60º anniversario dei Trattati di Roma

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25 marzo 2017,  a Roma si festeggia la nascita dell'Unione Europea, mentre l’Italia va verso il declino. 

 


Grande spazio è stato dedicato dall’informazione, all’evento del 25 marzo a Roma, all’incontro dei ventisette fra capi di stato e di governo dell’UE, per ricordare quando nel 1957 nella capitale d’Italia fu messa la prima pietra, di quel contenitore, che si chiama UE. Aggiungo, contenitore pieno di pregi (pochi), e di difetti (tanti).

Nei discorsi, nei commenti, sono stati declinati i tanti valori che quest’unione ha portato ai popoli europei. La più esilarante, fra le tante, è stata quella di avere assicurato sessantanni di pace.

Ci mancava altro! Che cosa ci si aspettava? Che l’Italia dichiarasse guerra alla Francia perché si rivolevano Briga e Tenda? Oppure, contro la defunta Jugoslavia, per riavere i territori sottratti alla fine della II Guerra Mondiale?

Semmai, simile discorso avrebbe riguardato la Germania, la Polonia e la Russia, visto come sono nati i nuovi confini a Est. Aldilà della retorica dell’evento, io credo che non sia ancora chiaro alla maggioranza degli italiani cosa stia veramente accadendo nella nostra nazione. Meno che meno alla nostra classe politica, che passa metà del suo tempo a litigare fra gli stessi membri dello stesso partito e l’altra metà in stucchevoli confronti di come risolvere i problemi degli italiani. Problemi che aumentano giorno dopo giorno, senza che nessuno abbia le p…di alzare la voce in quella congrega di funzionari che siede al parlamento europeo.

Burocrati, ingessati nei loro vestiti grigi o neri, con i volti da impresari di pompe funebri, mentre illustrano le vari bare in cui dovrà riposare il caro estinto, in tanto che spiegano come impoverire ancora di più la nostra nazione in nome della riduzione del debito pubblico. Diciamolo chiaramente e senza ipocrisia. 

Si sono riuniti a Roma tutti sorridenti ricevuti dalla sindaca Virginia Raggi, a stento riconosciuta da Angela Merkel, che sollecitava una foto ricordo con relativa stretta di mano e la secca risposta della cancelliera: – Come vuole -. 

Così tra strette di mano sorrisi di facciata e firme su pezzi di carta, si sono poi ritrovati tutti a gustare l’ottima cucina del Quirinale.

Malignamente aggiungo, che i loro accompagnatori hanno fatto le foto agli arredi, che in un futuro non molto lontano, potrebbero essere venduti per abbassare il nostro debito nazionale ormai fuori controllo. Diciamolo chiaramente, stiamo ancora in piedi perché in passato i nostri nonni hanno fatto le formichina e non le cicale. Nonni che hanno investito i loro risparmi e le loro liquidazioni in una casa e in qualche titolo di Stato, e hanno avuto la fortuna di andare in pensione ai tempi delle vacche grasse con cifre, che se pur modeste, permettono a questi vegliardi di avere una relativa tranquillità e consentono anche di sopravvivere a figli e nipoti. Parliamo chiaro senza ipocrisia. Se vogliamo uscire da questa crisi, dobbiamo, anzi pretendiamo di avere la possibilità di agire in maniera autonoma e dire di no quando è il momento. Come nel caso dall’embargo imposto alla Russia dei nostri prodotti.

Sì perché questo giochino, è costato 3,5 miliardi, senza parlare degli effetti collaterali, che sono nuove assunzioni mancate e che hanno provocato licenziamenti con relativa cassa integrazione a carico dello Stato. Gli esempi sarebbero tanti: sicurezza, immigrazione, o meglio dire invasione, ma rischierei di annoiarmi e di annoiare senza dire nulla di nuovo. Anzi, un augurio, aspettiamo una nuova classe politica che ci salvi, altrimenti il declivio sarà irreversibile.     

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