8 marzo: non facciamo mercato delle donne

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Gentile Direttore, 

           oggi la nostra società proclama a gran voce i diritti delle donne, ma basta guardarsi un po’ intorno per accorgersi che c’è tanta ipocrisia: per tanti aspetti la condizione delle donne è drammaticamente peggiorata negli ultimi decenni.

 

La nostra società si riempie la bocca di affermazioni sul valore delle donne, ma di fatto combatte e nega le loro dimensioni più proprie.

Si moltiplicano le forme di violenza sulle donne, come la prostituzione schiavizzata, l’utero in affitto, l’aborto indotto, i femminicidi e le violenze sessuali, nelle loro infinite forme.

Aumentano anche le forme di commercio e sfruttamento: il corpo delle donne è diventato uno strumento di richiamo per vendere prodotti e servizi o per acquistare voti.

Frequenti sono le discriminazioni delle donne nella società e al lavoro, soprattutto quando mettono al centro la persona prima del profitto, la famiglia prima del lavoro, la relazione prima della prestazione.

 

La mentalità individualista dominante ha raggiunto il sommo dell’ipocrisia ammantando di diritto quello che in realtà è oppressione, violenza, sfruttamento, ingiustizia.

E’ nato così il mercato della generazione dei figli: i bambini si ordinano e si comprano sui cataloghi come una merce, e le donne sono un ingranaggio fondamentale di questo sistema.

 

Crescono le difficoltà per le donne che desiderano diventare madri. Numerose sono le pressioni che le donne subiscono per abortire. La gestante anziché trovare attorno una società accogliente, trova mancanza di aiuti, disistima, giudizio. Se ha un lavoro a tempo determinato lo perde subito.

 

Migliaia di donne, in gran parte minori, arrivano in Italia attraverso i flussi migratori, destinate esclusivamente a soddisfare l’impulso sessuale di uomini che comperano ciò che vogliono. Scappano dalla povertà e trovano la schiavitù!

 

Si riduce la donna a una sua parte, sulla base dell’interesse del momento, a causa di una logica capitalistica estrema, in cui ‘tutto è mercato’, tutto si può comprare e vendere, tutto ha un prezzo.

 

Allora l’8 marzo può essere il giorno in cui ribadire insieme che le donne non si comprano, non si abusano, chiedono rispetto, attenzioni, e diritti, non sulla carta ma vissuti nella quotidianità.

Auguri a tutte le donne!

 

 

Paola Dalmonte

Andrea Mazzi

Piera Murador

Silvia Nocetti

Nicola Pirani

Alberto Zucchero

 

 
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