto a Fiorano modenese è andato in scena il secondo appuntamento del fortunato ciclo “A spasso nell’Opera” dedicato a Giacomo Puccini nei 100 anni dalla scomparsa.

In una domenica soleggiata, torrida come una della più calde dell’estate inoltrata, entrare al Centro VVV ci ha dato refrigerio. Questo ambiente, sempre ben curato, accogliente, fresco, pronto ed allestito per uno dei soliti convegni della domenica pomeriggio, ben dispone l’animo, appena si varca la soglia. Il clima, il chiacchiericcio, le persone che si salutano, che scambiano una parola, ci permettono di constatare come sia diventato importante questo appuntamento fra umani, che sono nella trepidazione di farsi coinvolgere dalla musica e dalle arie di uno dei più importanti compositori italiani.

M° Gen Llukaci

Viviamo infatti in un’epoca contrassegnata da una crescente enfasi sull’individualismo, dove l’autonomia e l’indipendenza sono spesso considerate valori supremi. Tuttavia, in questa corsa verso il perseguimento dei nostri obiettivi personali e del successo individuale, è facile dimenticare l’importanza di condividere le nostre emozioni con gli altri. In un mondo che sembra sempre più distanziato e isolato, l’atto di condividere emozioni si presenta come un antidoto essenziale contro l’alienazione, la solitudine ed il bisogno fondamentale di connessione umana che queste occasioni favoriscono.

Invito alla inaugurazione di 5 anni fa

Abbiamo appreso proprio domenica, che in occasione dell’ultimo appuntamento con Puccini, che si terrà il 5 maggio alle 5 del pomeriggio, si festeggerà anche il 5° anniversario dall’apertura del Centro Via Vittorio Veneto, uno spazio per conferenze e incontri culturali, che siano la presentazione di libri o una occasione per trascorrere insieme qualche momento. Abbiamo partecipato alle innumerevoli proposte che in questo luogo ci hanno dato l’occasione di condividere emozioni che, in una società individualista dove la tecnologia e i social media ci offrono molte opportunità per “connetterci” virtualmente, ci permette invece di cogliere la profondità e l’intimità delle relazioni umane vere e proprie. Condividere le nostre emozioni con gli altri ci consente infatti di stabilire legami significativi e autentici, di sentirci compresi e accettati, e di sperimentare un senso di appartenenza e di solidarietà.

Ogni volta che abbiamo avuto l’occasione di assistere a questi incontri, ne abbiamo tratto un benessere intimo e personale, che consente di ridurre lo stress, migliorare l’umore e favorire una maggiore resilienza emozionale dato che quando ci si emoziona e siamo con altri individui che provano il nostro stesso sentire, ci si sostiene a vicenda e l’atmosfera che si respira diventa ancora più intensa e pervasiva.

In una società sempre più individualista, diventa importante vivere in presenza la musica e le emozioni che un’aria piuttosto che la interpretazione di una composizione ci trasmettono, diventa un modo per resistere contro il culto dell’individualismo e della competizione a tutti i costi. Attraverso la condivisione delle nostre vulnerabilità e dei nostri trionfi emotivi, possiamo coltivare una cultura dell’empatia, della compassione e della reciproca cura che va oltre il semplice interesse personale, per creare una società più inclusiva e solidale per tutti coloro che partecipano con interesse agli incontri che domenica dopo domenica ci vengono proposti.

Ascoltare la voce del grande tenore Giorgio Casciarri, con il soprano Marina Gubareva accompagnati dal violino del M° Gen Llukaci e dal pianoforte del M° Alessandro di Marco ci ha permesso, ancora una volta di sperimentare la bellezza e la ricchezza della vita in modo più profondo e significativo.

Le parole dell’Avv. Gian Carla Moscattini, artefice del progetto, ci hanno contestualizzato il momento storico, il sentire di Puccini rispetto alle sue “creature” facendoci comprendere che attraverso le emozioni umane siamo tutti connessi gli uni agli altri, in modi che vanno oltre le barriere culturali, linguistiche e sociali; condividendo anche le nostre più intime esternazioni riusciamo a percepire una gioia interiore e un’empatia inconscia che riescono ad arricchire la nostra anima nel nostro viaggio attraverso la vita.

Non ci possono essere parole che riescano a significare l’entusiasmo e la profondità dell’esperienza che si riesce a vivere in questi contesti, ma solo la gratitudine per tutti coloro che lo rendono possibile.

Noi come sempre, oltre a ringraziare incitiamo sempre tutti con il nostro consueto motto: ad majora!

Photo credit: Corrado Corradi

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