…à la guerre comme à la guerre

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La questione della ""terra dei fuochi"" è la riprova che quello che accade da quelle parti è il frutto malato di un potere criminale cresciuto a dismisura, che con le sue articolazioni vanifica qualsiasi tentativo di ristabilire la legalità.

Dopo quello che l’ex boss della camorra Schiavone ha dichiarato in televisione davanti a mezza Italia non ci dovrebbero essere più dubbi: lo Stato non ha più il controllo del territorio. Quello che a detta del pentito -e non c’è ragione per non credergli- è avvenuto in Campania in termini di devastazione dell’ambiente, inquinamento, contaminazione nucleare, infiltrazione della delinquenza organizzata nelle istituzioni, controllo di centinaia di comuni ecc. significa che là lo Stato non esiste o, se esiste, è impotente a fronteggiare la criminalità infiltratasi nelle istituzioni. 

La questione della terra dei fuochi è la riprova che quello che accade da quelle parti è il frutto malato di un potere criminale cresciuto a dismisura, che con le sue articolazioni vanifica qualsiasi tentativo di ristabilire la legalità e che mette in pericolo la libertà d’impresa, il lavoro, l’ambiente e la salute dei cittadini.

Sono decenni che si parla di lotta alla criminalità organizzata, ma se i risultati sono questi è evidente che qualcosa non quadra. E non quadra perché a fatti eccezionali non si può rispondere con strumenti normali.

Resta quindi solo una strada da percorrere: quella della militarizzazione dei territori di cui lo Stato non ha più il controllo, mettendo in campo l’esercito, adoperando leggi eccezionali, mettendo a capo delle aziende corrotte degli ufficiali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza o della Polizia.

Questa sì che sarebbe una risposta vera. Una scelta che darebbe anche all’estero un segnale di cambiamento finalizzato anche a recuperare la fiducia di chi in Italia non vuol più investire.

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