A passo d’uomo – Intervista a Navarro-Valls

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Claudio Gibertini ha intervistato per voi l'ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che ha raccontato la sua straordinaria esperienza a fianco di Giovanni Paolo II.

Ogni volta che nella mia carriera di giornalista mi è capitato di intervistare un personaggio di grande statura politica, accademica, morale e umana, sono sempre rimasto piacevolmente stupito dal constatare che i veri saggi siano persone sorprendentemente umili nel loro privato ed estremamente disponibili con il loro prossimo. E’ gratificante scoprire che i veri grandi sanno farsi piccoli, spogliandosi da titoli, cariche e poteri per parlare direttamente al cuore e alla mente dei loro interlocutori, così come è estremamente appagante vedere con i propri occhi che i grandi uomini sanno sempre porsi in ogni occasione con grande cordialità e simpatia senza mai far pesare il loro nome. E’ proprio vera la massima che soleva ripetere Konrad Adenauer, cioè che viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.

Intervistare il professor Joaquín Navarro-Valls presso il Club La Meridiana di Casinalbo è stato un grande piacere, e la prima sensazione è stata quella di interloquire con un grande del nostro tempo, un intellettuale profondo e un uomo dalla grande caratura morale. Il curriculum del prof. Navarro-Valls è chilometrico. Per oltre vent’anni, dal 1984 al 2006 è stato direttore della Sala Stampa della Santa Sede, fidato comunicatore di Giovanni Paolo II , al secolo Karol Wojtyla, il Papa dell’Est che ha saputo farsi amare dal mondo intero. Nato nel 1936 a Cartagena in Spagna, è divenuto medico e si è poi specializzato in psichiatria, ma si è laureato anche in scienze della comunicazione ed ha poi ottenuto una borsa di studio presso la prestigiosissima Università di Harvard negli Stati Uniti d’America. Dedicatosi anche al giornalismo, Navarro-Valls è stato corrispondente per il giornale spagnolo Nuestro Tiempo, inviato estero per il  quotidiano di Madrid ABC e Presidente  dell’Associazione Stampa estera in Italia dal 1983 al 1984.Come presidente della sala stampa della Santa Sede ha vissuto quest’esperienza a fianco di uno dei pontefici più amati della storia e ha raccolto le sue  riflessioni nel libro «A passo d’uomo», nel quale ha voluto intavolare una discussione complessa su uno dei temi fondanti della filosofia e non solo: la natura umana. Il testo ha un elevato valore morale in quanto tratta temi  delicati come la biogenetica, l’eutanasia, i giovani, la condizione della donna, il capitalismo, l’antropologia, l’immigrazione, la coscienza religiosa e quant’altro riguardi la condizione umana. Durante il lungo e travagliato pontificato di Giovanni Paolo II, ha svolto un ruolo fondamentale di comunicatore per il primo vero papa mediatico della storia della Chiesa.

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Iniziamo dal suo ultimo libro, perché ha voluto intitolarlo “A passo d’uomo”?

 

Perché  volevo portare l’attenzione sul’uomo e la sua specificità più grande rispetto a tutti gli altri esseri viventi: l’etica, cioè la capacità di avere una coscienza di sé e di distinguere il bene e dal male. Oggi la scienza ha studiato l’uomo sotto quasi tutti di vista e ci ha dato tante risposte: la sua mente, il suo corpo, il suo agire. Solo una cosa la scienza non è stata in grado di definire: cosa sia l’uomo. Questo mio libro vuole essere una riflessione sui problemi della nostra contemporaneità.

 

Professor Navarro-Valls, la sua lunga esperienza a fianco di Giovanni Paolo II è stata indubbiamente un privilegio, un impegno e un piacere, cosa può dirci di questa grande avventura?

 

Posso dire che per me è stata un’esperienza letteralmente piovutami addosso dal Cielo, come giornalista avevo modo di essere sempre a stretto contatto con il Vaticano, ma l’occasione che mi è stata data di diventare direttore della sala stampa è stata quasi casuale. Lo stare a fianco di un gigante della storia è stato però molto meno pesante di quello che normalmente si potrebbe essere portati a pensare, ho sempre fatto il mio lavoro con impegno, ma Giovanni Paolo II non mi ha mai fatto pesare il mio ruolo.

 

Che rapporto aveva con Karol Wojtyla?

 

Il Papa era una persona meravigliosa anche nei rapporti con i suoi numerosi collaboratori, una cosa che tengo a dire è che nei tantissimi anni che sono stato al suo servizio mai mi ha chiesto di non riportare una cosa dettami anche in privato, la sua vita e il suo pensiero non hanno mai avuto segreti per nessuno. Il suo intenso approccio pragmatico e sicuramente molto più filosofico che teologico alla società, alla religione e alla fede e il suo amore per lo stare tra la gente, sono le ragioni che ne hanno fatto un gigante della storia.

Molti rimproverano a Benedetto XVI di essere una figura di grande discontinuità con il suo predecessore, o addirittura di rappresentarne l’antitesi. Cosa può dirci a riguardo?

Ogni volta che un nuovo Papa si è insediato sul soglio di Pietro, è stato sempre rimproverato di essere discontinuo col suo predecessore, e questo è successo praticamente sempre negli ultimi due millenni. In realtà l’allora Cardinale Ratzinger era una delle figure non solo più ascoltate dal Pontefice, ma spessissimo era lo stesso Giovanni Paolo II a chiedergli consiglio su importanti questioni teologiche  durante la scrittura delle Encicliche. Benedetto XVI rispetto al suo predecessore ha sicuramente un approccio alla realtà molto più teologico che filosofico, ma queste sono solo diverse strade per giungere a parlare al medesimo cuore degli uomini.

 

Proprio del rapporto tra Giovanni Paolo II e le persone cosa può dirci?

 

Il giovane sacerdote polacco Karol Wojtyla ha iniziato il suo ministero stando tra i giovani, era una persona che amava i campeggi, la vita di comunità, la compagnia di persone semplici e questa sua voglia di stare tra la gente non è mai venuta a mancare anche una volta divenuto Cardinale e poi Papa, ha anche tenuto tantissimi corsi per fidanzati e giovani coppie di sposi, il Santo Padre rimasto orfano di madre a soli 9 anni credeva fortemente nella famiglia come cellula fondante della società umana.  Pensi che ogni anno anche per le sue vacanze annuali in Valle d’Aosta non ha mai voluto assentarsi da Roma per più di 12 giorni, perché due settimane complete avrebbero significato la rinuncia di  ben due udienze pubbliche che si tengono secondo tradizione ogni mercoledì.

 

Quale frase pronunciata da Giovanni Paolo II ricorda con più trasporto?

 

Una volta passeggiando con lui in montagna gli feci un’ipotesi per assurdo: gli chiesi nel caso che la Bibbia fosse stata distrutta e se lui avesse potuto salvarne solo una frase, su quale versetto sarebbe ricaduta la sua scelta. Il Papa mi rispose senza esitare un istante con un versetto del Vangelo di Giovanni “La verità vi renderà liberi”. Questa frase apparentemente semplice e lineare racchiude tutto il messaggio del suo pontificato: la ricerca della verità delle cose.

 

Grande è stato il dolore del mondo non solo per scomparsa di un pontefice così amato, ma anche per il suo declino fisico che però non gli ha impedito di continuare il suo pontificato, Lei che è restato suo fianco fino all’ultimo come ha vissuto gli ultimi giorni di vita?

 

Il Papa ha sempre combattuto come un leone per riuscire a continuare a comunicare il suo messaggio al mondo anche nei momenti di massima sofferenza fisica. Quando gli è stata comunicato che avrebbe dovuto subire una tracheotomia per i suoi gravi problemi respiratori, il Papa sapeva che da quel momento non sarebbe più riuscito a parlare. Appena uscito dalla sala operatoria mi fece un cenno per chiedermi un foglio e una penna, le parole che scrisse con mano malferma fu “Totus tuus” il suo motto apostolico… Anche nei momenti più bui, la sua voglia di comunicare non era mancata. Così come non veniva meno la sua devozione per la Madonna.

 

Lei professor Navarro-Valls è un grande comunicatore e studioso della comunicazione. Spesso la comunicazione è fatta di anche di aspetti simbolici e materiali. Una critica che viene fatta al Vaticano è di fare un uso ricorrente di simboli di potere e di ricchezza, mi vengono in mente gli ermellini o le croci d’oro. Non crede che l’uso di questi oggetti che appartengono al passato allontanino i fedeli? Predicare una vita sobria e umile ma indossare gioielli e paramenti sontuosi non è una profonda contraddizione?

 

Questi oggetti appartengono alla storia e come tali devono essere considerati. I veri potenti, pensiamo in questo momento ai banchieri internazionali, non si fregiano certo di tiare, croci d’oro o gioielli, ma anzi si guardano bene dall’esibire le loro ricchezze e il loro potere. Mi vengono in mente gli appartenenti alle  popolazioni esquimesi che nella vita quotidiana vestono abiti occidentali ma che indossano pelli di foca durante le cerimonie religiose e le ricorrenze importanti, le croci d’oro o gli ermellini indossati dai Papi sono la stessa cosa: simboli che appartengono alla cultura e alla storia ma che oggi non voglio certo significare potere o ricchezza.

 

 

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