A 7.8.Novecento in mostra la storia della caffettiera italiana

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A 7.8.Novecento in mostra la storia della caffettiera italiana, dalla “”cuccumella”” alla moka

Un omaggio al rito del caffè, che da inizio secolo ad oggi si è evoluto di pari passo con la nostra storia. Sono decine le caffettiere esposte a 7.8.Novecento in una mostra dedicata: dall’infusione per bollitura, alla napoletana fino alla moka. L’esposizione, curata dal collezionista modenese Nedo Grasselli, prosegue fino a domenica a ModenaFiere

Una volta si beveva un caffè molto forte, dal gusto amaro, quasi bruciato. Oggi il caffè è più delicato, morbido, aromatico. Il motivo? È cambiato, ovviamente, il modo di prepararlo. Quella della caffettiera è una storia di rituali, architettura e poesia. Attraverso una selezione dei 240 pezzi della collezione dell’architetto modenese Nedo Grasselli – che va dagli anni ?20 fino ai giorni nostri – la mostra “”Dalla cuccumella alla moka”” proposta a 7.8.Novecentoricostruisce il rito legato alla preparazione della bevanda più amata dagli italiani. 

Dall’infusione per bollitura, all’invenzione a inizio secolo della napoletana (la cosiddetta “”cuccumella””) e negli anni ’30 della moka per opera dell?ingegnere Alfonso Bialetti, al sistema per realizzare la crema caffè, inventato nel 1948 a Milano: sono numerosi i sistemi per la preparazione del caffè che sono raccontati in questa esposizione. In mostra pezzi rari, come le caffettiere elettriche “”Velox””, da abitazione, risalenti ai primi decenni del ‘900. Nel 1920, nella sede a Ferrara, Velox realizza la prima macchina per caffè elettrica; le macchine Velox erano completamente in acciaio inox 18/10, dotate di una speciale caldaia endotermica nichelata che permetteva il massimo rendimento e non richiedeva risciacqui e manutenzione. O, ancora, le caffettiere da viaggio “”Stella”” in argento, e una rarissima caffettiera napoletana anche definita “”Caldaia di Postdam”” o “”Uovo russo”” con il manico  in legno ebanizzato che serviva da chiusura fra le due parti: è presente una copia nel museo Brabhan a Parigi.
Quando la tecnica per la produzione di caffè casalingo incontra l’Arte, poi, si creano dei piccoli capolavori, come la caffettiera “”Vesuvio”” disegnata da Gaetano Pesce e prodotta da Zani & Zani.
Infinr il pezzo più curioso e raro di tutti: una caffettiera da automobile, della Patzer, usata per servire il caffè nella “”Vis a Vis””, prodotta dalla Bugatti negli anni ’30 e dotata di cavo di alimentazione originale da inserire nell’accendisigari. Ne esistono solo tre esemplari al mondo.

Il caffé si diffuse in Europa agli inizi del Seicento, grazie ai veneziani e ai genovesi che commerciavano con l’Oriente. Risale sempre alla prima metà del Seicento l’apertura dei primi caffé pubblici a Venezia. L’uso del caffé si propagò poi in tutta Italia: la nuova bevanda infatti veniva apprezzata non solo per il suo gusto, ma anche perché si riteneva che possedesse delle proprietà digestive. La sua diffusione nei paesi occidentali fu accompagnata dall?ideazione di svariati modelli di caffettiera e in Italia ancora oggi se ne utilizzano principalmete di tre tipi. La napoletana (cuccumella in napoletano) fu ideata dal francese Morize nel 1819; quando raggiunge l?ebollizione viene capovolta per avviare l?infusione che avviene per gravità. 
La moka, fu inventata nel 1933 dal piemontese Alfonso Bialetti, e il figlio Renato la rese poi famosa in tutto il mondo pubblicizzandola con “”l?uomo con i baffi””.
La macchina espresso, che si presenta nelle versioni professionali da bar e in quelle da casa. La prima macchina espresso italiana fu realizzata da un ingegnere milanese, Desiderio Pavoni, che nel 1905 fondò la ditta La Pavoni e iniziò a produrne una al giorno, in una piccola officina a Milano. In seguito il milanese Achille Gaggia introdusse la macchina a pistoni, da cui sono derivate le versioni attuali: grazie ad esse si produce il caffé molto rapidamente e il suo sapore risulta meno amaro.

La mostra racconta come è cambiato negli anni il modo di servire e gustare il caffè nel nostro paese, attraverso caffettiere d?epoca e pezzi curiosi.

A 7.8.Novecento l’antico è pop: dal design d’epoca al vintage, qui l’introvabile altrove
Con 15.000 mq di esposizione articolati su due padiglioni della fiera e nel grande atrio centrale, 7.8.Novecento accoglie quasi 250 antiquari italiani e stranieri. Qui sontuosi mobili vittoriani, statue antiche, troumeau settecenteschi, gioielli d?altri tempi convivono con il modernariato più pop. Un format volutamente eclettico per un pubblico che apprezza la pluralità di proposte per tutte le tasche. Grazie alla formula espositiva, che prevede anche momenti dedicati allo scambio tra espositori e commercianti, la manifestazione è diventata un punto di riferimento sia per gli operatori del settore che per i neofiti.
Per chi cerca, poi, capi e accessori con un passato da raccontare l?appuntamento è con il Vintage. Tra gli stand si trovano abiti firmati, ma anche accessori e capi di abbigliamento sartoriali di pregio non griffati: tutti, però, rigorosamente Vintage.  7.8.Novecento, infatti, racconta anche il periodo che va dagli anni ’20 agli anni ’80, con la moda, gli articoli da collezionismo, i profumi, gli arredi, ma anche gli  oggetti  d’uso  quotidiano in  quei  decenni. 

Per tenersi informati sulla manifestazione è possibile consultare il sito www.7-8novecento.it e seguire la pagina Facebook 7.8.Novecento.

7.8.Novecento è aperta al pubblico a ModenaFiere (viale Virgilio 70/90) da venerdì 8 a domenica 10 dicembre con orario continuato dalle 10.00 alle 19.00. La giornata professionale, con il deballage riservato agli operatori, è giovedì 7 dicembre dalle 8.00 alle 18.00.
Infoline: ModenaFiere, tel. 059/848380  info@7-8novecento.it www.7-8novecento.it 

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Tel. 339.8850143 
stampa@mediamentecomunicazione.it

 

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