A Modena si consiglia riserbo

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Ci sono oggettivi ostacoli nel fare coesistere i proclami universali con il particolare vissuto nelle nostre strade. Parliamo di una realtà problematica difficile da accettare senza se e senza ma. Art di L. Torniello

Due settimane fa, gli amici della redazione di Bice, mi sollecitavano a scrivere essenzialmente di problemi modenesi più che di questioni a respiro più ampio.

Proprio qualche giorno fa, durante una mia escursione in treno diretto a Milano ebbi la  ventura di conoscere come occasionali compagni di viaggio due giovani ragazzi di Modena.

Poco più che ventenni, ambedue di sesso maschile, diplomati in cerca di lavoro, si stavano recando a Milano al solo scopo di poter vivere in libertà i loro sentimenti amorosi che li stavano coinvolgendo. Una fuga da Modena quindi perchè non permetteva loro, o meglio li sconsigliava di ostentare pubblicamente la loro romantica relazione.

Questa delicata, personale ed intima ammissione fu favorita dall’articolo dove il dottor Veronesi sosteneva che l’amore più puro è quello omosessuale, perché non è finalizzato alla procreazione.

Confidenza dopo confidenza rivelai loro l’esistenza di Bice e questi , come fosse una sfida, mi spronarono a ritrovare il coraggio per poi riportare sul settimanale questo loro lamento: anche Modena è, se non proprio omofobica, una città senza amore e che non sopporta in modo particolare certi diversi.

Cari ragazzi, eccomi qua.

Tutto prese le mosse da un articolo su un tema di carattere generale sollevato dal dott. Veronesi , che voi totalmente avete condiviso ed ora parlando di Voi mi ricollego proprio a quella affermazione del noto oncologo che in parte contesto in quanto “eccessivamente discutibile.

Dunque per addentrarci con più disinvoltura in questi argomenti bisognerebbe andare a risfogliare  il Simposio di Platone quando gli uomini, composti da androgini, maschi e femmine, sentendosi simili agli dei decisero di scalare il cielo, ma furono puniti da Giove che con la spada li recise e li separò in due esatte metà: gli androgini con una parte  formata da maschi e l’altra da femmine; i maschi dimezzati sono diventati gay, le femmine lesbiche … Da allora una struggente nostalgia spinge ciascuna metà a ricercare l’altra parte perduta, ma nessuno si sente più piacente o aberrante dell’altro. E tutti possono procreare, anche se l’unione fra le due metà dello stesso sesso partorisce solo idee e non corpi.

In epoca più recente, invece Pier Paolo Pasolini,  identificando come frutto d’amore l’energia che muove l’universo individuò questo come composto da una sommatoria di diversi e distinti pulsioni che classificherà come facenti parte di un unico «amore universale». L’amore per i genitori, per i fratelli, i figli, gli amici e per tutti gli altri esseri, siano essi animali o cose o spirito come sogni o ideali si riversa dunque in  questo amore universale che poi è il fine ultimo dell’amante che non è l’amato, ma l’energia che si sprigiona nell’atto dell’amare.

Quindi il nostro celebre e stimato oncologo , secondo me , nell’attribuire un primato all’amore omosessuale compie un azzardo perché “la classifica dell’amore” si viene a comporre in ragione non delle prerogative dei generi , ma grazie alla qualità dei sentimenti e della loro capacità di dare forma alla bellezza divina

Ritengo tuttavia che, al di là delle migliori intenzioni in animo al dottor Veronesi, molte reazioni negative che si sono registrate contro la realtà omosessuale, più che da un conclamato  rifiuto del diverso (la omofobia)  siano invece ancora causate da una diffusa sessofobia.

Una forma di ostilità e di rifiuto della sessualità come fonte del piacere e del bello, una reazione contraria retaggio di una certa morale cattolica preconciliare a lungo predicata ed inculcata da diverse chierici tra il popolo di Dio.

Voglio dire che una cosa è immaginare che i rapporti sessuali possano consumarsi solo fra omogenei (l’omosessuale solo con un altro omosessuale; la lesbica solo con un’altra lesbica: quindi tutti rapporti classificati «contro natura» ) altra cosa è considerarli possibili anche fra generi tra loro diversi. Questa suggerisce l’esistenza di una libera sessualità non condizionata e non finalizzata  secondo schemi e regole precostituite. Ammettere l’esistenza e la possibilità che questa libera scelta possa essere vissuta liberamente da individui tra di loro consenzienti credo che azzeri ogni inclinazioni residue fatte di pura omofobia.

Tutto questo è sicuramente relativo perché nonostante tutte le aperture del caso siamo convinti di camminare su  di un campo disseminato di mine.

Una cosa è teoricamente mostrarsi comprensivi, permissivi e tolleranti nei confronti del “diverso” altra cosa è mantenere questo stesso equilibrio nel caso ne fossimo coinvolti in ambito famigliare o individuale.

Quello che preme sottolineare in questa fase è la conversione e la convinzione che questi sono aspetti di vita che si manifestano e si verificano ogni giorno  anche nelle nostre città. Il parlarne serenamente cercando di comprendere meglio tutto ciò che ancora non ci convince o non quadra ai nostri occhi è la conferma della nostra consapevolezza di appartenere ad una civiltà della conoscenza e del sap
ere che ci caratterizza e alla quale non vogliamo rinunciare.

Un approccio diverso e contrario, eventualmente fatto di aprioristiche chiusure sugli argomenti che riteniamo più ostici dimostrerebbe di quanto sia facile ricadere nell’oscurantismo e nella barbarie da parte della umana intelligenza.

 

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