A proposito delle diatribe piddine.

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La diatriba interna al PD ha una semplice spiegazione: sopravvivenza. Vano esercizio! La contesa è tutta interna tra coloro che direttamente o indirettamente hanno le mani in pasta e non intendono mollare la presa, che governano i destini di Modena da almeno otto anni, che hanno agito con arroganza contro le volontà dei cittadini, che hanno spersonalizzato la Città, che si sono resi responsabili di tanti progetti falliti, che si sono dimostrati inermi di fronte ad una crisi, iniziata nel 2008, e insignificanti nella ricostruzione del dopo terremoto, che hanno vissuto alle spalle della politica, imbrogliando i creduloni con le favole e le illusioni collettiviste. Mai li sfiora l’autocritica, il piccolo dubbio che i modenesi, stufi di loro, li considerino non adeguati alle situazioni e ai tempi e abbiano decretato la fine di un film fin troppo lungo.

No, i piddini, non ci stanno, si trastullano nel classico esercizio autoreferenziato di sopravvivenza e litigano in vista delle prossime amministrative. Sembrano tutti agitati in un balletto isterico e non si rendono conto che la gestione del potere, di cui da troppo tempo hanno perso i riferimenti di fondo, li ha di fatto auto marginalizzati dai modenesi, portati lontano anni luce dalla gente.

I tempi sono cambiati, il mondo è cambiato, ci vuole qualcosa di nuovo da proporre alla gente per ridarle speranza, una novità che non può uscire da veterani della politica, marinai di lungo corso da sempre collusi col potere, in continua lotta per le poltrone. Questo, rafforzato dalla sterilità delle attuali diatribe, mi convince che non sarà il PD a proporre quel rinnovamento politico e culturale che tutti si attendono, perché preoccupato solo di difendere i privilegi acquisiti.

Oggi, la società (modenese) può rinascere solo con il contributo plurale di tutti coloro che saranno capaci di superare barriere ideologie arcaiche e obsolete per unirsi in un progetto che sappia affrontare nel breve le tante vere emergenze che riguardano il superamento della crisi, il rilancio del lavoro e dell’economia, la qualità della vita, la sostenibilità sociale ed ambientale, la competitività e l’efficienza del nostro sistema. Se il vecchio ha fallito, è’ forse arrivato il momento di ricercare un nuovo modello economico e sociale.

Con questo spirito possiamo incominciare a guardare alle amministrative del 2014.

 

Il consigliere comunale del PdL

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